La colelitiasi (litiasi biliare, calcoli biliari) è una delle più frequenti cause gastroenterologiche di ricovero ospedaliero. È molto diffusa nei paesi occidentali, a causa dello stile di vita sedentario e dell’alimentazione ipercalorica. La litiasi biliare (calcoli biliari) è quella patologia, caratterizzata dalla presenza di calcoli nella colecisti o nelle vie biliari, intra- o extra-epatiche.
Cos'è la Colelitiasi e Perché si Forma?
La litiasi colesterolica, cioè legata ad eccesso di colesterolo nella bile, rappresenta la manifestazione biliare della sindrome metabolica. La sindrome metabolica (detta anche sindrome X o da insulinoresistenza o sindrome di Reaven) è una condizione clinica, nella quale diversi fattori, fra loro correlati, concorrono ad aumentare la possibilità di sviluppare patologie a carico dell’apparato circolatorio e del metabolismo.
Sulla base della loro composizione, i calcoli possono essere colesterinici o pigmentari (con un elevato contenuto di calcio). I calcoli di colesterolo si formano a causa di un alterato rapporto tra i componenti della bile, che sono colesterolo, acidi biliari e fosfolipidi. Il processo di formazione dei calcoli colesterinici parte da una fase caratterizzata dalla secrezione, da parte della cellula epatica, di bile satura di colesterolo, cui segue la formazione di cristalli di colesterolo, i quali si aggregano, con formazione del calcolo.
I calcoli pigmentari rappresentano circa un quarto dei calcoli biliari. Si distinguono in calcoli neri e marroni, che si associano rispettivamente a emolisi cronica e a malattie del fegato.
Fattori di Rischio e Prevalenza
La prevalenza della malattia in Europa è stimata tra il 9% e il 19%. Lo studio italiano più significativo, chiamato M.I.C.O.L. (Multicenter Italian Study on Cholelithiasis), ha interessato oltre 30.000 persone di dieci regioni diverse, che sono state sottoposte a ecografia e a esami ematici. La prevalenza della malattia è risultata essere del 18,9% nelle donne e del 9,5% negli uomini.
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Fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia sono: il sesso femminile, l’età avanzata, la familiarità, il numero di gravidanze, un indice di massa corporea >28, l’ipertrigliceridemia, i bassi livelli di colesterolo sierico, una storia di diete ripetute e la sedentarietà. Sono importanti i fattori genetici.
Sintomi e Diagnosi
La calcolosi della colecisti è generalmente asintomatica. Se il calcolo si incunea nel dotto cistico, provocando ostruzione, causa la colica, sintomo tipico, caratterizzato da dolore all’ipocondrio destro e/o all’epigastrio, a volte irradiato posteriormente, della durata superiore ai 30 minuti. Si possono associare nausea e vomito.
La presenza di calcoli nella colecisti può determinare un’infiammazione acuta o cronica (colecistite). La prolungata ostruzione del dotto cistico può determinare un accumulo di muco, all’interno della colecisti, con formazione di idrope (mucocele). Se il contenuto della colecisti s’infetta e diventa purulento, si ha il quadro di empiema della colecisti, che è causa di complicanze, come la perforazione e la sepsi da gram negativi.
La migrazione del calcolo nel coledoco (coledocolitiasi) è un evento frequente (prevalenza nel Paziente anziano fino al 25%). Essa è una frequente causa di ittero ostruttivo ed è associata a un elevato rischio di colangite e pancreatite acuta.
La diagnosi di colelitiasi asintomatica è ecografica e si basa sulla visualizzazione di formazioni iperecogene nella colecisti e/o nelle vie biliari. In corso di colica biliare, vi possono essere transitorie alterazioni degli indici di citolisi epatica e colestasi. La colecistite acuta, così come la colangite, si accompagnano ad alterazione degli indici bio-umorali di flogosi e d’infezione. In caso di coinvolgimento del pancreas, si osserva un aumento di lipasi e amilasi.
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Cosa Mangiare: Linee Guida Nutrizionali
Gli studi volti a identificare il rapporto causale tra il regime alimentare e la formazione di calcoli sono limitati dalla difficoltà di raccogliere e analizzare i dati sulle varie componenti dei nutrienti assunti. Un pattern alimentare regolare, aumentando la contrazione della colecisti, riduce la stasi di bile, fattore di rischio per la formazione di cristalli di colesterolo.
