La Dieta di Spira: Storia e Conseguenze

Durante il quarantennio di guerre contro la Francia, Carlo V d’Asburgo dovette affrontare anche dei problemi interni di tipo religioso. All’inizio l’imperatore non si dimostrò tanto preoccupato da questo focolaio di rivoluzione, ma, quando il fenomeno iniziò ad assumere proporzioni rilevanti, grazie alla diffusione delle idee di Lutero attraverso la stampa, Carlo V cercò un compromesso per mantenere la stabilità all’interno del suo regno, organizzando una serie di diete imperiali. In realtà però la soluzione tra le due parti non fu trovata.

Allora decise di difendere il cattolicesimo e diede l’ordine, durante la dieta di Spira, di dare la caccia a tutti i seguaci delle teorie di Lutero. In risposta a questo ordine, però, molti principi tedeschi protestarono e da qui nacque il termine che indica la religione fondata da Lutero, il protestantesimo. I principi tedeschi protestarono apertamente perché ritenevano che l’imperatore potesse dar loro ordini sulle questioni generali dell’Impero, ma non sugli affari interni del loro stato.

Le Cause della Riforma Protestante

Si parla di riforma protestante perché Lutero propose un rinnovamento del cristianesimo basato sul ritorno al modello di Cristo, partendo da una posizione molto critica nei confronti dell’operato dei papi del suo tempo. La riforma di Lutero ebbe successo per diversi motivi.

In primo luogo nel Cinquecento c’era un diffuso malcontento dei fedeli nei confronti della condotta della Chiesa di Roma. In secondo luogo c’era un grande disagio soprattutto in Germania perché i vari papi continuavano a chiedere soldi ai fedeli per rendere Roma una grande città anche dal punto di vista architettonico, in particolar modo attraverso la realizzazione della Basilica di San Pietro. Per raccogliere soldi la Chiesa riscuoteva le decime di tutti fedeli e le varie offerte, ma questo immenso patrimonio non bastava ancora per ammortizzare le spese.

Allora venne intensificata la pratica della vendita delle indulgenze, che inizialmente era solo relegata ai periodi di festa. Il più famoso venditore di indulgenze nella Germania di quel tempo era Johann Tetzel il cui motto era: “non appena il soldo nella cassa rimbalza, subito un’anima dal Purgatorio si alza”. In terzo luogo i tedeschi vedevano che tutte le tasse che pagavano alla Chiesa finivano a Roma dove venivano sperperate dal papa in palazzi, gioielli e donne e non rimaneva nulla in Germania.

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In quarto luogo, siccome la Chiesa non si occupava più da tempo delle questioni religiose, il clero non era più controllato ed erano diffusissimi la simonia (compravendita delle cariche religiose) e il concubinato. Il paradosso era che in Germania esistevano ragazzi quindicenni nobili che erano già vescovi di due o tre città, per di più senza conoscere nulla del latino e della dottrina cristiana. Il clero era estremamente corrotto e certamente non in linea con la missione spirituale di insegnamento del messaggio di Cristo.

Martin Lutero e le sue 95 Tesi

Martin Lutero era un monaco agostiniano che insegnava teologia all’università di Wittenberg. Era figlio di contadini tedeschi arricchiti che erano riusciti a farlo studiare con grandi sacrifici per fargli continuare gli studi di giurisprudenza, in cui infine si laureò.

La Riforma protestante ebbe inizio il 31 ottobre 1517, quando Martin Lutero, un monaco agostiniano di Wittenberg, in Sassonia, rese pubbliche le sue 95 tesi che criticavano la Chiesa e il papato (in genere si afferma che Lutero affisse le tesi al portone della chiesa di Wittenberg, ma l’evento non è storicamente accertato e forse Lutero divulgò le tesi in altro modo).

Le critiche di Lutero si indirizzavano soprattutto contro la vendita delle indulgenze, cioè la vendita per denaro della salvezza dell’anima nell’Aldilà. La Chiesa sosteneva che, pagando una somma di denaro, i fedeli potessero ottenere la remissione dei peccati e l’accesso al Paradiso. Nel 1517 era in corso una grande commercio di indulgenze per finanziare la costruzione della Basilica di San Pietro e i sacerdoti non si facevano scrupoli di usare spregiudicati slogan propagandistici per aumentare le vendite.

Più in generale, la chiesa del tempo era in molti casi inefficiente, anche perché spesso vescovi e sacerdoti sceglievano la carriera ecclesiastica per interesse personale e non per convinzione spirituale. Lutero, con le 95 tesi, intendeva protestare conto il malcostume e guadagnò il sostegno di alcuni settori della popolazione tedesca.

