Pressione Alta e Proteine nelle Urine in Gravidanza: Cause, Sintomi e Gestione della Preeclampsia

La preeclampsia, conosciuta in passato come gestosi, è una patologia da non sottovalutare che colpisce circa il 3-5% delle donne incinte ed è una delle complicanze più serie della gravidanza.

Cos'è la Preeclampsia?

La preeclampsia è una complicazione della gravidanza caratterizzata da ipertensione (pressione alta) e spesso un‘elevata presenza di proteine nelle urine. Tale patologia si manifesta con l’insorgenza dell’ipertensione arteriosa materna associata a danno multiorgano. Un tempo veniva chiamata anche gestosi (termine ora in disuso nella letteratura medica) ed è correlata alla presenza di un’ipertensione gravidica, o cronica e preesistente, e di un aumento dei livelli di proteine nelle urine (proteinuria) uguali o superiori a 0.3 gr nelle 24 ore.

Più raramente, è possibile che la condizione si manifesti in forma atipica, ovvero in tempi non comuni. La preeclampsia post parto, più precisamente, può svilupparsi da una forma leggera di gestosi che non è stata riconosciuta durante la gravidanza. Questa condizione tende ad aggravarsi dopo il parto. Inoltre, è possibile che i farmaci presi durante la gravidanza ne abbiano nascosto i sintomi.

Ipertensione Gestazionale

Si parla di ipertensione gestazionale quando i valori (misurati in due momenti distinti almeno a distanza di sei ore) sono superiori a 140 mm Hg (pressione sistolica, la massima) e a 90 mm Hg (pressione minima, diastolica).

Proteinuria

Con il termine proteinuria si indica la presenza di proteine nelle urine, ovvero la fuoriuscita di proteine dal sangue attraverso i reni e la loro conseguente eliminazione nell’urina. In genere si procede alla raccolta delle urine per 24 ore, oppure si possono utilizzare dei dipstick, delle strisce che reagiscono all’urina. Nel dettaglio, si parla di proteinuria alta in gravidanza quando i valori superano i 300 mg al giorno.

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Quando Compare la Preeclampsia?

Compare, generalmente in modo improvviso, nella seconda parte della gravidanza, dopo le 20 settimane. La preeclampsia si manifesta raramente prima della 20° settimana di gravidanza. Frequentemente compare dopo le 24-26 settimane.

Cause e Fattori di Rischio

Da un danno generalizzato alle pareti dei vasi sanguigni materni e della placenta, l'organo che porta l’ossigeno e le sostanze nutritive al bambino, ma non sappiamo ancora esattamente quali siano le cause scatenanti di questa condizione una volta nota come gestosi in gravidanza o gestosi gravidica. Le vere cause della preeclampsia non si conoscono ancora bene: sappiamo che è collegata a difetti della vascolarizzazione della placenta.

Le condizioni che ne potrebbero favorire l’insorgenza possono essere tra le seguenti:

  • ipertensione preesistente alla gravidanza
  • anamnesi familiare con presenza di gestosi
  • precedente gravidanza con ipertensione o preeclampsia
  • età inferiore a 20 anni o superiore ai 40 (10% d’incidenza in più nel caso della primipara attempata, 4% in più nel caso di gravidanze successive)
  • gravidanze multiple (gemelli)
  • gestante nullipara, (cioè che non ha mai avuto gravidanze) più a rischio gestosi rispetto alla donna che ha già avuto gravidanze fisiologiche
  • obesità
  • diabete mellito o patologie renali
  • sindrome ovarica policistica
  • artrite reumatoide
  • lupus e altre malattie autoimmuni
  • trombofilie, problemi coagulativi ed ematologici

Alcuni ricercatori hanno rilevato che la carenza di vitamina D (presente nel pesce azzurro, nell’olio di fegato di merluzzo e nel tuorlo d’uovo) è associata all’insorgenza di preeclampsia. Anche lo stile di vita è stato considerato nella patogenesi dei disordini ipertensivi in gravidanza.

Statisticamente, circa il 20-25% delle donne in gravidanza con ipertensione cronica, diabete mellito o malattia renale cronica sviluppa la preeclampsia.