Il dato più significativo, supportato da vari studi epidemiologici, è rappresentato dall’associazione tra dieta ipercalorica, ricca di proteine animali e grassi, e colelitiasi. Tra i nutrienti, che sono stati più frequentemente analizzati, in associazione alla colelitiasi, vi sono i grassi, gli zuccheri, gli alcolici e le fibre.
Alimenti Consigliati
- Pane, fette biscottate, cereali per la prima colazione, biscotti secchi, pasta, riso, polenta, orzo, farro possibilmente integrali.
- Frutta matura e verdura di stagione (variando i colori per favorire un idoneo introito di vitamine e sali minerali).
- Carni sia rosse che bianche, magre e private dal grasso visibile.
- Affettati, prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo, privati del grasso visibile (1-2 volta a settimana).
- Pesce, fresco e surgelato.
- Latte e yogurt parzialmente scremati.
- Formaggi freschi e stagionati un paio di volte a settimana in sostituzione di un secondo piatto di carne o uova, come 50 grammi di parmigiano o grana padano, consigliabile anche come sostituto del sale per insaporire i primi (un cucchiaio 10 grammi).
- Acqua, almeno 1,5 litri al giorno, da distribuire durante l’arco della giornata.
- Olii vegetali polinsaturi o monoinsaturi come l’olio extravergine d’oliva, l’olio di riso o gli oli monoseme: soia, girasole, mais, arachidi (per il loro potere calorico controllare il consumo, dosandoli con il cucchiaio).
- Uova.
- Frutta secca.
Alimenti da Evitare o Limitare
- Ciccioli e strutto.
- Pesci grassi e frutti di mare.
- Carni grasse, affumicate, marinate e salate.
- Selvaggina e frattaglie.
- Formaggi piccanti e fermentati.
- Latte intero.
- Grasso visibile di carni e affettati.
- Cibi da fast-food ricchi di grassi idrogenati (trans), presenti anche in molti prodotti preparati industrialmente, e piatti già pronti.
- Dolci quali torte, pasticcini, gelati, budini. In particolar modo quelli farciti con creme.
- Bevande zuccherate.
- Sale. E’ buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura e limitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia).
Studi di associazione tra il consumo totale di grassi e il rischio di formazione di calcoli hanno evidenziato come un elevato consumo di grassi saturi sia associato a un maggior rischio di colelitiasi. Al contrario, i grassi poli- e monoinsaturi potrebbero avere un ruolo protettivo verso la formazione dei calcoli.
Una dieta ricca di fibre e di calcio, inoltre, ridurrebbe la quantità di acidi biliari idrofobici. Una dieta povera di fibre porterebbe a un aumento della secrezione di acidi biliari secondari, a causa di una ridotta motilità intestinale. Al contrario, una dieta ricca di zuccheri raffinati aumenterebbe il rischio di formazione di calcoli per l’aumento della sintesi di colesterolo, secondario a un aumento dei livelli di insulinemia.
La supplementazione di vitamina C avrebbe un ruolo protettivo verso formazione di calcoli. Infatti, la conversione del colesterolo in acidi biliari richiede la 7-alfa-idrossilazione e un appropriato contenuto di vitamina C negli epatociti. Pertanto, un deficit di vitamina C potrebbe aumentare il rischio di formazione di calcoli.
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I dati sul consumo di caffeina, contenuta in caffè, tè nero e “soft drinks”, sono controversi. Il consumo moderato di alcolici è stato correlato a un effetto protettivo verso la formazione di calcoli. Una possibile spiegazione dell’effetto protettivo di un consumo moderato di alcolici risiede nella capacità dell’alcol d’indurre un aumento della frazione di HDL e nell’associata riduzione della saturazione di colesterolo. Tuttavia, in considerazione dell’effetto deleterio dell’alcol sulla salute in generale, la sua assunzione non può essere raccomandata per la prevenzione dei calcoli.
Grassi Transgenici: Cosa Sono e Dove si Trovano
Un acido grasso trans - o comunemente grasso trans - è essenzialmente un acido grasso insaturo. I grassi transgenici si trovano in piccole quantità nel latte, nel burro, nella carne d’agnello e di manzo. Molte industrie alimentari usano i grassi transgenici, idrogenando parzialmente la loro struttura, e quindi cambiandola. Questa configurazione chimica “modificata” aiuta a migliorare il gusto, a prolungare la conservabilità del prodotto e a renderlo più economico.
Essi abbassano il grado di colesterolo buono (colesterolo HDL) e aumentano invece il colesterolo cattivo (colesterolo LDL), incrementando il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche. Essi portano all’aumento di peso e al diabete.
