L’obesità viene considerata una vera e propria epidemia globale che caratterizza soprattutto i paesi sviluppati e industrializzati. A livello globale i problemi di obesità sono quasi triplicati a partire dal 1975. Nel 2016, oltre 1,9 miliardi di adulti (39%), di età pari o superiore a 18 anni, erano in sovrappeso. Di questi oltre 650 milioni (13%) erano obesi.
Nel continente europeo le stime mostrano la presenza di circa 400 milioni di persone in sovrappeso, di cui circa 130 milioni obese. In pratica metà di tutti gli adulti europei sono in sovrappeso e di questi circa un terzo sono francamente obesi. La tendenza è particolarmente allarmante nei bambini e negli adolescenti. In Italia, sono circa 17 milioni gli individui in sovrappeso e circa 5 milioni quelli obesi; le percentuali più alte di adulti obesi si registrano in Molise (13.5%), Basilicata (13.1%), Puglia (12.6%). I bambini obesi italiani sono il 10.2% del totale (peggiori al mondo dopo gli Stati Uniti con il 14%. Anche in questo caso le regioni peggiori sono Basilicata, Puglia, Molise, Campania, Abruzzo. In Italia, sono 25 milioni in sovrappeso o obesi - secondo il rapporto Osservasalute 2020.
Cos'è l'Obesità?
L’obesità è una condizione patologica caratterizzata da un anormale e eccessivo accumulo di grasso. L’obesità è una condizione patologica cronica caratterizzata da un eccesso di peso corporeo derivante da un eccesso di massa adiposa, in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute.
Un peso elevato sulla bilancia caratterizza le persone che soffrono di adiposità o obesità. Ciò è causato da una percentuale eccessivamente alta di grasso. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si definisce obesità una situazione in cui l'indice di massa corporea (IMC o BMI, Body-Mass-Index) sia superiore a 30. Il BMI si calcola mettendo in relazione il peso corporeo con l’altezza.
L’obesità è il risultato diretto di uno squilibrio prolungato nel tempo tra introito calorico e spesa energetica. L'obesità riduce l'aspettativa di vita di circa 7 anni e, nella popolazione gravemente obesa, di 9 anni nelle donne e 12 anni negli uomini.
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Fattori che Portano all'Obesità
L'obesità viene preceduta dal sovrappeso. Spesso responsabile del sovrappeso è lo stile di vita che è cambiato molto negli ultimi decenni; infatti, oggi sempre più persone svolgono un lavoro sedentario rispetto al passato e, allo stesso tempo, i cibi ipercalorici sono praticamente sempre disponibili. Tutto ciò favorisce lo sviluppo dell'obesità. L’obesità è una patologia cronica ad eziopatogenesi complessa: i vari fattori che la determinano (predisposizione genetica, scorretta alimentazione, inattività fisica) sono in rapporto tra loro secondo equazioni lineari e non lineari che rendono imprecisa la previsione degli esiti. Esistono poi forme secondarie di obesità, molto meno frequenti dell’obesità essenziale, che sono dovute a cause note. Consumo di alcuni farmaci (es.
Accanto ai fattori genetici ed allo stile di vita, risulta sempre più evidente l’esistenza di altri fattori ambientali che aumentano la vulnerabilità all’aumento eccessivo di peso. In relazione a quest’ultimo punto, va detto che l’obesità può avere anche cause psicologiche. Un apporto eccessivo di calorie attraverso la dieta nel corso degli anni gioca un ruolo importante e, se l'apporto calorico non viene ridotto o il consumo calorico non viene aumentato attraverso lo Sport o in generale maggior movimento nella vita di tutti i giorni, il corpo immagazzina le calorie in eccesso sotto forma di grasso.