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La Dottrina Luterana e i Principi del Protestantesimo

Dopo il 1517 Lutero elaborò una più specifica dottrina teologica, diversa almeno in parte da quella cattolica. Anzitutto, introdusse il principio della predestinazione, sostenendo che la salvezza dell’anima era decisa da Dio e non dipendeva dalle opere, cioè da quello che gli uomini facevano durante la vita terrena. Questo, però, non significava che la vita terrena non avesse importanza, perché, se si aveva successo, si poteva dimostrare di essere predestinati.

Lutero, inoltre, abolì il sacerdozio, ritenendo che non fosse necessario un intermediario tra l’uomo e Dio e che bastassero solo dei pastori capaci di fungere da guida religiosa delle comunità. Da questo derivava anche il principio del libero esame: ciascun fedele doveva leggere di persona i testi sacri, e non lasciare spiegarseli dai preti.

La Chiesa, dal canto suo, non poteva accettare le critiche di Lutero e nel 1520 il papa Leone X minacciò il monaco di scomunica se non avesse ritrattato le sue convinzioni. Lutero bruciò pubblicamente a Wittenberg la bolla con la quale il papa gli ingiungeva la ritrattazione. Leone X procedette perciò alla scomunica e il conflitto divenne insanabile. Di fatto, la Riforma sottraeva chi l’accettava all’autorità del papa e della Chiesa di Roma.

La Diffusione della Riforma Protestante in Germania

Secondo le leggi del tempo, dopo la scomunica Lutero avrebbe dovuto essere arrestato dall’autorità politica. La Germania faceva parte del Sacro Romano Impero, che deteneva il potere anche su altri territori, ma era frazionata in numerosi Stati governati da monarchie soggette all’Imperatore. Lutero si guadagnò la protezione del suo sovrano, l’Elettore di Sassonia, che lo ospitò nel suo castello. La Riforma, del resto, era apprezzata in diversi settori della società tedesca, perché sottraeva la Chiesa e la popolazione all’influenza di Roma.

Scoppiò perciò una ribellione di cavalieri sostenitori di Lutero. L’imperatore Carlo V non accettava la Riforma, ma non poté intervenire energicamente contro chi la sosteneva, anche perché era impegnato in combattimenti su altri fronti. Dopo la rivolta dei cavalieri, ebbe inizio la guerra dei contadini, che interpretavano in maniera radicale la Riforma, pensando che mettesse in discussione l’ordine costituito.

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Tra gli aristocratici, invece, la Riforma aveva sempre più successo. Nel 1529, alla Dieta di Spira, una riunione di esponenti della nobiltà, Carlo V accettò che gli Stati dove si era affermata la Riforma la conservassero, ma vietò le conversioni di altri territori e ribadì l’editto di scomunica di Lutero. Questo provocò la “protesta” dei principi luterani, da cui il termine protestante.

L’anno successivo i principi formarono un’alleanza, la Lega di Smalcalda, allo scopo di difendersi da eventuali interventi dell’imperatore. Dopo varie vicissitudini, nel 1555 i principi e l’impero sottoscrissero la pace di Augusta, che sancì il principio del Cuius Regio, Eius Religio (approssimativamente traducibile come “di chi (è) il territorio, sua (è) la religione”): in sostanza, in ogni Stato si professava una sola religione.

La Riforma Protestante in Europa e le Conseguenze

La Riforma si diffuse oltre i confini della Germania, sia seguendo il modello luterano, sia alcune varianti. In Svizzera si affermarono le dottrine di Ulrich Zwingli a Zurigo e, soprattutto, quella di Giovanni Calvino a Ginevra, che proponeva una interpretazione molto rigida del principio di predestinazione. Il calvinismo si diffuse anche in Scozia, in alcune regioni della Francia e in altri territori.

In Inghilterra, invece, nel 1534 ebbe luogo lo scisma anglicano, con il quale il sovrano Enrico VIII decise di non riconoscere l’autorità di Roma e di accettare alcuni principi della Riforma.

L’Europa, in sostanza, perse l’unità religiosa. La Riforma si affermò nei Paesi del Nord, in parti della Germania e della Francia, in Svizzera, in Gran Bretagna. Circa un terzo della popolazione europea apparteneva alle confessioni riformate e non riconosceva più l’autorità della Chiesa di Roma. La Riforma, pertanto, fu la più grave scissione del mondo cristiano dopo lo Scisma d’Oriente del 1054, dal quale era nato il cristianesimo ortodosso.

