Negli ultimi anni, alcuni farmaci sviluppati per il trattamento del diabete di tipo 2 hanno dimostrato di essere efficaci anche nel favorire la perdita di peso. I medicinali, noti come agonisti del recettore GLP-1, hanno attirato l’attenzione non solo della comunità scientifica, ma anche dei media e dell’opinione pubblica.
Cosa Sono i Farmaci Anti GLP-1 e Come Funzionano?
I farmaci agonisti del recettore GLP-1 imitano l’azione di un ormone prodotto naturalmente dall’intestino, il glucagon-like peptide-1, che regola la glicemia e l’appetito. Si tratta di diverse molecole in grado di stimolare la secrezione di insulina e di ridurre allo stesso tempo il rilascio di glucagone, un ormone secreto anch’esso dal pancreas, che aumenta i livelli di zucchero nel sangue.
Tra gli effetti indiretti di questi farmaci vi è un rallentamento dello svuotamento gastrico e un aumento del senso di sazietà. Nell’insieme questi farmaci aiutano a tenere sotto controllo la glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2 e, allo stesso tempo, a ridurre il peso corporeo.
Quali Farmaci Anti GLP-1 Sono Disponibili?
I principi attivi oggi maggiormente utilizzati sono:
- Semaglutide, meglio conosciuto con il nome commerciale Ozempic per il diabete e Wegovy per la perdita di peso.
- Liraglutide, con il nome commerciale di Victoza per il diabete e di Saxenda per la perdita di peso.
- Tirzepatide commercializzato come Mounjaro per il diabete e Zepbound per la perdita di peso), al momento approvato solo negli Stati Uniti.
Questi farmaci vengono somministrati tramite iniezioni sottocutanee con frequenza variabile, da giornaliera a settimanale. Sono soggetti a prescrizione medica e vengono impiegati secondo specifiche indicazioni.
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Per Chi Sono Indicati?
In Europa e negli Stati Uniti, i farmaci anti GLP-1 sono approvati per pazienti con diabete di tipo 2 che necessitano di migliorare il controllo glicemico. Inoltre, sono approvati per gli adulti con obesità (con indice di massa corporea ≥30) oppure in sovrappeso (con indice di massa corporea ≥27) associato ad almeno una comorbidità, tra cui ipertensione, dislipidemia o apnea del sonno.
La prescrizione per la perdita di peso richiede l’assenza di controindicazioni e deve essere accompagnata da modifiche dello stile di vita, che prevede di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata e svolgere attività fisica regolare.
Quanto Aiutano a Perdere Peso (e a Migliorare la Salute)?
I risultati degli studi clinici più recenti sul tema hanno dimostrato che i farmaci anti GLP-1 non solo favoriscono una perdita di peso significativa, ma hanno anche effetti benefici su diversi aspetti della salute metabolica.
Nello studio SURMOUNT-3, i cui dati sono stati pubblicati nel 2024, le persone trattate con tirzepatide hanno perso in media il 26,6% del loro peso corporeo dopo 72 settimane dall'inizio della terapia. Il gruppo che ha ricevuto un farmaco placebo ne ha perso invece solo il 3,8%. Risultati simili sono stati osservati nello studio SURMOUNT-4, con una riduzione del 26% del peso, anche senza ricorrere a programmi intensivi di dieta ed esercizio fisico. Nello studio STEP 1, la semaglutide ha portato a una perdita di circa il 15% del peso corporeo in 68 settimane.
In una review del 2025, pubblicata sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism, si è invece confrontata la semaglutide con la tirzepatide. Nei pazienti con diabete di tipo 2, la tirzepatide ha portato a una perdita di peso media di 11,2 kg, mentre la semaglutide a una diminuzione di 9,6 kg. Nelle persone senza diabete, le differenze sono risultate ancora più marcate a favore di tirzepatide. Gli autori sottolineano inoltre che, se il trattamento viene interrotto, il peso tende a risalire progressivamente, segnalando che l’obesità è una condizione cronica che richiede strategie di lungo periodo.
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Benefici Aggiuntivi Oltre la Perdita di Peso
Oltre alla riduzione del peso, alcuni studi hanno mostrato benefici aggiuntivi.
- Lo studio SELECT, pubblicato nel 2023, ha evidenziato che la semaglutide può ridurre del 20% circa il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari gravi, come infarto e ictus, in persone con obesità e malattie cardiovascolari preesistenti, indipendentemente dalla presenza di diabete.
- In una review pubblicata nel 2025 sulla rivista JHEP Reports, gli autori hanno invece evidenziato che la semaglutide e la tirzepatide possono migliorare i parametri epatici in persone con steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), riducendo la steatosi e migliorando gli enzimi del fegato. Questi risultati aprono la strada a un possibile ruolo dei farmaci anti GLP-1 nella gestione delle complicanze epatiche dovute all’obesità.
- Infine, in una review pubblicata nel 2025 sull’European Journal of Pharmacology, alcuni ricercatori hanno analizzato i dati di diverse metanalisi riguardanti adulti non diabetici con obesità o sovrappeso. I risultati hanno confermato che i farmaci anti GLP-1 possono portare a una perdita di peso significativa, un miglioramento di diversi parametri metabolici e una riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nelle persone predisposte.