Obesità Infantile: Un Problema Crescente
Anche i bambini e gli adolescenti possono già soffrire di sovrappeso e obesità, con conseguenze negative per il futuro. Perché i bambini e gli adolescenti in sovrappeso o obesi si trasformano spesso in adulti con stato di obesità e quindi soffrono maggiormente di diabete o malattie cardiovascolari. Anche nei bambini, l'obesità è derivata dall'interazione di vari fattori: ad esempio, influiscono direttamente sul peso la vita quotidiana a scuola, che impone uno stile di vita sedentario, e attività ricreative che non richiedono movimento come guardare la TV, nonché la costante disponibilità di cibi ipercalorici. Inoltre, l'ambiente in cui crescono i bambini - cioè la famiglia, la zona, gli amici, l'asilo e la scuola - è modellato dalle condizioni socio-economiche e politiche. Gli studi dimostrano che i bambini provenienti da famiglie finanziariamente più povere hanno maggiori probabilità di essere sovrappeso o obesi rispetto a quelli di fasce sociali finanziariamente più benestanti. C'è poca differenza tra ragazzi e ragazze in termini di incidenza di sovrappeso e obesità.
Conseguenze dell'Obesità sulla Salute
Nella letteratura scientifica, infatti, all’obesità viene imputata l’insorgenza di patologie rilevanti per la salute e dagli esiti potenzialmente fatali. Quasi due milioni di persone ogni anno nel mondo muoiono per complicanze attribuibili all’obesità.Un eccesso di peso e l’obesità determinano un peggioramento della qualità di vita e contribuiscono ad aumentare i rischi per la salute.
Il sovrappeso e l’obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete tipo 2, del 55% dei casi di ipertensione arteriosa e del 35% di casi di infarto: tutto ciò si traduce in un milione di morti l’anno e 12 milioni di malati all’anno. Tra le complicanze più frequenti dell’obesità:
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- diabete tipo 2
- malattia cronica caratterizzata da livelli di glicemia al di sopra della norma che può portare a complicanze gravi come cecità, insufficenza renale, aterosclerosi, infarto miocardico e neuropatie gravidislipidemia
- caratterizzata da livelli di trigliceridi maggiori di 150 mg/dl oppure alti livelli di colesterolo LDL con bassi livelli di colesterolo HDL (minore di 50 mg/dl nelle donne, e 40 mg/dl negli uomini)ipertensione arteriosa e complicanze cardiache
- rischio aumentato di infarto miocardico, fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca
- steatosi epatica e steatoepatite
- caratterizzata da accumulo di grasso epatico che può evolvere fino alla cirrosi epatica e all’epatocarcinomacalcolosi della colecistiernia jatale e reflusso gastroesofageopatologie respiratorie quali la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) caratterizzata da ripetuti episodi di completa e/o parziale e/o prolungata ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno, normalmente associati a una riduzione della saturazione di ossigeno nel sanguecomplicanze osteo-articolari, come osteo-artriti da carico (soprattutto a livello delle ginocchia e delle anche) in cui Il dolore e il deficit funzionale che ne comportano inducono una riduzione del livello di attività fisica e un aggravamento del grado di obesità, creando un circolo vizioso.
Ancora oggi si discute sul fatto che l'obesità possa essere una malattia indipendente o semplicemente un fattore di rischio per malattie secondarie. Anche la psiche può soffrire molto a causa dell'obesità: la diminuzione dell'autostima spesso si trasforma in depressione o favorisce l'ansia.
Diagnosi dell'Obesità
Il sovrappeso o l'adiposità sono già ben visibili senza un esame fisico. Tuttavia, per determinare il grado di sovrappeso o obesità, il medico utilizza diversi metodi. Quindi viene calcolato il BMI. Se il valore è superiore a 30, si diagnostica un'obesità di grado I. L'IMC è un valore importante, ma non dice nulla sulla distribuzione dei depositi di grasso sul corpo. Poiché in caso di sovrappeso e obesità il grasso si accumula per anni intorno agli organi interni, nonché sull'addome, sui fianchi, sul sedere e sulle gambe, quando i valori di BMI sono superiori a 30, viene calcolato anche il rapporto vita-fianchi (in inglese Waist-hip ratio, WHR), in modo da essere in grado di valutare la distribuzione del grasso nel corpo. Dopo la misurazione, il medico divide il valore rilevato nel girovita per il valore misurato sull'anca e ottiene così il WHR.
