Nella società odierna, dove la forma è più importante del contenuto, essere affette da lipedema non rappresenta solo una serie di difficoltà fisiche. Questa malattia non solo provoca un evidente inestetismo, ma è anche fonte di dolore e pesantezza, aggravati spesso da gonfiore e una sensazione di tensione nei tessuti interessati. Trattare il lipedema è fondamentale per migliorare la qualità di vita di chi ne soffre.
Cos'è il Lipedema?
Il lipedema è una malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Gennaio 2022). Per molto tempo è stata confusa con altre patologie o con abitudini sbagliate. Si tratta di una patologia progressiva che colpisce prevalentemente le donne, riconosciuta clinicamente come malattia per la prima volta nel 1940 presso la Mayo Clinic negli Stati Uniti. Spesso risulta mal diagnosticata e confusa con lo stato di obesità, ma è definita tipicamente dall’accumulo sproporzionato e simmetrico di tessuto adiposo negli arti inferiori, accompagnato da presenza di edema ortostatico.
Inoltre il lipedema si distingue per una ipersensibilità e dolore della parte inferiore del corpo, comparsa di lividi al minimo trauma, presenza di noduli solidi nel grasso sottocutaneo e apparente resistenza ad una dieta tradizionale e all’esercizio fisico. A livello epidemiologico il lipedema colpisca circa l’11% delle donne, solo raramente gli uomini, e ha un impatto profondamente negativo sulla qualità della vita. Negli ultimi anni l’interesse e la ricerca sul lipedema da parte di medici e operatori sanitari sono aumentati.
In linea di massima la diagnosi di lipedema è effettuata al momento della visita medica dall’osservazione clinica di un’insolita distribuzione di tessuto adiposo, generalmente sproporzionata al di sotto della vita. Tuttavia esiste ancora una scarsa conoscenza della patologia, molto spesso associata in modo semplicistico ad una condizione di obesità da parte sia delle persone che dei professionisti; questo comporta spesso un ritardo diagnostico anche di circa 10 anni dall’insorgenza dei primi sintomi. Risulta pertanto fondamentale l’esperienza del clinico e gli accertamenti strumentali, come ad esempio un’ecografia strumentale ad alta definizione, la tomografia computerizzata o la risonanza magnetica, sono utili a differenziare il lipedema da altre cause che comportano edema o ingrossamento degli arti inferiori.
Stadi del Lipedema
Oltre ai tipi, il lipedema viene classificato anche sulla base della stadiazione. Una fase precoce di solito consiste in una distribuzione insolita ma irrilevante di tessuto adiposo nelle gambe. Se non trattata, la malattia progredisce attraverso quattro fasi in cui il tessuto adiposo aumentata progressivamente nelle gambe, risparmiando in gran parte i piedi e le mani, a meno che non si sviluppi un linfedema. Il drammatico aumento di tessuto adiposo nelle gambe nelle fasi successive può essere debilitante sia fisicamente che emotivamente.
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Le caratteristiche salienti che distinguono un linfedema da un lipedema includono l’asimmetria degli arti, l’edema con vaiolatura, un segno di Stemmer positivo, mentre il lipedema mostra tipicamente simmetria degli arti ed edema senza vaiolatura, con un segno di Stemmer negativo.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
- Distribuzione anomala del tessuto adiposo: L’eccessiva espansione ginoide del tessuto adiposo nella parte inferiore del corpo può avere influenze genetiche e/o di ormoni sessuali femminili, sebbene tale distribuzione sembri essere metabolicamente protettiva a causa della sua correlazione negativa con i fattori di rischio cardiovascolare.
- Dolore: In un recente studio sui segni e sui sintomi dei pazienti con lipdema si è rilevato che l’89,7% ha riportato dolore quotidiano che diventa un fattore di peggioramento della qualità di vita e nella perdita di mobilità. Inoltre si può avere un’alta incidenza di dolore articolare a causa di problemi concomitanti di deambulazione e osteoartrite.
- Qualità della vita e psicologia: Sulla base dell’esperienza clinica spesso il lipedema impatta negativamente sulla qualità della vita, correlandosi a condizioni psichiche di bassa autostima, sentimenti di disperazione e senso di colpa, depressione, ansia, disturbi alimentari, isolamento sociale, scarsa immagine corporea e angoscia legata all’aspetto fisico.