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Insufficienza Placentare

La preeclampsia, in particolare nelle forme precoci (<34 settimane di gestazione) e severe, si associa alla cosiddetta insufficienza placentare. L’insufficienza placentare è dovuta al fallimento del fisiologico processo di rimodellamento della circolazione uterina che pertanto presenta alte resistenze al flusso sanguigno, con conseguenti diversi gradi di ipoperfusione placentare; a ciò consegue restrizione di crescita fetale precoce (feto che non raggiunge il suo potenziale di crescita), e aumento del rischio di mortalità perinatale.

Sintomi della Preeclampsia

La preeclampsia è abbastanza subdola, spesso, infatti, la donna colpita non ha segnali specifici. I sintomi della preeclampsia sono a volte difficili da identificare, specialmente perché alcuni di essi possono essere erroneamente valutati come condizione normale della gravidanza. Purtroppo, non esiste un test unico per prevedere o diagnosticare la preeclampsia, diventa quindi fondamentale l’osservazione dei segni e dei sintomi correlati:

  • aumento della pressione del sangue
  • aumento della concentrazione delle proteine nelle urine (proteinuria)

Tra i sintomi che sembrano accompagnare spesso in caso preeclampsia ricordiamo:

  • mal di testa persistente
  • visione offuscata o sensibilità alla luce
  • gonfiore a viso e mani (anche i piedi potrebbero gonfiarsi, tuttavia è un sintomo comune a moltissime gravidanze sane)
  • dolore addominale
  • aumento di peso improvviso
  • urine schiumose
  • affaticamento generale
  • perdita di appetito
  • stanchezza
  • alterazioni del colesterolo nel sangue
  • nausea e vomito

Queste sensazioni possono tuttavia essere causate anche da altri disturbi, così come possono verificarsi anche in gravidanze sane.

Conseguenze della Preeclampsia

Il danno alle pareti dell'apparato vascolare materno porta a due conseguenze principali: da un lato, si producono sostanze nocive che danneggiano la circolazione della mamma. I sintomi: si va da disturbi della coagulazione e danni generalizzati agli organi, all'evoluzione in eclampsia, una patologia che si manifesta con convulsioni, perdita di coscienza e in alcuni casi emorragie cerebrali. La preeclampsia può progredire in eclampsia, una condizione più grave che comporta convulsioni e può essere pericolosa per la vita. La eclampsia richiede un trattamento immediato per prevenire danni permanenti o morte della madre e del bambino.

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I rischi principali sono quelli di ritardo o arresto della crescita, oltre ai rischi di una nascita prematura: quando insorge la preeclampsia, infatti, l'unica soluzione possibile per risolverla è il parto. L’alterata funzionalità della placenta può infatti far sì che la gestosi comporti dei rischi per il feto. È frequente la contrazione della crescita intrauterina, che si verifica quando il feto non può raggiungere il suo potenziale genetico di accrescimento. Un’altra complicanza che si correla alla preeclampsia è la nascita di un bambino prematuro, poiché talvolta vi è la necessità di anticipare il parto per salvaguardare la salute della mamma.

La gestosi può inoltre determinare, nella donna, una disfunzione d’organo (fegato e reni), un aggravamento del sistema cardio-respiratorio (saturazione inferiore al 90%, necessità di ossigenoterapia e intubazione, fino all’arresto cardiaco) e, ancora più raramente, complicanze a livello del sistema nervoso centrale (con convulsioni, emorragia cerebrale e coma). Si tratta di condizioni tanto gravi quanto rare che richiedono l’espletamento del parto in breve tempo, indipendentemente dall’epoca di gestazione raggiunta.

Una situazione di emergenza è rappresentata dal distacco di placenta, che avviene in modo del tutto inaspettato (la preeclampsia è tra le condizioni predisponenti, specialmente quando non vi è un buon controllo della pressione arteriosa).

Diagnosi della Preeclampsia

Per evitare danni, anche seri, è fondamentale diagnosticarla per tempo, soprattutto tenendo sotto controllo la pressione arteriosa e con regolari controlli delle urine. I segni caratteristici della preeclampsia vengono rilevati generalmente durante le visite prenatali. In particolare, questi screening mirano a identificare in anticipo i sintomi della patologia. Visite e controlli periodici aiutano il ginecologo a monitorare la pressione sanguigna ed il livello di proteine nelle urine, per ordinare e analizzare gli esami del sangue che rilevano i segni di gestosi e a monitorare lo sviluppo del feto più da vicino.