Diverse sono le metodiche per la determinazione della massa grassa in vivo, tra loro differenti per praticità, accuratezza e costi (Pesata idrostatica, Pletismografia ad aria, Plicometria, Bioimpedenzometria, Circonferenze Corporee, DEXA, RM, TC, Ecografia), ma è l’indice di massa corporea o BMI (Body Mass Index) quello adottato ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità quale indicatore dello stato ponderale dell’individuo. Tale indice si ottiene dividendo il peso in kg del soggetto per il quadrato dell’altezza espressa in metri. La maggior parte delle indagini longitudinali mirate allo studio dei rapporti tra BMI e rischio per la salute ha dimostrato in modo concorde che il rischio di morbilità e mortalità aumenta con l’aumentare dei valori di BMI e si son potuti identificare dei cut-off che ci permettono di classificare gli stati ponderali in classi a progressivo aumento di rischio per la salute.
Il Ruolo del Tessuto Adiposo
Le numerose evidenze epidemiologiche e la crescente mole di studi sulla funzione endocrina del tessuto adiposo hanno reso evidente come non tanto l’entità totale della massa adiposa bensì la sua particolare distribuzione regionale, ovvero centrale o addominale o viscerale, è quella che, a parità di BMI, si associa a maggior rischio di morbilità e mortalità. Nella pratica clinica, per la valutazione della distribuzione regionale del grasso sono più adoperate le circonferenze corporee, specie quella della vita e dei fianchi. La risposta la troviamo nel comportamento del tessuto adiposo. Il tessuto adiposo è la riserva principale di energia nel corpo ed è sotto lo stretto controllo degli ormoni. Quando questa regolazione viene meno si hanno ripercussioni sull’accumulo di grasso nel corpo.
Il grasso corporeo può accumularsi in modo diverso nel corpo. Per chi ha un fisico a "mela" le riserve di grasso si accumulano principalmente sull'addome. Ciò conduce ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre, è interessante per il medico capire in che proporzione si presentano la massa muscolare, il grasso corporeo e i liquidi. Una stima che si effettua mediante la cosiddetta analisi della bioimpedenza: il medico collega le braccia e le gambe tramite cavi a un dispositivo che conduce una corrente debole attraverso il corpo del paziente, misurando la resistenza che il corpo sta opponendo alla corrente. Anche la funzione cardiaca deve essere controllata.
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Terapia dell’Obesità
Gli approcci terapeutici per il paziente obeso sono diversi e dipendono dal grado di severità dell’obesità ovvero dall’indice di massa corporea (BMI) e dalla presenza di patologie associate. Le linee guida nazionali e internazionali indicano che il primo gradino della terapia è rappresentato dalla modificazione dello stile di vita, attraverso l’educazione alimentare e l’esercizio fisico.
Per evitare malattie secondarie o per alleviare i disturbi preesistenti, l'obiettivo principale del trattamento dell'obesità è ridurre il peso corporeo in modo permanente. Per raggiungere questo obiettivo, è fondamentale agire con un cambiamento dello stile di vita, che modifichi la dieta e introduca più esercizio nella vita di tutti i giorni. Per cominciare, sarà già di ausilio salire a piedi le scale per uno o due piani o scendere una fermata dell'autobus prima della meta e proseguire a piedi. Un'ulteriore assistenza psicologica e fisioterapica può aiutare la persona interessata a raggiungere e mantenere l'obiettivo.
Cambiamento dello Stile di Vita
Una gestione efficace e salutare della obesità, con conseguente riduzione dei rischi che comporta, infatti, si può ottenere solo con una modifica permanente dello stile di vita, funzionale alla riduzione del peso corporeo e della circonferenza. Non si tratta semplicemente di seguire una dieta rigorosa e restrittiva, ma innanzitutto di imparare a mangiare sano. Una dieta ipocalorica da seguire passivamente e scrupolosamente da sola non basta. L’esercizio fisico, di qualsiasi tipologia si tratti, è fondamentale nel favorire la perdita di peso, mantenendo la massa muscolare.
La scelta del tipo di terapia dietetica è sempre basilare e strategica per i risultati a lungo termine. La restrizione calorica bilanciata con dieta mediterranea rimane l’approccio dietetico di prima scelta, penalizzato però dall’alta incidenza di fallimento per la difficoltà a controllare la fame.