- Disfunzioni metaboliche: Anche se gli estrogeni sono stati implicati nell’eziologia del lipedema, non è stata ancora stabilita una certa eziologia ormonale, anche se rimane una strada promettente. Gli estrogeni promuovono l’accumulo di energia in parte aumentando la secrezione di insulina e la sensibilità dei tessuti bersaglio e forse in parte impedendo l’ossidazione degli acidi grassi e la loro eliminazione. L’insulina favorisce l’immagazzinamento di tessuto adiposo e ne impedisce la sua degradazione. Si comprende come un’alimentazione eccessivamente glucidica e stimolante la produzione di insulina, possa essere un fattore di rischio e/o di peggioramento del quadro del lipedema. Inoltre il tessuto adiposo dalla regione dell’anca e della coscia, è particolarmente sensibile all’azione degli estrogeni.
- Edema: È definito come un eccesso di acqua che si accumula nelle cavità o nei tessuti del corpo. Un aumento del flusso di liquidi nel lipedema è influenzato dall’aumento della permeabilità dei capillari sanguigni e del tessuto connettivo lasso, nonché dall’elevato contenuto di sodio.
- Infiammazione: Il lipdema e l’obesità mostrano numerose somiglianze, ma esistono differenze significative nel declino patologico degli adipociti e dei tessuti.
- Fibrosi: Sebbene non universalmente accettato, si ipotizza che l’infiammazione cronica del tessuto adiposo possa progredire in fibrosi se non trattata. La fibrosi è la conseguenza patologica dell’ipossia indotta dall’ipertrofia degli adipociti e della successiva infiammazione cronica, per cui le cellule e i tessuti danneggiati da una risposta infiammatoria irrisolta, subiscono meccanismi di riparazione continui ed eccessivi.
Alimentazione e Lipedema: Quale Approccio?
Un errore che le pazienti spesso raccontano di aver commesso è quello di improvvisare diete trovate online o eliminare alcuni alimenti perché ritenuti dannosi. Le conseguenze di queste scelte sono dannose. Seguire le mode non è utile in ambito nutrizionale. Non esiste un unico tipo di alimentazione per chi soffre di lipedema. E’ soggettivo ed è fondamentale rivolgersi a professionisti esperti in questa malattia.
Elaborare un piano alimentare per una paziente con lipedema richiede un’attenta personalizzazione. Attenzione alla qualità dei cibi: evitare alimenti conservati e industriali e preferire alimenti freschi e di stagione, carni da animali allevati al pascolo, pesce pescato e uova da allevamento biologico (codice 0). Evitare cibi ricchi in estrogeni (soia e derivati, carni da allevamenti intensivi, ecc.) e materiali in grado di rilasciare sostanze che interagiscono con i recettori di questi ormoni, i cosiddetti interferenti endocrini.
Impostazione di una strategia che abbia forte azione antinfiammatoria. Oltre alle scelte qualitative già citate, bisognerà mantenere un buon rapporto tra omega 3 e omega 6 e contrastare l’insulino-resistenza, fenomeno alla base della gran parte dei disturbi del nostro tempo, che gioca un ruolo importante nell’infiammazione. Sono diversi gli approcci anti-infiammatori che si sono dimostrati utili nel lipedema: la dieta Paleo, la dieta RAD, la dieta mediterranea modificata e, dulcis in fundo, la più promettente: la dieta chetogenica.
Confronto tra Dieta Mediterranea e Chetogenica
Se vivi con il lipedema e ti sembra impossibile perdere peso nonostante gli sforzi, è normale chiedersi quale tipo di alimentazione possa davvero fare la differenza. In questo articolo vengono confrontate due diete molto conosciute: quella mediterranea e quella chetogenica.
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Dieta Mediterranea
Parliamo di un’alimentazione che affonda le radici nella nostra tradizione. È il modo di mangiare delle nostre nonne: tanta verdura, legumi, cereali integrali, pesce, olio d’oliva senza rinunce estreme.
Perché può essere utile in caso di lipedema?
- È ricca di alimenti naturali con effetto antinfiammatorio.
- Aiuta l’intestino a funzionare meglio, cosa utile contro gonfiore e ritenzione.
- Non elimina interi gruppi alimentari e promuove un rapporto sano col cibo.
- È pratica ed adattabile anche a una vita frenetica o con famiglia.
Insomma, è un tipo di alimentazione, che si può seguire senza stravolgere le nostre abitudini e che pertanto è possibile mantenere nel tempo.