Ecco alcuni esempi di cibi che potrebbero contenere grassi trans:
- Torte, dolci e pasticcini (soprattutto con glassa).
- Biscotti e cracker.
- Margarina, burro e lardo.
- Popcorn in busta.
- Patatine dei fast-food.
- Alimenti surgelati.
- Gelati.
- Caramelle alla crema.
- Burro d’arachidi.
Il Regolamento 649/2019 fissa a 2% (2 gr di acidi grassi per 100 gr di grasso) il limite massimo per gli acidi grassi trans industrialmente prodotti, in tutti quegli alimenti destinati al consumatore finale e al commercio al dettaglio.
Consigli Comportamentali
In caso di sovrappeso o obesità si raccomanda la riduzione del peso e del “giro vita” ossia la circonferenza addominale, indicatore della quantità di grasso depositata a livello viscerale. Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell’uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato”, valori superiori a 102 cm nell’uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un “rischio elevato”.
Evitare un calo di peso troppo veloce che può determinare la comparsa di calcoli biliari e inoltre un regime dietetico troppo ristretto impedisce una buona compliance ed aumenta il rischio di recuperare rapidamente il peso perso.
Rendere lo stile di vita più attivo. Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana. La scelta va sempre effettuata nell’ambito degli sport con caratteristiche aerobiche, moderata intensità e lunga durata, come, ciclismo, ginnastica aerobica, cammino a 4 km ora, nuoto, più efficaci per eliminare il grasso in eccesso e prevenire la colelitiasi. Non fumare.
Ricette Consigliate
- Crema ricotta alle erbe
- Torta salata di farro con Grana Padano DOP e ricotta
- Insalata estiva al lime
- Fusilli con ricotta zucchine e arancia
- Cellentani con le melanzane
- Insalata di riso con zucchine e peperoni
- Passato di porri e patate
- Bruschette al pomodoro
- Insalata di orzo e bietole
- Trofie agli asparagi
Polipi della Colecisti
Una piccola parte è rappresentata da adenomi o da papillomi della parete, che sono considerati veri e propri tumori benigni della parete della colecisti. Esiste comunque una completa classificazione (fonte bibliografica) di queste lesioni che prevede la loro divisione in:
- tumori epiteliali o adenomi (tubulari, papillari, misti);
- tumori mesenchimali (emangiomi, lipomi, leiomiomi);
- pseudotumori (polipi di colesterolo, polipi infiammatori, adenomiomi, iperplasia adenomatosa).
Queste lesioni possono essere diagnosticate facilmente con l’ecografia con una sensitività del 90.1% e una specificità del 93.%.
Perché si formano?
La maggior parte delle lesioni polipoidi della colecisti si forma a causa dei calcoli. La colesterolosi che è alla base della formazione dei polipi nella parete della colecisti è caratterizzata dall’accumulo di trigliceridi in particolari cellule (i macrofagi) della parte di parete che si chiama lamina propria. Questo accumulo è quello che dà origine all’aspetto ecografico di piccoli polipi.
I polipi di colesterolo sono formati da queste cellule che contengono colestrerolo e che sono ricoperte da un singolo strato di cellule dell’epitelio. Il motivo della loro formazione tuttavia è sconosciuto. Alcuni scienziati pensano che queste lesioni possano derivare da depositi diretti di colesterolo che proviene dal colesterolo presente nel sangue, altri ritengono che steroli liberi possano essere trasferiti dalla bile alla mucosa che costituisce la parete della colecisti e che lo sviluppo dei polipi possa essere associato con un’alterata sintesi epatica del colesterolo stesso.
Sintomi e Diagnosi dei Polipi alla Colecisti
Le lesioni polipoidi della colecisti possono non dare origine ad alcun sintomo ed essere scoperte incidentalmente durante ecografie eseguite per altri motivi clinici. In altri più rari casi possono dare origini a processi infiammatori della colecisti (colicistite acuta) con l’insorgenza di dolore addominale, febbre anche elevata accompagnata spesso dal brivido e da ittero. Alcuni pazienti possono soffrire di vere e proprie coliche biliari.
In genere è l’ecografia a rappresentare il primo esame che rileva la presenza di un polipo all’interno della colecisti. L’esame viene eseguito generalmente per un qualunque motivo clinico e il rilievo del polipo è causale.