Terapia Farmacologica
La terapia farmacologica per l’obesità, in aggiunta a dieta ed esercizio fisico, è da considerare quando gli altri presidi non farmacologici si siano dimostrati insufficienti, come nel caso di un inadeguato calo ponderale iniziale o, una volta raggiunto il peso appropriato, quando questo non possa essere mantenuto con la sola dieta. I farmaci attualmente approvati in Italia per il trattamento dell’obesità sono tre e sono indicati in pazienti adulti con indice di massa corporea (BMI) maggiore di 30 Kg/m2 oppure maggiore di 27 Kg/m2 in presenza di almeno una complicanza dell’obesità. In particolare, si distinguono:
- orlistat: compresse da assumere durante i pasti che inibiscono l’assorbimento intestinale dei grassi. Tra gli effetti collaterali, diarrea con feci grasse e maleodoranti
- liraglutide 3 mg: analogo di un ormone prodotto dall’intestino (GLP-1) che viene somministrato una volta al giorno per via sottocutanea e determina calo ponderale agendo a livello dei centri della fame e inducendo sazietà precoce
- naltrexone/bupropione: compresse caratterizzate dall’associazione di un anti-depressivo con un antagonista degli oppioidi che, agendo in modo sinergico, determinano riduzione dell’appetito e aumento del dispendio energetico.
Chirurgia Bariatrica
Se con dieta, attività fisica, terapia comportamentale e terapia farmacologica non si riescono ad ottenere risultati soddisfacenti, si può prendere in considerazione la chirurgia bariatrica. Questa deve essere presa in considerazione come opzione terapeutica nei pazienti adulti (età 18-60 anni) con obesità severa (BMI > 40 kg/m² o BMI > 35 kg/m² se in presenza di comorbilità associate), in cui precedenti tentativi di perdere peso e/o di mantenere la perdita di peso con tecniche non chirurgiche siano falliti e in cui vi sia la disponibilità ad un prolungato follow-up post-operatorio.
Se i risultati vengono mantenuti per più di sei mesi o le circostanze lo sostengono, è possibile anche un intervento chirurgico. In questo caso, lo stomaco viene ridotto chirurgicamente o vengono impiantati dei bypass, che agiscono come deviatori, facendo passare il cibo oltre lo stomaco. In questo modo si ottiene che lo stomaco assorba meno cibo e si raggiunge più facilmente la sensazione di sazietà. Anche un bendaggio gastrico può aiutare a indurre rapidamente una senso di sazietà. Il bendaggio gastrico è l'unica operazione reversibile.
Cosa puoi fare da solo per l'obesità?
Se soffri di obesità, dovresti farti consigliare in merito a nutrizione e attività sportive adeguate; infatti non tutte le diete sono utili e non tutti gli sport sono adatti se vuoi perdere peso e mantenere il peso raggiunto a lungo termine o se hai già dolore alle ginocchia o alla schiena. Le attività particolarmente adatte per le articolazioni sono andare in bicicletta, il Nordic Walking, nuotare o lo yoga. Se le ginocchia o la schiena lo consentono, puoi anche affidarti alla corsa per aumentare il consumo calorico. I gruppi di supporto possono essere molto motivanti e offrire grande sostegno: lo scambio congiunto di ricette a basso contenuto calorico e cucinare, fare sport e conversare insieme porteranno slancio alla dieta.
Per raggiungere il successo a lungo termine, è più importante perdere peso lentamente e con un piano alimentare equilibrato e mantenere il peso in modo permanente, piuttosto che perdere peso troppo velocemente con una dieta radicale e rischiare un effetto jo-jo. Una dieta dura a lungo e, una volta raggiunto il peso desiderato, non si può tornare a mangiare come prima.
Il Metabolismo Lento
Quando i chili di troppo proprio non vanno giù nonostante la dieta di ferro, qualcosa nel meccanismo metabolico si è inceppato. Spesso i sintomi di un metabolismo lento vengono confusi con altri disturbi, come problemi alla tiroide oppure ormonali. Il primo errore da evitare dunque in caso di difficoltà a perdere peso nonostante il taglio drastico delle calorie è proprio quello di confondere il disturbo con una patologia più seria.
