Dieta per la preparazione alla PMA: Un approccio nutrizionale completo

Intraprendere un percorso di PMA è un viaggio impegnativo, carico di emozioni e aspettative. Va prima di tutto precisato che, quando si ricerca una gravidanza - sia essa naturale o risultato di un percorso di PMA - le abitudini alimentari e gli stili di vita sono fondamentali per aumentare le possibilità di concepimento e la nascita di un bambino sano.

Sebbene non esistano alimenti “miracolosi” per la fertilità, la varietà dei cibi e la frequenza di consumo possono aiutare ad affrontare al meglio il percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Fino a poco tempo fa l’alimentazione veniva spesso trascurata in alcuni campi dove invece si sta rivelando sempre più importante, fra cui quello della fecondazione assistita.

Un percorso di PMA deve essere supportato da una dieta in grado di fornire tutti i nutrienti di cui la donna ha bisogno. In questa guida ti spiego tutti gli aspetti, nel dettaglio.

L'importanza della nutrizione per la fertilità

Una dieta non equilibrata e una massa grassa corporea non adeguata influiscono negativamente sulla qualità dei gameti, sia nella donna che nell’uomo. Inoltre, un peso corporeo non adeguato può comportare una risposta anomala alle terapie di induzione farmacologica dell’ovulazione utilizzate nel corso della PMA e tradursi nell’aumento del numero dei cicli necessari per raggiungere la gravidanza.

Un’alimentazione sana e consapevole è quindi sicuramente un potente strumento a sostegno del benessere e della fertilità. Una dieta equilibrata, personalizzata e ricca di nutrienti essenziali può infatti essere di aiuto sotto diversi punti di vista durante un percorso di PMA:

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  • Migliorare la qualità dei gameti: negli uomini, una corretta alimentazione aumenta il numero, la motilità e la morfologia degli spermatozoi.
  • Regolare il peso corporeo: sottopeso, sovrappeso e obesità possono influenzare negativamente la fertilità.

Particolare attenzione va inoltre sicuramente prestata riguardo alla qualità degli alimenti e alla riduzione di tutte le sostanze che possono avere un impatto negativo con la fertilitá.

Alimenti consigliati e da limitare

“Il consumo di frutta e verdura di stagione è fondamentale per assumere la giusta quantità di molecole antiossidanti, valide alleate soprattutto in caso di infertilità maschile sine causa: verdure arancioni - ricche in betacarotene, precursore della vitamina A -, verdure a foglia verde - ricche in folati -, crucifere, frutti di bosco e frutti rossi come fragole e melagrane,” spiega la collega. “Utili in tal senso anche le erbe aromatiche e le spezie, soprattutto zenzero, curcuma e cannella, validi alleati anche per insaporire le pietanze riducendo l’utilizzo di sale, che si nasconde in alimenti quali pane, pizza, cracker, patatine ma anche fette biscottate e biscotti, salumi e formaggi, pesce conservato o affumicato, salse e sughi pronti, cibi in salamoia, piatti pronti.

“Non possono mancare nella dieta fonti di grassi buoni, amici indiscussi della fertilità: olio extravergine di oliva, avocado, cocco, olive, semi oleosi e frutta secca a guscio ma anche uova biologiche, pesce azzurro e salmone selvaggio, ricchi in acidi grassi omega-3. Parimenti importanti sono le fonti proteiche - indispensabili per le cellule gametiche in via di sviluppo - di cui si consiglia il consumo a ogni pasto: pesce, uova e carni di qualità. Da limitare invece salumi e formaggi stagionati - fonti di acidi grassi saturi e sale - ma anche di formaggi freschi e latticini in generale. Utile, invece, il consumo quotidiano di yogurt bianco come fonte di probiotici, batteri buoni per il nostro intestino.

Nutrizione e fasi della PMA

Un percorso di PMA prevede in genere una cura ormonale farmacologica. E’ importante quindi impostare un’alimentazione che sia di preparazione e supporto al corpo, così da capire come ciascuna donna risponde sulla base del suo diverso asse ormonale. Con la stimolazione ovarica l’alimentazione diventa molto specifica.