Il papato rispose con la “Controriforma” (o riforma cattolica), cercando di eliminare il malcostume che affliggeva la Chiesa e modificando la liturgia. Le guerre di religione continuarono per oltre un secolo e terminarono solo con la fine della Guerra dei trent’anni nel 1648.

L’affermarsi della religione di Lutero portò durante la dieta di Spira, nel 1529, a una coalizione di sei principi e quattordici città tedesche che si oppose alla decisione di Carlo V di estendere a tutti gli Stati dell’Impero l’Editto di Worms del 1521 che condannava il luteranesimo e che chiedeva la restituzione agli ecclesiastici delle terre conquistate. Di fronte a questo consolidamento della frattura tra le due parti Carlo tentò con la dieta di Augusta nel 1530 di superare, invano, lo scisma.

La riforma però si era estesa oltre i territori tedeschi. In Francia la riforma fino al 1534 non aveva incontrato grossi ostacoli, ma in quell’anno manifesti violentemente anticattolici furono appesi ovunque, perfino sulla porta della camera da letto del re, così Francesco I non esitò a reagire scatenano una repressione che sarebbe proseguita col successore, Enrico II, che istituì anche la Chambre Ardente, una sezione del Parlamento destinata ai processi contro gli eretici.

In Svizzera invece la riforma non si diffuse direttamente, ma attraverso la predicazione di Ulrich Zwingli, un umanista che tra il 1524-1525 riformò la Chiesa di Zurigo, ma a differenza del luteranesimo abrogò il sacramento dell’eucarestia, che riteneva solo un rito commemorativo. Inoltre questi attaccò la pratica del servizio militare mercenario a cui i contadini svizzeri si dedicavano in gran numero, ottenendone l’abolizione.

Protestantesimo Contemporaneo e Ecumenismo

Il protestantesimo contemporaneo, le cui radici affondano nelle dottrine teologiche dei riformatori del XVI secolo, è diviso in una pluralità di comunioni confessionali. Nel XX secolo si afferma un movimento che tenta di ricomporre le fratture storiche del protestantesimo, e più in generale della cristianità: l’ecumenismo.

Il cristianesimo contemporaneo è una religione diffusa in tutti i continenti del globo e caratterizzata da una spiccata multiformità sul piano confessionale e istituzionale. Le sue principali espressioni sono l’ortodossia orientale, il cattolicesimo e il protestantesimo.

Il protestantesimo ha la sua origine nel XVI secolo e le sue radici dottrinali nella teologia del monaco agostiniano tedesco Martin Lutero, la cui predicazione e le cui opere intercettano la diffusa insoddisfazione spirituale dell’epoca e ricevono il consenso e il sostegno di quanti avvertono il bisogno urgente di una riforma della Chiesa.

L’orientamento confessionale dei riformatori è denominato protestantesimo in seguito alla “protesta” elevata, in occasione della seconda Dieta imperiale di Spira (1529), dai principi elettori e dai rappresentanti delle città favorevoli alla riforma religiosa, contro la revoca della deliberazione, approvata durante la prima Dieta di Spira (1526), di rimettere alle autorità politiche di ciascun territorio dell’impero la decisione di accogliere o respingere l’interpretazione luterana della Bibbia e il conseguente rinnovamento dell’organizzazione della vita ecclesiastica.

Parallelamente alla nascita in Germania di Chiese d’ispirazione luterana, denominate “evangeliche”, un movimento di riforma religiosa si afferma in Svizzera, sotto l’impulso del prete umanista Zwingli, la cui opera di riorganizzazione della Chiesa di Zurigo (1523-1528) è presa a modello nei cantoni di Berna, Sciaffusa e Basilea.

Nei decenni seguenti, quando il luteranesimo ha già conquistato i regni di Danimarca (1536), di Svezia (1536), di Norvegia (1537) e d’Islanda (1538), proprio dalla Svizzera parte una seconda ondata riformatrice, il cui promotore tuttavia non è Zwingli, morto nel 1531 nella battaglia di Kappel contro i cattolici, ma Giovanni Calvino, umanista e teologo francese di ambiente evangelico, che nella seconda metà degli anni Trenta si trasferisce a Ginevra, per poi stabilirvisi definitivamente nel decennio successivo, realizzando una radicale trasformazione della vita cittadina, dell’organizzazione ecclesiastica e del culto.