Dieta Chetogenica
La chetogenica è una dieta molto diversa: riduce fortemente i carboidrati e costringe il corpo a usare i grassi come fonte principale di energia. La dieta chetogenica è un protocollo nutrizionale che prevede una drastica riduzione dell’assunzione di carboidrati con una elevata assunzione di grassi e un normale consumo di proteine. Lo scopo è quello di stimolare il corpo a utilizzare i grassi come fonte di energia al posto dei carboidrati.
I corpi chetonici sono molecole antinfiammatorie utilizzabili sia come substrato energetico alternativo al glucosio, che per la riduzione della produzione di radicali liberi; tra i corpi chetonici, quello che sembrerebbe in particolare diminuire la cascata infiammatoria è il beta-idrossibutirrato. La dieta chetogenica venne studiata nel 1920 per la prima volta, inizialmente come terapia per i bambini affetti da epilessia. Nei decenni successivi le sue applicazioni si sono rivelate efficaci in diversi ambiti della medicina, fra cui la riduzione dei parametri di rischio cardiovascolare, la perdita di peso in situazioni di sovrappeso e obesità, o il controllo, nel breve periodo, del diabete di tipo 2.
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Ma c’è un ma! La dieta chetogenica è un percorso impegnativo, che richiede organizzazione, ma anche consapevolezza! A questo proposito ci teniamo a sottolineare che la famosa dieta chetogenica non è adatta a tutte. La dieta chetogenica ha lo svantaggio, a mio parere, di essere al momento considerata “di moda” e per questo spesso abusata e non adeguatamente cucita addosso ai pazienti. Si tratta infatti più che di una dieta, di una grande classe di diete accomunate dal basso contenuto in carboidrati (inferiore a 50 g o in alcuni casi a 30 g al giorno) e per lo più iperlipidiche.
È uno strumento dalle molteplici applicazioni, molto potente se gestito correttamente ma che può rivelarsi anche dannoso se applicato senza conoscerne le controindicazioni e le accortezze necessarie per permettere al paziente di trarne tutti i benefici.
Come la Dieta Chetogenica Può Aiutare nel Lipedema
La dieta chetogenica si sta studiando negli ultimi anni come potenziale terapeutico di diverse patologie come quelle metaboliche, diabete, tumori, epilessia, Alzheimer e sclerosi multipla. Si può ipotizzare che una chetogenica specificamente modificata per trattare il lipedema, possa ridurre sia i sintomi che la quantità di tessuto adiposo. C’è una forte evidenza che una dieta chetogenica possa agire sulle manifestazioni cliniche del lipedema illustrate precedentemente.
- Una riduzione del peso e dell’eccessiva deposizione del tessuto adiposo: La dieta chetogenica è nota per la sua efficacia sulla perdita di peso e i corpi chetonici sono in grado di ridurre l’insulina e aumentare la sazietà. Nel lipedema gli adipociti ipertrofici sono collegati a insulino-resistenza e poiché livelli di insulina più elevati promuovono la lipogenesi e l’ipertrofia degli adipociti, una dieta a basso contenuto di carboidrati si traduce in una diminuzione del glucosio nel sangue e livelli di insulina più bassi e più stabili. I cambiamenti metabolici indotti dalla chetosi nutrizionale possono avere implicazioni di vasta portata per la gestione della drammatica proliferazione degli adipociti e della risposta iper-infiammatoria trovata nel lipedema.
- Una riduzione del dolore: Si è ipotizzato che la restrizione carboidrati riduca l’eccitabilità dei neuroni, che può sopprimere la percezione del dolore, bloccare la glicolisi, ridurre l’infiammazione e aumentare i livelli di adenosina, un analgesico naturale.
- Un miglioramento della qualità della vita: La riduzione del peso e delle dimensioni, in particolare nelle aree del corpo più colpite dopo una dieta chetogenica, riduce il disagio e la depressione legati all’aspetto, che sono aspetti importanti del funzionamento psicologico.
- Edema o riduzione del contenuto di acqua nei tessuti: Si è scoperto che una dieta composta da >45% delle calorie giornaliere totali di carboidrati, causi ritenzione idrica che alla fine contribuisce al sovraccarico linfatico; si ipotizza che la restrizione di carboidrati, associata al consumo di grassi come parte di una dieta chetogenica ben formulata, possa ridurre il contenuto di acqua nei tessuti in eccesso, tipico del lipedema.
