Tumore alla Prostata e Perdita di Peso: Cosa Sapere

Il cancro alla prostata, spesso asintomatico nelle fasi iniziali, è tra le neoplasie più diffuse negli uomini di tutto il mondo. Scopri cosa serve sapere sul tumore alla prostata tra cause, sintomi, terapie e strategie di prevenzione per una diagnosi precoce e mirata.

Neoplasia Prostatica: Cos’è e Incidenza

Il tumore alla prostata, noto anche come adenocarcinoma o neoplasia prostatica, è una forma di cancro della ghiandola prostatica: quest’ultima, presente negli uomini sotto la vescica e davanti al retto, assume il compito di produrre parte del liquido seminale.

In quanto si tratta di una neoplasia (tumore maligno), le cellule crescono in modo incontrollato e possono diffondersi ad altre parti del corpo. È importante distinguere il cancro alla prostata da condizioni benigne come l’iperplasia prostatica: un tipo di proliferazione cellulare che può causare sintomi simili, ma che non può metastatizzare.

A livello di incidenza, il tumore alla prostata è il più comune tra gli uomini nei Paesi occidentali: nel 2024 in Italia si sono registrati circa 40.192 nuovi casi. In particolare il rischio aumenta con l’età, diventando particolarmente significativo dopo i 50 anni: si stima infatti che 1 uomo su 8 possa sviluppare questo cancro nel corso della vita.

Sintomi del Tumore e Come Riconoscerlo

Il tumore alla prostata è particolarmente insidioso, perché in gran parte dei casi non causa sintomi per lungo tempo. Anche quando compaiono, i primi segnali tendono a manifestarsi solo quando il cancro è già in fase avanzata, rendendo difficile una diagnosi precoce.

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Tra i sintomi iniziali più comuni della neoplasia prostatica citiamo la difficoltà nella minzione, la necessità di urinare frequentemente (soprattutto di notte), un flusso urinario debole o intermittente e la sensazione di non svuotare la vescica; possono anche comparire sangue nelle urine o nello sperma, anche se meno frequentemente.

Con il progredire della malattia, l’adenocarcinoma prostatico può causare dolori intensi durante la minzione e diffondersi alle ossa, provocando fastidi alla schiena, al bacino o alle costole; altri sintomi avanzati includono anemia, debolezza e perdita di peso.

Buona parte dei sintomi iniziali del tumore alla prostata possono essere confusi con quelli della prostatite, un’infiammazione benigna più facilmente trattabile che tende a risolversi nel tempo. Il tumore prostatico, invece, richiede interventi diagnostici e terapeutici specifici, perché i disturbi associati possono peggiorare progressivamente in breve tempo.

Nelle forme avanzate, poiché il tumore alla prostata è spesso stimolato dagli ormoni maschili (androgeni), la terapia ormono-soppressiva mira a ridurre i livelli di questi ormoni o a bloccare la loro azione sulle cellule tumorali.

Se si tratta di una forma particolarmente aggressiva, stanchezza molto forte, malessere generale e perdita di peso possono essere sintomi di un’espansione del carcinoma prostatico oltre la ghiandola stessa.

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Spesso i sintomi urinari possono essere legati a problemi prostatici di tipo benigno come l’IPB. In ogni caso è utile rivolgersi al proprio medico o allo specialista urologo che sarà in grado di decidere se sono necessari ulteriori esami di approfondimento.

Tasso di Mortalità e Aspettativa di Vita

La prognosi del cancro alla prostata è strettamente legata alla classificazione in stadi, che indica l’estensione e la diffusione della patologia. Il sistema più comunemente utilizzato è il TNM della American Joint Committee on Cancer, che considera 3 principali criteri:

  • T (Tumor), che indica l’estensione del tumore all’interno della prostata: dai livelli T1 e T2, in cui il carcinoma è rimasto confinato alla ghiandola, ai livelli T3 e T4, dove le cellule maligne hanno iniziato a coinvolgere altre sedi;
  • N (Node), che si riferisce alla diffusione del tumore ai linfonodi: comprende il livello N0 (nessun linfonodo interessato) e il livello N1 (linfonodi limitrofi compromessi);
  • M (Metastasis), che rileva la presenza o assenza di metastasi in altre aree del corpo: si suddivide nel livello M0 (nessuna metastasi) e M1 (metastasi presenti, con ulteriori sottolivelli in base alla loro posizione e distanza).