Il luteranesimo e il calvinismo, con le loro fisionomie dottrinali e istituzionali parzialmente diverse, sono le due componenti “storiche” del protestantesimo, dalle quali, nei secoli successivi, germinano altri indirizzi teologici, ecclesiologici e devozionali.

Nel panorama protestante del XX secolo le principali denominazioni confessionali, accanto al luteranesimo e al calvinismo, sono l’anglicanesimo, il battismo, il metodismo e il pentecostalismo. Tale concezione è imperniata su una dottrina della salvezza e su un’idea della verità rivelata, gravide di conseguenze teologiche, ecclesiologiche ed etiche.

Considerando la natura umana irrimediabilmente corrotta a causa del peccato originale, il protestantesimo giudica l’uomo incapace di guadagnarsi la salvezza, cioè di acquisirne il merito agli occhi di Dio attraverso le opere. È Dio, nella sua assoluta sovranità e nella sua infinita misericordia, a salvare l’uomo, infondendogli la fede e perdonandolo dei suoi peccati, per libera e gratuita scelta. Nella sola fede in Cristo e nel suo sacrificio salvifico, il credente sa di essere riconciliato con Dio.

Sul piano etico, la dottrina della giustificazione per Grazia attraverso la fede non si traduce affatto in un atteggiamento di lassismo e indifferenza. La dottrina protestante della salvezza, comportando l’affermazione di una relazione personale del credente con Dio ed escludendo ogni intermediazione ulteriore a quella di Cristo redentore, ha una ricaduta anche nell’ambito della concezione della Chiesa, che, rispetto al cattolicesimo, è spogliata del ruolo di istituzione dispensatrice di perdono e amministratrice di “risorse” di salvezza.

La Chiesa, secondo la visione protestante, è il corpo di Cristo, costituito dalla collettività dei credenti, uniti nello stesso battesimo e nella fede comune nella parola di Dio attestata nelle Sacre Scritture. In queste ultime, il protestantesimo riconosce la sola fonte di verità. Ogni professione di fede, ogni dogma, ogni istituto religioso ha nella rivelazione biblica il suo parametro di validità.

Per questo il protestantesimo respinge cinque dei sette sacramenti cattolici, conservando soltanto il battesimo e la comunione, gli unici “istituiti” direttamente da Gesù, che vengono concepiti come mezzi di grazia la cui efficacia non è automatica (ex opere operato), come nella visione cattolica, ma dipende dalla fede di chi li riceve.

Nell’Europa del XX secolo, la confessione protestante più rilevante per numero di fedeli è il luteranesimo, fortemente compatto sul piano della dottrina (basata sulla Confessione di Augusta, 1530, e sui catechismi di Lutero) ma piuttosto eterogeneo dal punto di vista dell’organizzazione ecclesiastica, che non è la medesima, per forza di cose, nelle Chiese libere dei Paesi a maggioranza cattolica od ortodossa, come l’Austria o la Russia, e nelle Chiese di Stato scandinave, che conservano il sistema vescovile, abolito in Germania al tempo della Riforma.

Una più marcata uniformità istituzionale caratterizza le Chiese riformate di matrice calvinista, strutturate, in conformità all’archetipo ginevrino, su una scala di assemblee che va dalle chiese locali al Sinodo generale, nel quale siedono i pastori e gli anziani (da cui la denominazione “presbiteriani” assunta dai calvinisti scozzesi) eletti dalle assemblee inferiori.

Dopo secoli di divisioni, nel secondo Novecento, la prossimità delle due famiglie confessionali trova una manifestazione istituzionale nella Concordia di Leuenberg (1973), che stabilisce la piena comunione ecclesiale tra le Chiese luterane e riformate d’Europa.

Si distingue nettamente dalle Chiese luterano-riformate, per struttura e liturgia, la Chiesa anglicana, le cui origini rimontano allo scisma della Chiesa inglese dalla Chiesa romana, decretato dal re Enrico VIII nel 1534. Durante il lungo regno di Elisabetta I, dal 1558 al 1603, dopo anni di convulsioni confessionali provocate dagli opposti orientamenti di fede dei sovrani d’Inghilterra, la Chiesa anglicana assume stabilmente i connotati dottrinali del protestantesimo. Conserva, tuttavia, profonde tracce del passato cattolico nella gerarchia episcopale e nel culto.