La stimolazione ormonale fa sì che venga prodotto un numero maggiore di follicoli che, di conseguenza, comportano un maggior numero di estrogeni circolanti. Questo porta una donna a sentirsi più gonfia, ad avere un metabolismo più lento e a volte anche a manifestare nausea, mal di testa e disturbi digestivi, dovuti al sovraccarico del fegato. In questa fase bisogna preferire delle associazioni alimentari che vadano a supporto del fegato, utilizzando sia cibi specifici, come per esempio i carciofi, la cicoria e altre verdure amare che hanno queste proprietà. Sia creare dei pasti che esercitano la loro maggiore azione in specifiche fasce orarie.

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Nel caso di fecondazione omologa, è prevista la fase di pick up, ovvero di prelievo degli ovociti. In questa fase ci sono almeno due giorni in cui l’alimentazione dovrebbe cambiare favorendo alimenti che supportano questo delicatissimo passaggio. In preparazione alla fase del transfer l’assetto ormonale si sposta verso il progesterone, un ormone che causa molto gonfiore e ritenzione idrica. Anche in questo caso le associazioni alimentari sono specifiche per contrastare il gonfiore e, al tempo stesso, favorire l’impianto dell’embrione. C’è bisogno quindi di cibi ad azione rilassante, come per esempio le zucchine o i fagiolini. E al tempo stesso bisogna evitare cibi troppo salati che peggiorano la ritenzione idrica, come per esempio i formaggi, specie quelli stagionati, i cibi confezionati, gli affettati e le verdure troppo ricche di sali minerali, come per esempio gli spinaci.

In alcuni casi anche la fase del transfer è preceduta da una terapia ormonale (es. transfer preparati su ciclo medicato) oppure da terapie che variano da uno a più mesi di soppressione ipofisaria (per esempio in caso di endometriosi o adenomiosi dove si utilizzano farmaci). La fase del transfer e post-transfer, in termini di dieta, è quindi completamente diversa dalla fase di stimolazione e pick-up. Nella fase di stimolazione c’è uno stimolo volto a supportare la funzionalità del fegato nella metabolizzazione degli ormoni.

Personalizzazione della dieta

Spesso mi capita di ricevere richieste dove l’alimentazione sembra ridursi solo a una lista in cui introdurre o escludere qualcosa. 1) un’alimentazione in PMA non può essere standard ma va adattata alla tua forma del corpo, alle tue caratteristiche costituzionali e alla terapia prescritta, dunque deve essere strettamente personalizzata. Questo perché la forma del corpo di una donna è modellata dagli ormoni. Ciò vuol dire che hai un assetto ormonale che determina la tua capacità di metabolizzare e digerire gli alimenti, capacità che è diversa da quella di donne il cui corpo ha una forma differente. Come ho scritto all’inizio, ogni cibo ha un’azione nell’organismo, motivo per cui i diversi cibi vengono utilizzati per comporre dei pasti che avranno un’azione specifica.

L’alimentazione durante la PMA è dinamica: questo vuol dire che le associazioni alimentari cambiano giorno dopo giorno e le indicazioni sono specifiche per ciascun pasto, come il pranzo e la cena. Una dieta in PMA non può e non deve limitarsi solo all’alimentazione. Ci sono infatti altri aspetti - fondamentali - che vanno presi in considerazione per avere un effetto benefico su tutto l’organismo.

Altri fattori importanti

Diversi studi hanno evidenziato come un equilibrio glicemico instabile influisca negativamente sulla risposta insulinica. L’insulina, l’ormone cioè che regola il livello degli zuccheri nel sangue, è fondamentale per il corretto impianto dell’embrione. Sempre più spesso si evidenziano alterazioni della flora batterica intestinale che impatta negativamente sulle zone circostanti, fra cui l’ambiente uterino e quello vaginale. Molti disturbi come cistite, candida e vaginite, sono il risultato di un intestino infiammato e di una flora batterica intestinale alterata da tempo.

