Dieta Chetogenica per Obesità: Linee Guida e Studi

Negli anni l’interesse nei confronti della dieta chetogenica è cresciuto, soprattutto in ragione della capacità di favorire una perdita di peso in tempi brevi. Molti ricercatori hanno tentato di trovare una riposta adeguata a questo problema. Ma può, la dieta chetogenica, rappresentare una soluzione anche per un trattamento dell’obesità basato sulla correzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita?

Le nuove linee guida per il trattamento dell’obesità con una dieta chetogenica ipocalorica sono state pubblicate dalla Società Europea dell’Obesità. Il documento, pubblicato sulla rivista Obesity Facts, rappresenta uno strumento di lavoro per medici e nutrizionisti chiamati a trattare le persone con obesità. Ma provare a decodificarlo diventa utile anche per tutte le persone che cercano informazioni in rete o rivolgendosi agli specialisti su questo schema dietetico che promette di far perdere peso in tempi piuttosto brevi. Il punto di partenza degli estensori del documento è chiaro: la dieta chetogenica non può essere intrapresa senza la supervisione di uno specialista, a maggior ragione se dall’altra parte c’è una persona resa più fragile dall’eccessivo peso corporeo.

Dieta Chetogenica: Di Cosa Si Tratta?

Pochissimi carboidrati, più proteine e (soprattutto) grassi. È questo, in estrema sintesi, il profilo della dieta chetogenica. Rispetto agli altri schemi ipocalorici indicati più spesso ai pazienti con obesità, i vantaggi sono molteplici. «L’elevato contenuto di grassi nella dieta favorisce la sazietà e la presenza dei corpi chetonici riduce il desiderio di cibo - afferma Muscogiuri, prima autrice del documento -. A ciò occorre aggiungere che gli studi hanno finora rilevato una riduzione della sintesi degli ormoni che stimolano l’appetito.

Mentre i più comuni regimi alimentari sono costituiti da carboidrati (50 per cento), grassi (30) e proteine (20), la dieta chetogenica è basata sull’assunzione di un’alta percentuale di grassi (44 per cento dell’apporto energetico giornaliero) a scapito di carboidrati (all’incirca 30 grammi al giorno, pari al 13 per cento dell’apporto energetico giornaliero) e proteine (43 per cento). Questo regime alimentare induce una condizione metabolica nota come chetosi fisiologica. I corpi chetonici sintetizzati dal fegato - acetone, acetoacetato, D-Beta-idrossibutirrato - vengono utilizzati per «nutrire» il cervello. Quando gli zuccheri vengono ridotti a un livello troppo basso, infatti, le cellule traggono energia dai grassi. Tutte, tranne i neuroni, che hanno bisogno per l'appunto dei corpi chetonici. In genere la chetosi si raggiunge dopo aver seguito per un paio di giorni una dieta caratterizzata da un apporto giornaliero di carboidrati compreso tra 20 e 50 grammi.

La chetogenica, se adottata per un periodo limitato di tempo, ha dimostrato di poter ridurre l’appetito, indurre la perdita di peso e migliorare il tono dell’umore. Ma non si tratta di un regime alimentare semplice da seguire.

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Lo Schema della Dieta Chetogenica

Gli autori del documento hanno raccolto le conclusioni di 15 articoli utili a sintetizzare le evidenze scientifiche riguardanti il potenziale di una dieta chetogenica ipocalorica nel trattamento dell’obesità. Il protocollo è costituito da tre fasi: l’attivazione, la rieducazione e il mantenimento. In questo periodo ci si attende la perdita più significativa del peso in eccesso (70-80 per cento). Quattro o cinque i pasti al giorno da consumare: prevalentemente a base di alimenti ricchi di proteine e con vegetali a basso indice glicemico. In questa fase può essere raccomandata l’integrazione della dieta (vitamine, minerali, sodio, magnesio, calcio e acidi grassi omega 3): eventualmente anche con miscele di amminoacidi.

La varietà della dieta viene poco alla volta recuperata durante la rieducazione: un programma mirato a favorire il mantenimento del nuovo peso corporeo nel tempo. I carboidrati possono essere gradualmente riportati al centro della tavola: prima la frutta e i formaggi, poi i legumi, infine il pane, la pasta e gli altri cereali. Progressivamente cresce anche l’apporto energetico giornaliero: fino a 1.500 chilocalorie al giorno. L’ultimo step, il mantenimento, prevede un ulteriore aumento nell’introito energetico (fino a 2.000 chilocalorie).

In corso di trattamento, per esempio, si raccomanda di bere almeno due litri di acqua al giorno (per prevenire la formazione di calcoli renali), di incrementare fino a tre grammi al giorno il consumo di sale (in assenza di condizioni quali l’ipertensione, l’insufficienza renale cronica e lo scompenso cardiaco), di ricorrere a bevande con zuccheri semplici (nel caso in cui la glicemia risulti inferiore a 40) o a chewing-gum o caramelle senza zucchero (per gestire l’alitosi) e di preferire pasti piccoli e frequenti (nel caso in cui compaiano sintomi gastrointestinali).

Fatte queste considerazioni, oggi ci sono gli elementi per considerare «una dieta chetogenica ipocalorica la strategia giusta per favorire la perdita di peso in pazienti con un’obesità severa (con indice di massa corporea superiore a 40, ndr), con malattie articolari, cardiovascolari e metaboliche o in attesa di sottoporsi a un intervento di chirurgia bariatrica - conclude Muscogiuri, appena premiata dalla Società Europea dell'Obesità con il New Investigator Clinical Award -. L’importante, oltre alla supervisione di tutti i casi, è la personalizzazione del trattamento anche sulla base di quelle che sono le preferenze dei pazienti».