Sono indicate:

  • esami del sangue per valutare la funzionalità epatica e renale
  • ecografie, per analizzare il flusso sanguigno attraverso la placenta
  • flussimetria doppler dell’arteria ombelicale
  • ecografie uterine materne e cerebrale media fetale

Recentemente è stato sviluppato un nuovo tipo di esame, già disponibile in Italia, che consente di predire l’insorgenza della preeclampsia, in donne che presentano fattori di rischio, fino a 4 settimane prima del manifestarsi dei disturbi, consentendo così di identificare le mamme a più alto rischio alle quali dedicare specifici accertamenti.

In molti centri italiani, è attualmente disponibile, contemporaneamente al test combinato o Bi-test che si esegue nel primo trimestre per la valutazione del rischio di anomalie cromosomiche, un test di screening per la preeclampsia. Questo test ha l’obiettivo di quantificare il rischio che la mamma ha di sviluppare preeclampsia durante la gravidanza attraverso alcuni biomarcatori che si dosano sul sangue della mamma (PAPP-A, proteina plasmatica A associata alla gravidanza e PlGF), la misurazione della pressione arteriosa, i dati derivanti dalla sua storia e un’ecografia che studia i vasi che portano il sangue alla placenta (le arterie uterine). Si effettua tra la l’11° e la 14° settimana di gestazione. Questo test consente di identificare le forme precoci e più gravi di malattia in circa il 90% dei casi.

Come si Cura la Preeclampsia?

Per questo a Niguarda è attivo un percorso di sorveglianza multidisciplinare dedicato all’ipertensione in gravidanza, in cui si tengono monitorati i casi a rischio. In casi di preeclampsia senza sintomi severi, che si manifesta prima della 37ª settimana di gravidanza, è possibile procedere con i trattamenti e l’osservazione direttamente presso lo studio del ginecologo. Inoltre, sono raccomandati controlli medici con una frequenza settimanale. La pratica comune per la gestione della preeclampsia prevede il ricovero ospedaliero per una valutazione iniziale minuziosa, garantendo così la sicurezza di madre e bambino. Qualora la condizione non peggiori, e superate le 37 settimane, può essere proposta l’induzione del parto.

Durante il ricovero non è raccomandato il riposo continuo a letto poiché non sono stati evidenziati vantaggi rispetto al riposo alternato a momenti in cui ci si muove. Nelle donne con preeclampsia non è dimostrato che iniziare una cura per la pressione alta, se i valori sono aumentati in modo lieve o moderato, possa migliorare gli esiti della gravidanza rispetto alla somministrazione della terapia solo in caso di ipertensione grave.

In ogni caso di preeclampsia grave, è raccomandato il parto immediato dopo aver stabilizzato le condizioni della mamma, a prescindere dalla settimana di gravidanza. In queste situazioni, in cui il parto possa prevedersi molto prima del termine della gravidanza, sono prescritti farmaci corticosteroidi che facilitano lo sviluppo dei polmoni del bambino, preparandolo a respirare al momento della nascita. Inoltre, in questi casi, i medici utilizzano un farmaco che si chiama solfato di magnesio che ha la capacità di ridurre la possibilità di complicanze cerebrali legate ad un parto prematuro nel bambino, e il rischio di una forma grave di preeclampsia nota come eclampsia nella mamma.

Anche dopo il parto e le dimissioni dall’ospedale è bene tenere la pressione sotto controllo e potrebbe essere necessario continuare a prendere i farmaci antipertensivi per alcune settimane. Generalmente, la pressione alta (ipertensione) si risolve entro 6 settimane dal parto.

Il parto rappresenta la cura risolutiva della preeclampsia. Per questo motivo, la donna colpita è tenuta strettamente sotto controllo fino a che non sia possibile far nascere il bambino. In caso di sospetto della malattia la donna, in genere, è ricoverata in ospedale per ulteriori indagini specialistiche e per le eventuali cure necessarie.