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Che contraddistingue numerose patologie correlate all’infertilità come endometriosi, adenomiosi, endometrite cronica, condizioni in cui si ha un eccesso di tessuto adiposo viscerale, allergie e intolleranze alimentari. Quest’infiammazione influisce negativamente sul meccanismo di regolazione dell’insulina e su altri meccanismi sensibili che potrebbero compromettere la buona riuscita dell’impianto.

Finora ho trattato alcuni aspetti che aiutano a guardare una donna nella sua interezza. A questi aspetti si aggiunge anche la digestione: bisogna capire se ci sono problematiche digestive a livello di stomaco o intestino. Come per esempio la presenza di digestione lenta, stipsi, gonfiore, acidità o bruciore con reflusso. In questo caso infatti viene compromessa la tua capacità di digerire e metabolizzare al meglio gli alimenti. lo studio della forma del corpo.

Durata del percorso nutrizionale

La durata complessiva di un percorso nutrizionale durante la PMA è di circa tre mesi, dei quali almeno un mese e mezzo è dedicato alla preparazione. Per capire il perchè di questa tempistica, ti basta considerare che tutte le problematiche digestive e intestinali richiedono almeno due mesi di lavoro per la riparazione e il miglioramento della funzionalità. Quando poi si entra nel vivo nella PMA, le quattro o cinque settimane successive sono indicazioni specifiche che seguono ciascuna fase (due settimane per la stimolazione, cinque giorni per il pick-up).

Consigli aggiuntivi

Prima di iniziare un trattamento di fecondazione assistita è necessario seguire una dieta PMA equilibrata e fare una moderata attività fisica in modo di mantenere o di raggiungere un peso sano. Un BMI ideale è compreso tra 20 e 25 , se si avvicina a 30 potrebbe compromettere il trattamento.

Importante è confrontarsi con il ginecologo comunicandogli farmaci ed erbe che assumete perché ci potrebbero essere delle controindicazioni. Evitare o limitare l’abuso di caffé e soprattutto dell’alcool e naturalmente smettere di fumare. Durante il ciclo di PMA continuare con una dieta bilanciata e un attività fisica lieve evitando fumo , alcool e limitando l’uso di caffeina. Evitare l’uso di farmaci e in caso di necessità chiedere al ginecologo quale usare. In questa fase meglio evitare l’uso di pesce ad alto contenuto di mercurio . Importante è bere molta acqua , può prevenire l’OHSS. Dopo il transfer dell’embrione continuare la dieta bilanciata e diminuire l’attività fisica. Continuare a bere molta acqua in quanto riduce la stitichezza ed aiuta lo sviluppo delle cellule.

Con fertilità femminile indichiamo la capacità di una donna di concepire un figlio; questa dipende principalmente da due fattori: l’età della donna e la qualità degli ovociti. Ogni donna nasce con un numero prestabilito di follicoli che, durante la fase di ovulazione, portano alla maturazione di una cellula uovo. Una buona qualità degli ovociti è la base sia per una gravidanza naturale sia durante un percorso di fecondazione assistita poiché influisce positivamente sulla fertilità femminile.

La nutrizione gioca un ruolo importante nell’influenzare la fertilità femminile. Ogni fase del ciclo necessita di nutrienti diversi e specifici. Durante la fase di sviluppo follicolare, è importante prestare attenzione alla qualità delle proteine e dei grassi sani.

Le due settimane post transfer sono un momento delicato dal punto di vista emotivo e fisiologico. Alcuni studi suggeriscono che una dieta chetogenica potrebbe avere un impatto positivo sulla fertilità, in quanto riduce l’infiammazione, migliora la sensibilità insulinica e favorisce il bilanciamento ormonale. Seguire una dieta per PMA adeguata può influenzare positivamente l’esito della fecondazione assistita.

Parto dal presupposto che ogni cibo ha dei nutrienti e può essere composto in misura variabile da carboidrati, proteine, acidi grassi, vitamine e sali minerali. I cibi associati all’interno di uno stesso un pasto possono lavorare in sinergia oppure ostacolarsi.

Come nutrizionista, sono qui per accompagnarti in questo percorso tanto delicato quanto emozionante.

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