Come Gestire i Possibili Effetti Collaterali

Oltre a favorire la perdita dei chili in eccesso, la dieta chetogenica è in grado di determinare un miglioramento del profilo metabolico: attraverso la riduzione dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia e della resistenza all’insulina. Ciò non toglie, però, che chi la segue possa andare incontro ad alcuni effetti collaterali. La lista annovera l’alitosi, la disidratazione, l’ipoglicemia, i disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, costipazione) e l’iperuricemia. Molto meno di frequente si possono registrare invece le formazioni di calcoli renali e biliari, la perdita di massa ossea e dei capelli. Condizioni comunque gestibili se la dieta chetogenica viene seguita sotto lo stretto monitoraggio di un nutrizionista, in grado di indicare gli accorgimenti giusti per ridurne al minimo l’impatto sulla qualità della vita.

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Uno Stile di Vita Attivo per Avere Risultati Duraturi

Una volta raggiunto l’obbiettivo, il segreto per mantenere il risultato è riconosciuto nell’adozione di uno stile di vita attivo.

La Dieta Chetogenica a Contenuto Energetico Molto Basso (VLCKD)

La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (VLCKD, Very Low Calorie Ketogenic Diet) è un trattamento dietetico a scopo terapeutico, caratterizzato da un apporto calorico estremamente ridotto, una forte limitazione dei carboidrati (meno di 50 g al giorno), una restrizione dei grassi (10-15 g/die sotto forma di olio extravergine d’oliva) e un apporto normoproteico controllato, tra i 65 e i 90 grammi di proteine ad alto valore biologico. Negli ultimi decenni, la dieta chetogenica VLCKD ha guadagnato un ruolo sempre più centrale nel trattamento non solo dell’obesità e del sovrappeso, ma anche di numerose patologie correlate.

Non potendo più utilizzare gli zuccheri alimentari come fonte di energia, l'organismo è costretto a consumare le proprie riserve. Lo scarso apporto glucidico costringe l’organismo a mobilizzare i grassi di deposito a scopo energetico con conseguente formazione di corpi chetonici. Rispetto al digiuno totale, la dieta chetogenica non determina modificazioni a carico della massa magra (muscoli, organi, pelle) costituita prevalentemente da proteine. Si determina quindi un rapido scioglimento del tessuto adiposo (lipolisi). La dieta chetogenica assicura una rapida perdita di peso, senza alcuna sensazione di fame o di stanchezza. E’ molto semplice da seguire, non ci sono scelte da fare per quanto riguarda gli alimenti, né alimenti da pesare.

La fase di alimentazione chetogenica è la partenza ideale di ogni perdita di peso importante. Il trattamento si articola in diversi fasi, modificabili, a seconda delle indicazioni e degli obiettivi da raggiungere e prevede l’assunzione di preparati contenenti proteine di alto valore biologico, insieme ad alcune verdure da consumare a volontà. La fase successiva, di alimentazione selettiva prevede la reintroduzione delle proteine animali mantenendo la restrizione in glucidi e lipidi. Dopo aver efficacemente eliminato il sovrappeso, la fase dell’ alimentazione equilibrata consente il mantenimento del peso raggiunto.

Il processo che permette l’utilizzo dei lipidi come fonte di energia alternativa ai carboidrati prende il nome di chetogenesi e indica la sintesi di corpi chetonici a partire dai depositi di grassi presenti a livello del tessuto adiposo. In assenza di glucosio esogeno, i processi di glicogenosintesi, di glicolisi e la biosintesi degli acidi grassi sono inibiti, mentre si ha la promozione della glicogenolisi, della lipolisi, della gluconeogenesi e della ß-ossidazione e si assiste alla mobilizzazione degli acidi grassi dal tessuto adiposo e alla loro conversione, a livello epatico, in corpi chetonici (aceto-acetato, beta-idrossi-butirrato e acetone). Alla regolazione della chetogenesi partecipano molti ormoni e tra essi ricordiamo l’insulina, il glucagone, il cortisolo, le catecolamine e l’ormone della crescita.

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Nonostante la VLCKD sia già stata ampiamente utilizzata in differenti ambiti clinici, mostrando efficacia e sicurezza, prima di avviare il protocollo chetogenico, è assolutamente necessario escludere la presenza di alcune patologie. Prima dell’avvio della VLCKD è indispensabile eseguire una valutazione laboratoristica (emocromo, glicemia, profilo lipidico, funzione renale ed epatica, uricemia, elettroliti, sideremia, vitamina D, funzione tiroidea, esame delle urine). La rapida perdita di peso osservata in corso di VLCKD rappresenta un fattore fortemente motivante e migliora l’aderenza alla dieta.

Il protocollo VLCKD si articola in 7 fasi. Le fasi nelle quali si avvia e si mantiene il processo della chetogenesi sono le prime tre fasi (Fase 1, 2 e 3), e le società scientifiche suggeriscono di non prolungare il periodo di chetogenesi oltre le 12 settimane. Nelle successive fasi di ri-educazione alimentare (Fasi 4-6), invece, si procede alla graduale reintroduzione degli alimenti iniziando dagli alimenti con indice glicemico più basso e preferendo, quindi, frutta a più basso indice glicemico, latticini e formaggi con un contenuto più basso di lattosio e cereali integrali.

La VLCKD rappresenta un’opzione terapeutica efficace e sicura per il trattamento delle persone con obesità, malattia cronica associata a numerose complicanze.

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