Il tasso di mortalità e l’aspettativa di vita variano notevolmente in base allo stadio:

  • Nei casi di tumore alla prostata localizzato (stadi T1 e T2, N0, M0), la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è molto alta, vicina all’91%;
  • Negli stadi localmente avanzati (come T3 o T4 senza metastasi distanti), le opzioni terapeutiche permettono di gestire il cancro con una buona aspettativa di vita, mantenendo una sorveglianza attiva nel tempo;
  • Nei casi di tumore metastatico (M1), la prognosi si fa più grave; la sopravvivenza media per i pazienti con metastasi ossee può variare tra 1 e 3 anni, anche se le cure più recenti possono migliorare la durata e la qualità di vita.

Cause, Fattori di Rischio, Diagnosi e Cura

Le cause precise dell’adenocarcinoma prostatico non sono ancora del tutto comprese, ma sussistono vari fattori di rischio che aumentano le probabilità di sviluppare la malattia. Tra questi troviamo l’età avanzata e la predisposizione genetica (maggiore in soggetti con familiari affetti da cancro alla prostata o altre neoplasie), e fattori modificabili legati allo stile di vita come la sedentarietà, il sovrappeso, una dieta squilibrata, il fumo e l’alcool.

Anche la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA2 (più frequentemente) e BRCA1, già coinvolti nell'insorgenza di tumori di seno e ovaio, o della Sindrome di Lynch (tumore del colon non poliposico ereditario; HNPCC) possono aumentare il rischio di cancro alla prostata.

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La diagnosi di tumore prostatico si basa integrando almeno due esami chiave:

  • il test dell’antigene prostatico specifico (PSA), che rileva i livelli di un enzima prodotto dalla prostata il quale, di norma, è presente nel sangue in basse quantità;
  • la visita rettale digitale, nella quale il medico esamina la ghiandola prostatica per identificare eventuali anomalie, irregolarità o irrigidimenti particolari.

Alti livelli di PSA e alterazioni della prostata indicano la necessità di ulteriori accertamenti, tra cui biopsie ecoguidate o risonanze magnetiche; preso singolarmente, nessuno dei due test è però sufficiente per la diagnosi. Il PSA può essere alto anche in assenza di tumore, così come la ghiandola può apparire anomala a causa di altre condizioni.

Le cure per la neoplasia prostatica variano in base allo stadio e all’aggressività della malattia.

Tumore alla Prostata e Perdita di Peso Involontaria

Quando arriva una diagnosi di tumore e si intraprende un percorso di cura si entra spesso in una fase di grandi cambiamenti emotivi e fisici. Fra questi ultimi vi sono anche i cambiamenti nel peso corporeo, che possono essere significativi e non vanno mai sottovalutati.

Quando i chili diminuiscono, e non perché ci si è messi “a dieta”, si parla di perdita di peso involontaria. Si stima che fino a 8 pazienti su 10 con un tumore in fase avanzata sperimentano una perdita di peso non voluta. È la manifestazione più evidente di cachessia, il disturbo nutrizionale correlato al cancro dovuto alle alterazioni metaboliche provocate dal tumore e dalle difficoltà ad alimentarsi causate dalla malattia e dalle terapie.

Come evidenziato da un’ampia analisi coordinata dall’Università di Brescia e pubblicata su Nutrients nel 2021, «esiste un’ampia variabilità influenzata da età e fattori sociali, malattie concomitanti, tipologia di presa in carico (servizi territoriali o ospedali)». La perdita di peso è un parametro importante da monitorare e da contrastare.

