Agosto è un mese cruciale per l'apicoltore, un periodo in cui, nonostante le vacanze, è necessario dedicare attenzione alle api per prepararle al meglio alla stagione invernale. Questo è un periodo duro per le api a causa del caldo intenso, dell'assenza di raccolti e dei danni causati dalla varroa. Prima si interviene per risolvere questi problemi, meglio è.
L'Importanza dell'Alimentazione Proteica
L'alimentazione proteica è fondamentale per le api, sia per lo sviluppo e la corretta funzionalità delle ghiandole ipofaringee (preposte alla produzione di gelatina reale), sia per l'allevamento della giovane covata. Inoltre, è essenziale per la formazione del cosiddetto corpo grasso, un tessuto di riserva che permette di immagazzinare sostanze alimentari già elaborate, rendendo disponibili all'organismo i nutrimenti nei momenti di difficoltà (avversità climatiche e, soprattutto, inverno). Questo garantisce all'ape una maggiore sanità e longevità.
La formazione di un corpo grasso ottimale diventa tanto più importante nelle zone dagli inverni freddi, dove le api utilizzano sostanze catalizzatrici come vitamine e oligoelementi per produrre calore a partire dall'alimento zuccherino. Se questi non sono contenuti nel cibo, le api sono obbligate ad attingere dalle proprie riserve, influenzando negativamente la durata di vita delle api.
In condizioni normali, l’ambiente circostante è in grado di garantire tutto l’apporto nutritivo di cui necessitano le api. L’alveare in questi casi ha una certa autonomia, in funzione sia della quantità e qualità dei nutrimenti immagazzinati, sia della forza della famiglia stessa.
Integrazione Proteica: Il Polline
Una pratica comune è raccogliere favi di polline o solo polline, tramite trappole, da immagazzinare in congelatore o da disidratare a basse temperature (utilizzando solo un deumidificatore, senza essiccazione). Questo polline può essere riutilizzato in periodi di scarsa importazione pollinifera. È la soluzione più logica e naturale per le api, ma richiede un notevole impegno per la raccolta nel periodo di “abbondanza” e rappresenta un costo per l’azienda, sia per la raccolta/conservazione sia, caso frequente tra gli apicoltori, di acquisto presso aziende già impegnate nella raccolta del polline per scopi commerciali.
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Il polline somministrato alle api deve essere valido dal punto di vista proteico (ottimi i pollini primaverili), raccolto tempestivamente nelle trappole (per evitare l'insorgenza di muffe) e, soprattutto, esente da elementi potenzialmente tossici (fungicidi, neonicotinoidi, residui di prodotti acaricidi). Somministrare del “buon” polline è, probabilmente, la migliore forma di integrazione proteica, ma ha un costo o richiede un impegno.
Alternative al Polline
Nel caso in cui non si possa utilizzare il polline, ci sono diverse alternative:
- Farina di soia: Deve essere stata sottoposta a processi per la riduzione della frazione oleosa a livelli inferiori al 7% (livelli superiori risultano nocivi per l’ape). Essa contiene circa il 50% di proteine ed è scarsa dell’amminoacido triptofano. Non è molto appetita dalle api, ma è poco costosa.
- Lievito di birra: Il contenuto in proteine è generalmente inferiore a quello della soia. L’appetibilità è generalmente bassa.
- Latte in polvere: Sono in generale molto appetiti dalle api. Il livello di proteine è di circa il 50% e il contenuto di grassi si attesta intorno al 7%. Sono i più completi dal punto di vista amminoacidico. Il valore biologico delle sue proteine è secondo solo all’uovo intero, sebbene la quantità di glucidi sia piuttosto elevata. Il contenuto vitaminico del latte è completo, tuttavia i processi di liofilizzazione tendono ad abbatterne considerevolmente la quantità e la qualità. E’ un alimento molto ricco in sali minerali e non presenta particolari problemi di conservazione.
Canditi Proteici
Da diversi anni esistono sul mercato canditi proteici pronti all’uso. Nel caso, invece, si volesse procedere artigianalmente nella preparazione, sarà necessario prestare attenzione ad alcuni particolari. Uno di questi è rappresentato dal rapporto tra frazione proteica e massa complessiva: è importante che la quantità di proteine rappresenti nel complesso il 10-15% della miscela in peso, mentre concentrazioni maggiori potrebbero essere addirittura nocivi per le api.