- Infiammazione riduzione e prevenzione e riduzione della fibrosi: I corpi chetonici svolgono un ruolo chiave nella modulazione dell’infiammazione e nella riduzione dello stress ossidativo. Per quanto riguarda i pazienti con lipedema, sono state altamente raccomandate da clinici e ricercatori le diete mirate alla riduzione dell’infiammazione. Si ipotizza inoltre che una chetogenica possa prevenire e/o invertire la fibrosi, perché aumenta i livelli di adiponectina, la quale può contribuire all’inibizione della fibrogenesi.
Risultati di Meta-Analisi sulla Dieta Chetogenica
Lo studio sistematico condotto da Amato e colleghi ha analizzato sette studi clinici che coinvolgevano complessivamente 329 partecipanti di sesso femminile con diagnosi di lipedema. Gli interventi dietetici studiati si sono concentrati sulla dieta chetogenica LCHF, che privilegia alimenti antinfiammatori ricchi di acidi grassi monoinsaturi (olio d'oliva, olive, mandorle, nocciole) e polinsaturi (oli di colza e semi di lino, pesci grassi come sardine, salmone e sgombro). La dieta enfatizza inoltre antiossidanti naturali, vitamina C, beta-carotene, fibre alimentari e alimenti ricchi di magnesio e vitamina E.
I risultati della meta-analisi hanno dimostrato miglioramenti statisticamente significativi in diversi parametri chiave:
- Indice di massa corporea (BMI): La riduzione media è stata di 4,23 punti (IC 95% 2,49-5,97) con p < 0,00001, indicando un effetto altamente significativo della dieta chetogenica sulla composizione corporea.
- Peso corporeo: Si è osservata una diminuzione media di 7,94 kg (IC 95% 5,45-10,43) con p < 0,00001, confermando l'efficacia dell'approccio nutrizionale nel promuovere la perdita di peso.
- Circonferenze corporee: Le misurazioni della vita e dei fianchi hanno mostrato riduzioni significative, con differenze medie di 8,05 cm per la circonferenza vita (IC 95% 4,66-11,44) e 6,67 cm per quella dei fianchi (IC 95% 3,35-9,99), entrambe con p < 0,0001.
- Massa magra (LBM): Aumento significativo con differenza media di 2,10 (IC 95% 0,61-3,59)
- Percentuale di grasso corporeo (PBF): Riduzione di 4,92 punti percentuali (IC 95% 3,47-6,36)
- Livelli di grasso viscerale (VFL): Diminuzione di 3,35 punti (IC 95% 1,53-5,17)
- Riduzione della sensibilità al dolore: L'analisi di quattro studi che utilizzavano la Scala Analogica Visiva per il dolore ha mostrato una riduzione significativa con una differenza media di 1,12 punti (IC 95% 0,44-1,79) e p = 0,001.
Questi risultati suggeriscono che la dieta chetogenica LCHF potrebbe rappresentare un'opzione terapeutica conservativa promettente per la gestione del lipedema.
Tabella Riassuntiva: Dieta Chetogenica e Benefici nel Lipedema
| Beneficio | Meccanismo d'Azione |
|---|---|
| Riduzione del peso | Corpi chetonici riducono l'insulina e aumentano la sazietà |
| Riduzione del dolore | Restrizione carboidrati diminuisce l'eccitabilità dei neuroni |
| Miglioramento della qualità della vita | Riduzione del disagio e della depressione legati all'aspetto fisico |
| Riduzione dell'edema | Restrizione carboidrati riduce il contenuto di acqua nei tessuti |
| Riduzione dell'infiammazione e della fibrosi | Corpi chetonici modulano l'infiammazione e aumentano l'adiponectina |
Considerazioni Finali
Come abbiamo visto, l’alimentazione per la paziente con lipedema è tutt’altro che banale. Non appena avuta la diagnosi, soprattutto se si ha la fortuna di averla quando non sussiste una condizione di sovrappeso o obesità, è possibile evitare molte delle complicanze della patologia. Attraverso un intervento personalizzato che mi piace definire “sartoriale” si può costruire un’alimentazione che aiuterà la paziente a stare sempre meglio cercando di andare incontro alle sue necessità dal punto di vista organizzativo e sociale e anche alle sue preferenze.
Adottare un regime alimentare tenendo presenti tutte le caratteristiche della paziente porta a un miglioramento generale dell’energia e del benessere. La malattia infatti può portare spesso a fatica e letargia. Infine, il miglioramento sotto il profilo psicologico che deriva dal controllo attivo della propria salute non può essere sottovalutato. Per chi vive con una condizione cronica come il lipedema, osservare miglioramenti tangibili può avere un impatto positivo sulla salute mentale.
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