Molti studi hanno evidenziato le correlazioni fra il dimagrimento involontario e complicazioni nel percorso terapeutico. Una ricerca cinese su oltre 8.800 pazienti con un tumore ha evidenziato che, all’aumentare della percentuale di peso perduta aumentano gli effetti negativi sui tassi di sopravvivenza. Con un rischio di esito negativo a 90 giorni doppio per i pazienti con una perdita di peso superiore al 10 per cento rispetto a quelli con una perdita di peso inferiore al 2 per cento.

Secondo i ricercatori cinesi, una chiave importante in questi processi è l’infiammazione sistemica, comune negli organismi colpiti da un tumore. «La perdita di peso - scrivono gli autori - potrebbe essere un’importante manifestazione esterna della lotta fra il corpo e il tumore. Da un lato, l’infiammazione sistemica impatta direttamente sull’appetito dei pazienti oncologici, portando a una ridotta assunzione di cibo.

Cosa Fare in Caso di Perdita di Peso Involontaria

In primis è importante che tutti i pazienti siano seguiti, nel loro percorso di cura, anche sul piano nutrizionale. La perdita di peso deve essere valutata, tenendo traccia dei chili persi e dell’arco temporale in cui ciò si è verificato.

È necessario l’attivazione di un supporto nutrizionale completo, che comprenda consigli su dieta e movimento da parte dello specialista e, quando necessario, la prescrizione di supplementi nutrizionali orali. «Si tratta di prodotti pronti all’uso, utili a supplire e integrare le carenze nutrizionali - spiega Dogliotti -. In questi casi possono essere utili ad esempio proteine per mantenere la massa magra, Omega3, o prodotti formulati che apportano nutrienti essenziali concentrati in poco volume di alimento/bevanda in modo che possano essere tollerati anche da chi soffre di inappetenza.

Nutrizione e Tumore

La malattia neoplastica è molto spesso associata a un progressivo decadimento dello stato di nutrizione. In parole semplici, ciò significa che i vari elementi che compongono il nostro corpo (organi, muscoli, sangue) non sono più nella condizione di equilibrio che caratterizza l’individuo sano e che i medici definiscono buono stato di nutrizione.

La crescita del tumore induce alterazioni che non riguardano soltanto l’organo o il tessuto colpito, ma tutto l’organismo; infatti, il tumore è percepito dal nostro organismo come un corpo estraneo contro il quale scatena la risposta del sistema immunitario, con la conseguente produzione di sostanze che determinano importanti cambiamenti nel metabolismo. Questo complesso di reazioni può causare anche una condizione di anoressia, con conseguente marcata perdita di peso.

Se non si adottano misure adeguate, subentra la cachessia, caratterizzata dalla perdita di massa muscolare con o senza associata perdita di grasso. Le terapie antitumorali (chemioterapia, radioterapia, terapie a bersaglio molecolare) sono sì efficaci, ma possono causare riduzione dell’appetito, debolezza muscolare, nausea, vomito, ulcere della bocca e alterazione delle mucose gastrointestinali, soprattutto nel periodo immediatamente successivo al ciclo terapeutico. Di conseguenza, il paziente perde peso anche a causa della terapia.

La perdita di peso riduce la risposta ai trattamenti antitumorali sia medici che chirurgici e fa aumentare il rischio di mortalità. Il mantenimento del peso ideale è un obiettivo da conseguire sia quando si è sani che quando ci si ammala di tumore.

Cosa Fare per Mantenere il Peso Durante e Dopo le Terapie

Anche dopo la fine delle terapie, è importante continuare a controllare il proprio peso, perché questo potrebbe di nuovo ridursi o tendere ad aumentare proprio in conseguenza dei trattamenti ricevuti.

Se l’alimentazione naturale è ancora possibile, è certamente consigliata l’elaborazione di un piano dietetico personalizzato nel contesto di un programma di counseling nutrizionale, il più possibile rispondente alle preferenze del paziente.

Se le quantità di alimenti assunte sono insufficienti a soddisfare i fabbisogni nutrizionali del paziente a causa dell’anoressia o delle conseguenze gastro-intestinali delle terapie, l’alimentazione naturale va integrata con prodotti specifici denominati supplementi nutrizionali orali.