L’aggiunta di zucchero risulta quindi necessaria per adeguare le proporzioni: ottimo lo zucchero a velo, che può rappresentare oltre il 50% della sostanza secca, ma anche lo sciroppo zuccherino può essere impiegato, purché a concentrazione almeno del 70%, per ridurre le possibilità di fermentazione del prodotto.
Dal punto di vista operativo, l’impasto finale potrà essere ripartito in masserelle da 200 a 500 grammi, confezionate in sacchettini o vaschette di plastica e potranno essere utilizzate immediatamente o riposte in congelatore per la conservazione fino al momento della distribuzione. Alle api va somministrata una tortina ogni 7-10 giorni. In alveari piccoli la dose può ridursi a 100 grammi ogni due settimane.
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Nutrizione Proteica: Quando e Perché
Se finora all’alimentazione zuccherina ricorrono numerosi apicoltori e si è dimostrata particolarmente efficace nell’allevamento delle famiglie, la nutrizione proteica, invece, non è mai stata largamente praticata. Attualmente la nutrizione proteica è adottata con sistematicità nelle aziende che moltiplicano le api per produzione di pacchi o di nuclei, mentre nelle attività dedite alla produzione di miele rappresenta uno strumento da utilizzare in situazioni di “emergenza” nutrizionale, che ha come obiettivo primario quello di conservare al meglio le capacità vitali dell’alveare e di renderlo così meno soggetto all’attacco delle patologie, che altrimenti accelerano pesantemente lo spopolamento ed il collasso degli alveari.
Gestione dell'Alveare in Agosto
Oltre alla nutrizione, ci sono altre operazioni importanti da eseguire in agosto:
- Rimozione dei melari: Se ci troviamo alla presenza di un solo melario l’apiscampo va inserito almeno un giorno prima tra il nido e il melario, altrimenti tanti giorni prima quanto sono i melari da togliere da ogni alveare.
- Controllo della varroa: I trattamenti contro la varroa dovrebbero essersi già terminati, in caso contrario, è opportuno non rimandare ulteriormente. La varroa indebolisce le famiglie al punto che queste vengono saccheggiate dalle famiglie più forti. Bisogna sempre fare un test sulla percentuale di caduta della varroa. A trattamenti ultimati è molto utile effettuare un test con lo zucchero a velo ad alcuni alveari a campione casuale, per capire se tutto è andato come dovuto ed il carico di varroa si è effettivamente ridotto. Infatti, non sempre le cose vanno come dovrebbero, e non è il caso di rendersene conto solo quando ormai è troppo tardi.
- Rinnovo dei favi: Approfittando del blocco di covata che abbiamo effettuato possiamo eliminare i favi più vecchi e rovinati, stringendo un po’ le famiglie. Togliendo i favi vecchi eliminiamo contemporaneamente anche un sacco di patogeni che si sono accumulati al loro interno; in fine, riducendo lo spazio a disposizione lo sviluppo della nuova covata sarà più compatto e sano.
- Livellamento delle famiglie: Un’operazione che comunque porta dei vantaggi consiste in una grossolana livellatura delle famiglie, se alcune sono molto popolose, sicuramente non risentiranno se gli sottraiamo qualche favo con api e covata in favore di alveari deboli che altrimenti andrebbero incontro all’inverno con poche possibilità di superarlo, ovviamente per evitare che le api ritornino nell’alveare di partenza è necessario portare tutto in un’altra postazione ad almeno tre chilometri.
- Comfort delle api: Se come sempre in questa stagione il caldo è torrido, portare gli alveari in postazioni ombreggiate oppure proteggere dal sole diretto con installazioni di reti ombreggianti, questo sicuramente porterà a dei benefici, anche se non quantificabili, soprattutto se si tratta di piccoli sciami che hanno difficoltà a controllare la temperatura all’interno delle arniette (portasciami); infatti, non è raro in questo periodo che famiglie troppo piccole posizionate in posti soleggiati abbandonino la loro dimora in blocco come se sciamassero.