Trattamento dei Polipi alla Colecisti
Il trattamento delle lesioni polipoidi della colecisti non è definito in maniera assoluta da alcuna linea guida. Se un paziente è portatore di sintomi o ha sofferto di una colica biliare o di una colecistite, allora ha l’indicazione per eseguire l’intervento chirurgico di asportazione della colecisti, che si chiama colecistectomia e dovrebbe essere eseguita per via laparoscopica.
Per i pazienti che non hanno sintomi il discorso è più complesso. Le lesioni polipoidi della colecisti di diametro inferiore a 10 millimetri (1 centimetro) non sono lesioni maligne e non evolvono verso la malignità (fonte bibliografica). Tutte sono asintomatiche e tali rimangono per lunghi periodi. Non si tramutano in calcoli e nel 50% dei casi non variano di dimensioni per un periodo di 12 anni almeno.
I polipi di colesterolo della colecisti non richiedono, quindi, alcun trattamento, in considerazione del fatto che nel 95% dei casi non modificano mai le loro dimensioni. È comunque buona norma ricordarsi di tenerli sotto controllo, eseguendo un’ecografia addominale ogni anno per verificarne le dimensioni.
In pazienti che non presentano sintomi legati alla presenza del polipo, la colecistectomia può essere giustificata in ciascuno di questi casi. In particolare, può essere giustificato eseguire l’intervento quando venga riscontrata la presenza di una lesione polipoide della colecisti di diametro superiore al centimetro. L’alternativa all’esecuzione dell’intervento chirurgico è rappresentata da uno stretto monitoraggio del diametro di queste lesioni, con l’esecuzione di un’ecografia ogni tre mesi.
Dieta Post-Colecistectomia
Considerata la premessa operata nella parte introduttiva, i pazienti sottoposti a colecistectomia possono seguire una dieta assolutamente normale. Non solo, quelli in cui l'intervento è legato ad episodi ricorrenti di coliche biliari associate a calcolosi, possono addirittura ampliare le proprie scelte alimentari rispetto al periodo pre-operatorio.
Al risveglio dall'anestesia generale, il paziente operato di colecistectomia potrà bere qualche sorso d'acqua secondo le indicazioni mediche.
Dopo un intervento di colecistectomia e con l’aggiunta delle complicanze del suo caso la dieta va attentamente tenuta sotto controllo. Partendo dal principio che non vedendola io posso solo darle dei consigli generali la invito a consultare il suo medico che saprà consigliarle un dietologo.
Ecco i miei consigli generali per alimentazione adatta a chi ha subito colecistectomia e ha un fegato a rischio. Sono da evitare tutti gli alimenti contenenti grassi saturi (di origine animale, come il burro, lo strutto, i grassi della carne, dei formaggi e latticini), gli alcolici e i superalcolici di ogni genere - vino, birra, distillati).
Si possono magiare, in quantità adeguate al peso e allo stato generale di salute: frutta fresca e verdura in abbondanza (ricche di fibre, vitamine, antiossidanti e minerali), ortaggi e cibi amari quali tarassaco, carciofo, cardo, lattuga romana e broccoli (aiutano a pulire il fegato), riso, pasta e pane integrali, carni magre bianche e pesce (prediligendo le cotture al vapore), e anche latte scremato, yogurt magro e formaggi freschi (ricotta magra).
Piante Medicinali Utili
- Il cardo mariano è un tonico prezioso per il fegato, lo protegge anche dalle intossicazioni grazie alla silimarina; stimola lo svuotamento della cistifellea e il flusso della bile.
- Gli oli naturali presenti nelle foglie della menta piperita possono accelerare il flusso biliare.
- Il rosmarino regola la produzione della bile, contrasta gli spasmi della colecisti, migliora il metabolismo dei grassi.
- Il tarassaco facilita la funzionalità del fegato in generale e incrementa la produzione di bile, limitando quindi l'accumulo di colesterolo e calcio, tra le principali cause della formazione di calcoli.
- L'ortica aiuta la digestione e migliora l’assimilazione dei cibi grazie alla creatina, capace di stimolare il succo pancreatico e i movimenti muscolari di stomaco e cistifellea.
Rispetto agli altri grassi alimentari, l'olio di oliva presenta una azione più efficace sulla tonicita della cistifellea, senza però provocarne violente contrazioni. Per questo effetto benefico, conosciuto dagli antichi medici, già nel 1888 si riconosceva che "l'olio di oliva è un medicamento di cui la fisiologia ha dimostrato l'azione colagoga incontestabile".