L’anoressia intesa come perdita dell’appetito può essere contrastata farmacologicamente con i derivati dell’ormone progesterone, in particolare il megestrolo acetato.

Dal punto di vista pratico, può aiutare:

  • mangiare poco ma spesso;
  • rendere il cibo quanto più stuzzicante possibile per stimolare le papille gustative;
  • tenere sempre a portata di mano qualcosa da sgranocchiare (noccioline, patatine, frutta secca o scaglie di parmigiano);
  • sostituire piccoli pasti con bevande nutrienti dolci o saporite;
  • mangiare lentamente, masticare bene e riposare dopo ogni pasto.

In alcuni casi può essere consigliabile assumere i liquidi (acqua e altre bevande) preferibilmente lontano dai pasti.

Prevenzione

Non esiste una prevenzione primaria specifica per il tumore della prostata, anche se sono note alcuni utili accorgimenti comportamentali che si possono seguire facilmente nella vita di tutti i giorni: aumentare il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e ridurre quello di carne rossa, soprattutto se grassa o troppo cotta e di cibi ricchi di grassi saturi.

È consigliabile, inoltre, mantenere il peso nella norma e tenersi in forma facendo attività fisica regolare: secondo le linee guida dell’OMS possono bastare almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata, come camminare a passo sostenuto o andare in bicicletta. Queste sane abitudini contribuiscono anche a ridurre il rischio di sviluppare forme tumorali aggressive e a migliorare la risposta ai trattamenti.

Per la prevenzione secondaria occorre in primo luogo rivolgersi al proprio medico. Se si ha familiarità per la malattia o se sono presenti fastidi urinari, il medico potrà suggerire di sottoporsi a una visita urologica, eventualmente da ripetere annualmente.

Diagnosi

Nella valutazione dello stato della prostata, il medico può decidere di procedere con il test del PSA e l'esplorazione rettale, che si esegue nell'ambulatorio del medico di base o dell'urologo, e permette a volte di identificare al tatto la presenza di eventuali noduli a livello della prostata. L’esplorazione rettale è più utile se abbinata al dosaggio del PSA, perché permette di selezionare meglio i pazienti da candidare a ulteriori accertamenti.

L'unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico è la biopsia prostatica.

Oggi la biopsia viene generalmente raccomandata dopo l’esecuzione di una risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI), che consente di valutare in modo più preciso la presenza di lesioni sospette e ridurre al minimo il numero di biopsie evitabili.

Tipologie di Trattamento

Oggi sono disponibili molti tipi di trattamento per il tumore della prostata, ciascuno dei quali offre benefici e causa effetti collaterali specifici. Solo un'attenta analisi delle caratteristiche del paziente (età, aspettativa di vita eccetera) e della malattia (classe di rischio, estensione) permetterà allo specialista urologo di consigliare la strategia più adatta a ciascun caso e di concordare la terapia anche in base alle preferenze di chi si deve sottoporre alle cure.

In alcuni casi, soprattutto per pazienti anziani o con altre malattie gravi, si può scegliere di non attuare alcun tipo di terapia e "aspettare": è quello che gli anglosassoni chiamano watchful waiting, una "vigile attesa" che non prevede trattamenti sino alla comparsa di sintomi.

In pazienti con malattia localizzata a basso rischio, la scelta da preferire è la sorveglianza attiva, che permette di tenere sotto controllo l'evoluzione della malattia sottoponendosi con regolarità a esami di accertamento. In questo modo è possibile verificare la presenza di eventuali cambiamenti che meritano maggiore attenzione e un trattamento attivo. Scopo della sorveglianza attiva è minimizzare i possibili effetti collaterali delle terapie oncologiche nei casi in cui viene diagnosticato un tumore indolente che non necessità di ulteriori interventi, in quanto non andrà a im...

Stile di Vita

Seguire una dieta corretta, ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali ed evitare cibi molto zuccherati, fritti, ricchi di grassi saturi. Le azioni da intraprendere dipendono dalle caratteristiche della persona, soprattutto se il paziente è obeso, molto sovrappeso oppure con casi di tumore alla prostata in famiglia.

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