Preparazione all'Invernamento
Si dice spesso che dall’invernamento dipende la riuscita della stagione successiva: in realtà la preparazione alle fasi successive dell’allevamento rappresenta sempre la carta vincente dell’apicoltore provetto. L’obiettivo è chiaro: si deve arrivare alle porte dell’inverno con famiglie sufficientemente forti e sane dotate di scorte adeguate: premesse indispensabili per un buon invernamento.
Approssimativamente se in val d’Adige sopravvivono bene famiglie anche su 4 telaini, con opportuni accorgimenti, in montagna bisognerà invece contare su almeno sei - sette favi colmi di api. Il mese di agosto tuttavia si presta poco ai travasi di api da una famiglia all’altra, dato che le api sono propense al saccheggio e quindi sono anche all’erta contro l’intrusione di estranee. Ogni operazione deve essere fatta con estrema cautela.
È possibile comunque unire famiglie con il sistema del foglio di giornale frapposto. Per i neofìti ricordiamo questa semplicissima tecnica di unione: si sovrappongono le famiglie da unire separate solo da due fogli di giornale punti con un chiodino sottile per consentire il passaggio degli odori; in poche ore le api “simpatizzano” confondendo i propri odori ed entro un giorno avranno provveduto ad allargare i fori entrando in diretto contatto. Comunque non c’è fretta di riequilibrare le famiglie ed eventuali aggiustamenti si potranno fare più favorevolmente quando la stagione sarà un po’ più fredda e le api penseranno meno ai saccheggi.
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Invernamento dei Nuclei di Riserva
Molti apicoltori usano invernare anche qualche piccola famigliola per avere in primavera delle regine di riserva nel caso si trovassero delle famiglie orfane. Naturalmente le famigliole piccole hanno bisogno di essere invernate con la massima cura: si possono mettere due famigliole in una stessa arnia con il diaframma, così si scambiano un po’ di calore, oppure si devono invernare in cassette piccole e ben coibentate.
Scorte di Miele e Nutrizione Artificiale
Ora è più importante integrare le scorte di miele, stando attenti a non provocare saccheggi. Le famiglie devono essere invernate con sufficienti riserve che possono essere stimate in una decina di chilogrammi per una famiglia forte. Anche se l’inverno è lontano, il momento più propizio per nutrire le api con la nutrizione artificiale è dalla metà di agosto alla fine di settembre: nutrendo con il dovuto anticipo le api avranno il tempo di disidratare l’alimento.
Al contrario poi di quanto si consiglia in primavera, si dovrà nutrire con pochi interventi per evitare di indurre l’effetto di stimolo della covata che in questa stagione non è più gradita in quanto richiede uno sforzo eccessivo da parte della famiglia provocando un invecchiamento precoce delle api.
Nutrizione Artificiale: Quando e Come
Per diversi motivi un apicoltore può aver bisogno di nutrire le api in modo artificiale.
- Sei verso la fine della stagione produttiva e ti accorgi che essi hanno poche scorte per superare l'inverno.
- La stagione produttiva è nel suo pieno (può capitare spesso nella prima primavera ma a volte anche in estate se si verifica una forte siccità) e, a causa di eventi climatici particolarmente avversi, le scorte sono finite e l'eventualità che gli alveari muoiano di fame è molto alta. Devi intervenire urgentemente con l'alimentazione di emergenza o di soccorso.
- Manca circa una quarantina di giorni dalla fioritura principale e, fatti i calcoli, se la stagione non ti aiuterà con copiose fioriture che stimolano la regina a produrre sufficiente covata, i tuoi alveari non arriveranno con la dovuta forza al raccolto.
Tradurre in una regola di validità universale la quantità di miele che gli alveari devono avere nel nido come scorte invernali purtroppo non è possibile. Essa infatti varia a seconda della zona climatica nella quale ti trovi ad operare, inoltre ogni inverno è diverso e quindi le necessità variano di anno in anno.
Tuttavia, possiamo teorizzare che una media di 20 kg di miele di scorta in un alveare Dadant da 10 favi può, di norma, essere sufficiente alle colonie per arrivare alla primavera successiva. Prima di decidere come comportarti con la nutrizione è importante sapere che le scorte di miele non sono solo una utile fonte di sostentamento della colonia durante il suo periodo di inattività forzata. Sono anche di fondamentale aiuto alla colonia per riuscire a mantenere costante la temperatura e, quindi, consumare poche scorte durante la stagione fredda.