Quali Sono gli Effetti Collaterali?
Gli effetti collaterali più comuni di questi farmaci sono nausea, vomito, diarrea e costipazione, generalmente di entità lieve e transitori, che si manifestano soprattutto nei primi mesi dopo l’inizio del trattamento.
Tra gli effetti indesiderati rari si possono ricordare infiammazioni del pancreas (pancreatite) e calcoli biliari.
Questi farmaci non sono adatti a tutti. Sono infatti sconsigliati in caso di storia familiare di carcinoma midollare della tiroide o in persone con gravi disturbi gastrointestinali.
Perché Se Ne Parla Così Tanto?
L’efficacia nella perdita di peso, unita alla popolarità sui social media perché utilizzati da molte celebrità, ha generato un’alta richiesta di questi farmaci, sollevando diversi interrogativi etici e sanitari, in particolare su come gestire l’equità di accesso a trattamenti innovativi molto richiesti e su quanto sia opportuno utilizzarli per fini estetici.
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Tra il 2023 e il 2024 si è verificata una carenza temporanea di scorte a livello internazionale. In diversi Paesi, tra cui l’Italia, le farmacie hanno segnalato difficoltà nel reperire i medicinali, con conseguenze per i pazienti con diabete di tipo 2 che li utilizzavano per il controllo della glicemia. In alcuni casi, le agenzie regolatorie come AIFA ed EMA hanno raccomandato di dare priorità di accesso a chi aveva reali necessità cliniche, scoraggiando l’uso improprio o non autorizzato.
Cosa Aspettarsi per il Futuro?
La ricerca su questi farmaci continua: sono in corso studi su nuove molecole e combinazioni più efficaci.
È la semaglutide, prodotta dalla danese Novo Nordisk e approvata per tutt’altra indicazione: combattere il diabete. Ma come effetto collaterale non previsto è emersa una notevole capacità di far diminuire i chili di dosso per cui della “prescrizione” si sono impossessati, in folla, uomini e donne con gli zuccheri perfettamente a posto nel sangue, ma, appunto, gravati da adipe. Su 5 milioni di americani che hanno preso questo farmaco nel 2023, 4 su 10 l’hanno preso solo per arrivare al peso forma senza fatica.
Dopo questi exploit la Novo Nordisk ha pensato bene di “separare” i componenti che si sono rivelati dimagranti dal resto del farmaco anti-diabete e presentare un prodotto dedicato espressamente all’obesità, col beneplacito sia della Food and Drug Administration (Fda) americana sia della European Medicine Agency (Ema) per l’Europa.
Ma non ci saranno altri effetti collaterali dannosi in questa sostanza “miracolosa” che ha riempito di miliardi su miliardi la casa produttrice? A dissipare il dubbio è arrivata ora su Jama Internal Medicine una ricerca della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, a Filadelfia (Usa), condotta dallo psichiatra Thomas Wadden, specialista nei problemi di obesità.
L’analisi è stata compiuta su 3.377 persone su 4 livelli per un anno e quattro mesi, escludendo a priori dall’indagine individui che già avevano o avevano avuto una diagnosi di depressione o tentativi di suicidio alle spalle. Lo studio è stato fatto col prodotto specifico per l’obesità con 2,4 mg di semaglutide messo a confronto con la somministrazione di placebo.
Ha dichiarato il dottor Wadden: «Le prove fatte con la semaglutide 2,4 mg mostrano che vi è una diminuzione del peso e un miglioramento di varie complicazioni legate all’obesità. C’è poi la sicurezza che persone senza problemi mentali non si troveranno con un aumentato rischio di depressione, pensieri o comportamenti suicidari. In un’indagine specifica, lo Step 4, è emerso un 1 per cento di partecipanti che avevano avuto pensieri o gesti legati al suicidio nel periodo dell’indagine, ma si è anche visto che la stessa percentuale ricorreva in chi aveva assunto il farmaco e chi invece il placebo. Cifre, del resto, corrispondenti ai valori nella popolazione generale.
In un editoriale di accompagnamento alla ricerca di Thomas Wadden, i professori Timothy S. Anderson dell’università di Pittsburgh e Deborah Grady dell’Università della California a San Francisco scrivono: «Questi studi sono rassicuranti e supportano le conclusioni preliminari della Fda e dell’Ema secondo cui non esistono prove sufficienti per collegare gli agonisti del recettore Glp-1 all’ideazione suicidaria. Nessuno degli studi tuttavia risponde chiaramente alla domanda se gli agonisti del recettore Glp-1 peggiorino i sintomi nei pazienti con problemi di salute mentale preesistenti».
La professoressa Simona Bertoli, ordinaria di Scienze dietetiche applicate all’Università di Milano e responsabile dei Centri Obesità lombardi di Auxologico, così commenta la ricerca di Wadden: «Il tema del possibile influsso depressogeno del farmaco era doveroso in quanto i primi farmaci dimagranti comparsi anni fa avevano questo effetto collaterale negativo. Ci fu qualche caso di suicidio. Uno di questi preparati dovette essere ritirato. Ma c’è un altro sospetto di base: queste nuove sostanze che fanno perdere chili si basano sull’aumentato senso di sazietà. Fin qui sul fisico.
