La pandemia in corso di COVID-19 ha spinto la comunità scientifica a concentrarsi sulla ricerca e sviluppo di strategie per combattere l’infezione da SARS-CoV-2. L’unico modo informato per identificare nuovi antivirali passa attraverso la conoscenza della struttura tridimensionale delle proteine del virus, responsabili dell’infezione delle cellule e della replicazione virale.
Che cos'è la proteina Spike?
Una tra le proteine bersaglio del virus più interessanti a questo scopo è la proteina Spike (S). Questa proteina decora la superficie del virus formando delle protuberanze caratteristiche (facendolo sembrare una corona - da cui il nome “Coronavirus”).
La proteina Spike è una glicoproteina composta da due subunità, S1 e S2, unite da un ponte di-solfuro. Si tratta di un componente chiave del virus SARS-CoV-2, con diverse caratteristiche che ne determinano la pericolosità:
- Antigene di superficie: È la "carta d'identità" del virus, essenziale per il riconoscimento da parte del sistema immunitario.
- Receptor Binding Domain (RBD): Questa regione, presente sulla subunità S1, funge da chiave di accesso per permettere al virus di infettare le cellule umane.
- Neurotossina: La Spike ha affinità con il tessuto nervoso, causando processi infiammatori patogenetici a carico dei nervi e del sistema nervoso.
Struttura della proteina Spike
Nel giro di due mesi dai primi casi di COVID-19, due gruppi di ricerca hanno determinato in modo indipendente la struttura della proteina Spike utilizzando la criomicroscopia elettronica [1],[2], facendo vedere che essa è costituita da tre catene uguali associate (si dice che è “trimerica”) e costituita da una regione che somiglia al gambo di un fiore con, al posto della corolla, la regione essenziale per il contatto con le cellule da infettare (chiamato RBD, dall’inglese receptor-binding domain, “dominio che lega il recettore”).
Questa parte della molecola è flessibile come una banderuola al vento, ed è in grado di “cercare” nei dintorni il recettore ACE2 con cui interagire.
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La struttura cristallografica del dominio che lega il recettore (RBD, colorato in rosa) di Spike unito alla parte extracellulare dell’enzima ACE2 (in blu chiaro) mostra in dettaglio quali parti delle due molecole sono coinvolte nell’adesione tra virus e cellula.
Due catene sono rappresentate tramite la superficie molecolare che evidenzia la forma generale della molecola. La catena S1 è colorata in verde, con in rosso la porzione che serve ad interagire con il recettore ACE2 per infettare le cellule. La catena S2, che contiene la parte della molecola necessaria per l’ingresso del virus nella cellula, è colorata in giallo.
Perché visualizzare la struttura della proteina Spike è essenziale per sviluppare nuovi farmaci?
Immaginate di dover svitare un bullone e non avere le chiavi inglesi a disposizione: se vedete la forma del bullone e le sue dimensioni sarete in grado di forgiare (o di scegliere) la chiave delle dimensioni corrette per riuscire nel vostro scopo.
Nella criomicroscopia elettronica, molecole singole vengono irradiate con elettroni che tramite lenti sofisticatissime vengono focalizzati per darci analogamente l’immagine della densità elettronica.
Come funziona la proteina Spike?
La Spike attiva una serie di processi fisiopatologici che hanno implicazioni cliniche significative.
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1. Attivazione della cascata coagulativa
La Spike si comporta come un fattore estrinseco della coagulazione, provocando:
- Trombosi e fenomeni tromboembolici.
- Coinvolgimento dei vasi del microcircolo, come i vasa vasorum e i vasa nervorum, con possibili conseguenze gravi, tra cui:
- Paralisi del nervo ipoglosso (deviazione della lingua).
- Paralisi del nervo vago (arresto cardiaco).
- Tromboembolia polmonare.
- Microischemie encefaliche.
- Sciatalgie.
2. Altre patologie correlate
Pancreatite, diabete, epatiti, encefaliti e vasculiti (manifestazioni cutanee come porpora e petecchie).
3. Risposta immunitaria
Produzione di IgG e IgM, rilevabili attraverso test diagnostici specifici. Questi test permettono di identificare la presenza della proteina Spike, sia come antigene di superficie virale durante l’infezione da SARS-CoV-2, sia come prodotto di stimolazione delle cellule in seguito alla vaccinazione con mRNA.
In sintesi, la proteina Spike rappresenta una sostanza estranea e potenzialmente dannosa per il corpo umano.
Proteina Spike e Vaccinazione
Conoscere i meccanismi che portano allo sviluppo di reazioni avverse da vaccino anti-Covid è compito della vera scienza. Lo studio di come la proteina spike, sia endogena (dal virus) che esogena (dai vaccini), interagisca con vari tessuti e sistemi nel corpo è essenziale per una piena comprensione della sicurezza dei vaccini e delle terapie relative al COVID-19.
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Questo contribuisce a fornire una base scientifica per ulteriori indagini sugli eventi avversi, potenzialmente guidando a protocolli di segnalazione più rigorosi e a un'approfondita valutazione del profilo di sicurezza dei vaccini.
La patologia indotta dai prodotti inoculati potrebbe simulare la patologia causata dal virus stesso, a motivo della somiglianza tra la proteina spike presente nei vaccini e quella del virus SARS-CoV-2. Un altro punto chiave riguarda la distribuzione delle nanoparticelle lipidiche del “vaccino” nel corpo.
Sul piano dell’efficacia dei vaccini si constata che essa è andata diminuendo di mese in mese, mentre emergeva che i prodotti biogenetici non erano in grado di impedire la diffusione del virus.
Infiammazione e Proteina Spike
L’infiammazione è un fenomeno complesso che ha doppia faccia: difensiva e offensiva ed è per questo che è difficile capirla e controllarla. Quanto alla Spike, essa è in grado di scatenare un’infiammazione eccessiva sia direttamente, perché si lega a piastrine e leucociti attivandoli, sia indirettamente, perché le cellule che la producono sono attaccate e distrutte dal sistema immunitario dell’ospite.
I flavonoidi naturali (Esperidina e Quercetina) hanno importanza nel contrastare la Spike, bloccando direttamente la molecola e modulando l’infiammazione.
Danni da Vaccino e Cure Efficaci
Poiché le nanoparticelle e poi le proteine Spike vanno un po’ dappertutto, qualsiasi organo può essere attaccato, anche se ancora non si è capito bene perché ad alcuni insorgono malattie cardiache, altri ormonali, altre neurovegetative, altri cutanee, altri osteoarticolari e via dicendo.
Non sarebbe corretto consigliare determinati prodotti in assenza di prove sicure di efficacia. Il consiglio generale è cercare bravi medici nel campo della patologia che si lamenta, che si occupano della persona senza pregiudizi. Ci sono dei medici che “non credono” alle persone che lamentano danni da vaccino, fino al punto da considerarle malati immaginari.
Il Futuro della Proteina Spike
La Spike resterà finché ci sono coronavirus SARS in circolazione, ma come si è visto ormai la patologia dal virus cinese e derivati non fa più paura, la specie umana si è adattata al virus e viceversa.
Esiste la possibilità che possa ricomparire qualche variante pericolosa, a causa dei laboratori che coltivano virus patogeni e continuano a fare esperimenti a scopo commerciale e militare.
Il tentativo di trovare cure efficaci è sicuramente in atto, ci sono molti prodotti in studio.