Prima di nutrire gli alveari per integrare le scorte, è estremamente importante visitarli per poter giudicare se questo intervento sia davvero necessario. Non si tratta solo di fare economia sulla nutrizione: gestire bene questa tecnica apistica significa eliminare alcuni inconvenienti che potrebbero verificarsi nella successiva primavera. Eccessive scorte ancora presenti nei favi in questa stagione ritardano infatti la ripresa della famiglia, perché la regina non ha sufficienti cellette a disposizione per deporre le uova.
Candito vs Sciroppo
Come regola generale la migliore nutrizione degli alveari è sempre attraverso la somministrazione di candito. Il candito non stimola le api, non stimola neppure le loro malattie e le api lo consumano solo in caso di necessità impellente.
La sua utilità nel periodo pre invernamento delle colonie ha luogo quando nel nido dell’alveare ci sono davvero pochissime scorte. Per velocizzare la sua preparazione ti conviene scaldare l'acqua intorno a 80°C ed in seguito versare lo zucchero, rimestando per una decina di minuti. Mentre per far sì che si mantenga a lungo puoi utilizzare, come conservante e anti fermentativo, il timolo in polvere nella quantità di 1 g che in precedenza avrai solubilizzato in 5 ml alcol; questa quantità è sufficiente per 15 litri di sciroppo. O anche dell’acido formico: 2 ml per ogni litro di sciroppo.
Altro consiglio importante: gli intervalli di tempo durante il quale somministrerai lo sciroppo per arrivare al quantitativo voluto, devono essere brevi e il nutritore riempito fino alla sua massima capacità. Lo sciroppo, però, deve essere somministrato solo se le api hanno la possibilità di uscire per defecare.
Lo zucchero che le api preferiscono e che tutte le ricerche scientifiche tendono a considerare il migliore perché non diminuisce l'aspettativa di vita delle api è il saccarosio, ovvero il semplice zucchero da cucina.
Naturalmente il migliore alimento zuccherino in assoluto, dal punto di vista nutrizionale, è il miele ed è così ovvio che non ci sarebbe neppure il bisogno di dirlo; ma restituire alle api il miele può essere un’operazione che riserva delle spiacevoli sorprese. La prima è di tipo sanitario: se il miele è di dubbia provenienza, potrebbe essere veicolo di malattie, quali la peste americana; e a questo puoi ovviare utilizzando sempre il tuo miele. Il secondo rischio è quello di innescare fenomeni di saccheggio.
In ogni caso, è importante sottolineare che qualsiasi alimento zuccherino tu decida di somministrare alle api questo deve essere di ottima qualità. Sia nel caso che lo acquisti o che lo prepari personalmente, è fondamentale valutare se i singoli componenti siano adatti ad una alimentazione sana delle api; ci sono degli zuccheri quali galattosio, mannosio e lattosio che a certe concentrazioni possono essere tossici. Molto tossici sono anche quegli alimenti troppo ricchi di minerali.
Un altro elemento tossico è il 5-idrossimetilfurfurale (HMF) che è il prodotto di degradazione degli zuccheri, soprattutto il fruttosio, universalmente riconosciuto come uno dei principali composti che indicano il deterioramento nella qualità di una vasta gamma di alimenti, tra cui il miele. È stato osservato che sciroppo o candito somministrato alle api con dosi alte di HMF influenzano l’aspettativa di vita delle operaie.
Tipi di Nutritori
In commercio esistono una miriade di attrezzature adatte alla somministrazione dello sciroppo. Il vantaggio maggiore del nutritore cilindrico sta nella rapidità con la quale è possibile somministrare lo sciroppo. Il nutritore a depressione è il nutritore più utilizzato nell'apicoltura industrializzata dei paesi nordici per integrare le scorte invernali. Il nutritore a tasca ha alcuni vantaggi rispetto agli altri. Intanto lo puoi utilizzare anche come diaframma e poi permette alle api di ingerire lo sciroppo ad una temperatura più consona.
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