Come Prevenire la Preeclampsia?

Non esiste un modo sicuro per prevenire completamente la preeclampsia, dato che le cause esatte della condizione non sono completamente comprese. Non è ancora possibile predire e prevenire efficacemente la preeclampsia. Tuttavia, esistono alcune misure che le donne in gravidanza possono seguire per ridurre il rischio di sviluppare la condizione o almeno minimizzarne la gravità:

  • mantenere un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura, cereali integrali e proteine magre
  • mantenere un peso corporeo nella norma, prima della gravidanza
  • supplementazione di aspirina a basso dosaggio, per le donne ad alto rischio di sviluppare preeclampsia
  • fare attenzione agli integratori. Alcuni studi suggeriscono che l’assunzione di supplementi come il calcio, in particolari contesti, o basse dosi di vitamine C ed E possono avere effetti preventivi

Se state pensando di concepire un figlio e soffrite di pressione alta, parlate prima con il medico o il ginecologo. All’inizio della gravidanza è raccomandato prendere in esame i fattori di rischio noti per identificare, prima possibile, le donne che potrebbero esserne colpite e indirizzarle ad ambulatori specialistici che le seguano strettamente nel primo trimestre di gravidanza, quando vi è ancora possibilità di modificare una anomalia nella formazione della placenta.

Nelle donne ad alto rischio è raccomandata l’assunzione di aspirina a basso dosaggio (100 milligrammi al giorno) tutti i giorni, prima di coricarsi la sera, da iniziare dalla 12° settimana di gravidanza, e non oltre la 16° settimana, e da continuare fino al parto.

Per le donne ad alto rischio è raccomandata l’assunzione di cardioaspirina (150 mg), anche nota come “aspirinetta”, da iniziare alla 12^ settimana e da continuare fino alla 36^ settimana. È stato infatti dimostrato che l’aspirina a basso dosaggio riduce l’incidenza di preeclampsia, purché il farmaco venga assunto regolarmente e preferibilmente la sera.

Altri interventi di supporto per prevenire la gestosiin gravidanza sono l’esercizio fisico regolare e costante (50 minuti per tre volte a settimana), che può contribuire a ridurre l’aumento di peso materno, l’ipertensione e, di conseguenza, anche la preeclampsia.

Informazione e Consapevolezza

È importante offrire attivamente alle donne in gravidanza, ed in particolare alle donne a maggior rischio e/o con pressione alta (ipertensione), un'adeguata informativa sulla preeclampsia, così da aumentarne la conoscenza e la possibilità di una precoce identificazione. Occorre migliorare la consulenza da offrire attivamente alle donne in gravidanza, con particolare attenzione alle persone a rischio e/o con Pressione Alta, per promuovere la conoscenza sulla preeclampsia e sull’importanza di individuarla il prima possibile (diagnosi precoce).

Tutte le donne, prima e dopo il parto, devono ricevere informazioni sui segni e sui disturbi (sintomi) che essa provoca e, qualora sospettino di esserne colpite, sull’importanza di segnalarlo rapidamente ai professionisti sanitari che le seguono in gravidanza. Tutte le donne, prima e dopo il parto, devono ricevere informazioni sui segni e sui disturbi che essa provoca e, qualora sospettino di esserne colpite, sull’importanza di segnalarlo rapidamente ai professionisti sanitari che le seguono in gravidanza.

La pressione arteriosa (PA) deve essere rilevata periodicamente (in occasione di ogni visita di controllo) in tutte le donne in gravidanza, specialmente se a rischio di preeclampsia. La Pressione Arteriosa deve essere rilevata periodicamente in tutte le donne in gravidanza, specialmente se a rischio di preeclampsia. Può essere misurata utilizzando apparecchi ambulatoriali o domiciliari. Le donne devono essere istruite sulle modalità appropriate del controllo e dell’interpretazione dei valori della PA con particolare riguardo al riconoscimento dei segnali di allarme che richiedono il coinvolgimento di un medico. Le donne devono essere istruite sulle modalità appropriate del controllo e dell’interpretazione dei valori della Pressione Arteriosa con particolare riguardo al riconoscimento dei segnali di allarme che richiedono il coinvolgimento di un medico.

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