La professoressa Bertoli cambia il tiro: «Ma attenzione: il mangiare è anche un piacere. Al cibo a volte si ricorre con fini antidepressivi. Ora, se tolgo il cibo, potrebbe sparire anche il piacere che l’accompagna. Perché c’è una fame biologica, che ci accomuna a tutti gli animali, ma c’è anche una fame emotiva. Del cibo come felicità. Potrebbe essere rischioso toccare questo duo».
Continua la docente: «Il Glp-1che è la molecola del semaglutide è anche presente nel nostro organismo, l’ormone incretina, Glp-1 per l’appunto, prodotto dal nostro intestino, un ormone che fa bene per lo zucchero nel sangue, dunque per il diabete.
Efficacia e sicurezza di Semaglutide
L’efficacia e la sicurezza di semaglutide per la gestione del peso in associazione a un ridotto apporto calorico e a un aumento dell’attività fisica sono state valutate in quattro studi di fase IIIa in doppio cieco della durata di 68 settimane, randomizzati e controllati con placebo (trial STEP 1-4), che hanno arruolato un totale di 4.684 pazienti. Mediamente, il trattamento con semaglutide ha dimostrato una perdita di peso del 15%. L’efficacia è stata dimostrata indipendentemente da età, sesso, razza, etnia, peso corporeo basale, BMI, presenza di diabete di tipo 2 e livello di funzionalità renale.
Semaglutide riduce il peso corporeo e la massa grassa mediante un ridotto introito calorico grazie a una diminuzione generale dell’appetito. Inoltre, riduce la preferenza per gli alimenti ad alto contenuto di grassi.
Secondo quanto rilevato da uno studio pubblicato nel 2022 sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism, entro un anno dopo la sospensione di semaglutide sottocute 2,4 mg una volta alla settimana e dell’intervento sullo stile di vita (fase di estensione a lungo termine del trial SPEP-1, 68 settimane di trattamento), i partecipanti hanno riguadagnato i due terzi della loro precedente perdita di peso, con cambiamenti simili nelle variabili cardiometaboliche.
Nella gestione del peso semaglutide comporta principalmente effetti avversi di natura gastrointestinale. Durante il periodo di sperimentazione di 68 settimane si sono verificati nausea nel 43,9% dei pazienti, diarrea nel 29,7% e vomito nel 24,5%. La maggior parte degli eventi è stata di severità da lieve a moderata e di breve durata. Si è verificata stipsi nel 24,2% dei pazienti, di entità da lieve a moderata. Nei pazienti trattati con semaglutide, la durata mediana della nausea è stata di 8 giorni, del vomito 2 giorni, della diarrea 3 giorni e della stipsi 47 giorni.
A chi si può prescrivere l’Ozempic?
In Italia semaglutide (Ozempic®) è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) solo per il trattamento di adulti affetti da diabete mellito di tipo 2 non adeguatamente controllato, in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico: a) come monoterapia, quando l’uso di metformina è considerato inappropriato a causa di intolleranza o controindicazioni; b) in aggiunta ad altri medicinali per il trattamento del diabete.
Per quanto riguarda l’obesità, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha recepito la valutazione positiva dell’Agenzia Europea dei Farmaci (EMA) per semaglutide, approvando il farmaco anche per questa ulteriore indicazione, ma per ora non ne è prevista la rimborsabilità dal SSN. In sintesi, in Italia semaglutide ha l’indicazione anche per il trattamento dell’obesità, ma comunque solo a pagamento.
A questo proposito è interessante osservare che le aziende produttrici di farmaci agonisti GLP-1R stanno adottando diversi nomi commerciali per lo stesso prodotto, in relazione all’indicazione terapeutica specifica (diabete di tipo 2 o obesità). Questo è anche il caso di semaglutide, in commercio col nome di Ozempic® per il trattamento del diabete di tipo 2 e col nome di Wegovy® (non ancora disponibile in Italia) per l’obesità. La spiegazione è che per il controllo del diabete è sufficiente una dose non superiore a 1 mg per settimana di semaglutide (Ozempic®) per raggiungere il massimo effetto sulla glicemia, mentre per l’obesità serve raddoppiare la dose (2.4 mg per settimana) per perdere più di 10 kg di peso.
Visto il numero crescente di soggetti obesi, l’alto dosaggio necessario per ottenere anche solo una riduzione minima di peso, e i costi elevati del farmaco, si comprende come il SSN non possa per ora rimborsare la prescrizione di semaglutide per questi pazienti.
Va infine considerato un aspetto etico: la corsa all’uso di semaglutide da parte di chi è obeso o semplicemente in sovrappeso (nonostante i costi e la ripresa di peso alla sospensione del trattamento), attualmente mette a rischio la disponibilità di Ozempic® per la popolazione di pazienti con diabete di tipo 2 per cui il farmaco è indicato e rimborsabile dal SSN.