In virtù di questa costituzione ibrida, l’anglicanesimo si mostra capace, nel corso del Novecento, di dialogare tanto con l’universo delle comunioni protestanti quanto con la Chiesa cattolica, della quale, però, rifiuta recisamente i dogmi più recenti, a cominciare dall’infallibilità papale.

Nel corso del XX secolo il battismo diventa la comunione protestante col maggior numero di aderenti negli Stati Uniti; in Europa, invece, il suo sviluppo è assai più limitato. Le Chiese battiste più numerose si trovano in Gran Bretagna, Romania, Germania e Russia.

Il battismo può essere considerato l’erede spirituale delle tendenze radicali della Riforma, espresse nel Cinquecento dal movimento anabattista, ferocemente represso e dai cattolici e dai protestanti. Come gli anabattisti, i battisti praticano il battesimo degli adulti, poiché concepiscono la Chiesa come comunità dei soli credenti convinti. In virtù del battesimo, tutti i fedeli sono uguali, senza differenze tra pastori e laici. All’uguale dignità dei membri del corpo ecclesiastico corrisponde l’uguale dignità di ciascuna Chiesa.

Non esiste infatti un’istituzione ecclesiastica unitaria articolata gerarchicamente, ma singole Chiese indipendenti, coordinate in “convenzioni”, governate da comitati direttivi. Anche il metodismo, come il battismo, è presente negli Stati Uniti più che in Europa, dove è scarsamente diffuso fuori dall’Inghilterra.

La peculiarità del movimento metodista nel panorama protestante consiste nella preminenza accordata all’etica e all’esperienza religiosa personale rispetto alla dottrina e al culto. Il primo passo è la “conversione”, che è un’esperienza di profonda crisi spirituale nella quale l’individuo diventa consapevole della gravità dei propri peccati, ma, anziché cadere nella disperazione, si fortifica nella fede in Dio: nel Dio misericordioso, che, perdonando, dona la salvezza.

Nato a nuova vita attraverso la conversione, il credente deve avviarsi lungo il cammino della “santificazione”: il processo di perfezionamento etico del cristiano, diretto dalla regola dell’amore di Dio e del prossimo. Nell’organizzazione delle comunità metodiste, fondamentale è il ruolo dei laici, chiamati a vigilare sulla condotta morale dei fedeli e a predicare il Vangelo di Cristo, secondo una stretta osservanza della dottrina luterana del sacerdozio universale.

Separatosi dalla Chiesa d’Inghilterra nel tardo Settecento, il metodismo riprende a dialogare con l’anglicanesimo nel secondo Novecento. Tra le maggiori denominazioni confessionali del protestantesimo contemporaneo, la sola a essere nata nel XX secolo è il pentecostalismo, importato in Europa dagli Stati Uniti, dove un prorompente movimento di risveglio religioso si afferma a partire dall’aprile del 1906, quando la predicazione del pastore nero William James Seymour, a Los Angeles, infonde nell’uditorio un fervore religioso talmente acceso e trascinante da far sentire i presenti come protagonisti e testimoni di una nuova Pentecoste: alcuni di loro, infatti, cominciano a pronunciare parole incomprensibili, che vengono interpretate come una ripetizione del fenomeno della glossolalia narrato nel Nuovo Testamento.

L’anno seguente il pastore norvegese Thomas Barrat, conquistato al pentecostalismo durante un viaggio negli USA, promuove il nuovo movimento evangelico nei Paesi scandinavi, da dove, successivamente giunge in Gran Bretagna, per poi penetrare nel continente europeo, diffondendosi in Francia, Italia, Romania e Russia.

La dottrina dei pentecostali è contrassegnata da un profondo biblicismo, da cui deriva, ad esempio, la pratica del battesimo degli adulti per immersione. Centrale, altresì, è il concetto di rigenerazione nella fede: esperienza spirituale che deve manifestarsi concretamente nella nuova vita cristiana del credente.

L’elemento distintivo della confessione pentecostale è l’esaltazione del battesimo nello Spirito Santo, che eleva il fedele a una condizione di profonda comunione con Dio, conferendogli il carisma (dono) delle lingue, sperimentato dagli apostoli nel giorno della Pentecoste.

Le molteplici espressioni del protestantesimo sono attraversate, nel XX secolo, da una comune tendenza alla ricerca del dialogo, che si manifesta in un’attiva volontà di collaborazione e di reciproco avvicinamento. Fin dai primi decenni del secolo, infatti, negli ambienti evangelici emerge un movimento ecumenico, che mira a ricostituire l’unità dell’universo protestante, aspirando a quella di tutta la cristianità.

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