Si sente spesso parlare di metabolismo, in merito a salute, peso e alimentazione. Può essere alto o basso, lento o veloce, ma cosa significa esattamente? Il metabolismo è un processo attraverso il quale il nostro corpo converte in energia ciò che mangiamo e beviamo. Energia di cui abbiamo bisogno non solo per muoverci, ma anche per garantire il dispendio energetico necessario a tutte le funzioni metaboliche vitali (metabolismo basale) come la respirazione, la circolazione del sangue o la riparazione delle cellule. Al metabolismo basale dobbiamo aggiungere il metabolismo energetico, determinato dal movimento e dall’attività fisica che compiamo ogni giorno, e dalla termogenesi indotta dagli alimenti.
Il metabolismo può essere “veloce” (alto) e trasformare più velocemente il cibo che mangiamo in energia, o “lento” (basso), impiegando più tempo per riuscire a farlo. Al metabolismo lento si lega molto di frequente un senso di forte stanchezza. Uno dei problemi di chi è spesso a dieta è l’apporto insufficiente di calorie che a lungo andare riduce la capacità dell’organismo di bruciare grassi e calorie e quindi rallenta il metabolismo.
Come Risvegliare il Metabolismo
Bandita anche la sedentarietà: sul metabolismo regolare agisce anche uno stile di vita attivo. Inutile ricordare che le persone che fanno una vita sedentaria ingrassano più velocemente. La dieta risveglia metabolismo si basa sulla scelta di alimenti vari e distribuiti in modo intelligente durante la giornata. I cibi consigliati includono: frutta fresca, verdure, legumi, spezie, carne, pesce, cereali integrali, uova, formaggi, frutta secca, olio extravergine d'oliva, cioccolato e soprattutto acqua. Mangiare frequentemente ma in piccole quantità, evitare pasti notturni e integrare la dieta con vitamine e minerali essenziali sono ulteriori strategie per mantenere il metabolismo attivo.
Il metabolismo di un soggetto è dato dalla somma del metabolismo basale, dalla termogenesi dieta-indotta (l’energia che si sviluppa nei processi digestivi), e dall’attività fisica. Un equilibrio tra le reazioni anaboliche (di distruzione) e le reazioni cataboliche (di costruzione) dell’organismo ci permette di modulare l’assunzione degli alimenti, al fine di mantenere un adeguato bilancio tra l’assunzione di cibo e la spesa energetica.
Essere in condizioni di sovrappeso ed avere una massa magra poco rappresentata determinano una riduzione del metabolismo, inoltre, se in aggiunta, manteniamo una attività fisica scarsa o assente andremo a peggiorare la condizione. Il 20% circa del metabolismo basale è rappresentato dalla muscolatura scheletrica, di conseguenza un aumento della muscolatura è il metodo fisiologico che abbiamo per aumentare il metabolismo basale. Inoltre, possiamo aiutare la massa magra a preservarsi nel tempo o ad aumentare, se serve, non soltanto con adeguato movimento ed attività fisica, ma anche assumendo la giusta quantità di proteine ripartita nei pasti della giornata. Saltare la prima colazione, infatti, porta ad una riduzione della produzione insulinica nelle prime ore della giornata, con conseguente ed inevitabile incremento di peso nel tempo. È estremamente soggettivo. Ci aiuterà ad incrementare le motivazioni e le aspettative e a raggiungerle e mantenerle nel tempo.
Sindrome Metabolica
La sindrome metabolica è un insieme di fattori di rischio che possono incidere sullo sviluppo di malattie croniche anche gravi. Legata prevalentemente ad abitudini sbagliate, se non adeguatamente trattata, può peggiorare notevolmente la qualità della vita di chi ne soffre. Negli ultimi decenni, la sua diffusione è aumentata in modo preoccupante, soprattutto tra la popolazione dei paesi con reddito medio alto. Infatti, la sindrome metabolica, caratterizzata dalla combinazione di obesità addominale, ipertensione, alterazioni della glicemia e dislipidemia, è strettamente legato agli stili di vita moderni, segnati da sedentarietà, alimentazione squilibrata e stress cronico.
Criteri Diagnostici della Sindrome Metabolica
La sindrome metabolica è un disordine complesso caratterizzato dalla presenza di almeno tre delle seguenti condizioni:
- Obesità addominale: misurata attraverso la circonferenza della vita, che deve destare preoccupazione quando è uguale o superiore a 102 centimetri negli uomini e a 88 centimetri nelle donne;
- Ipertensione arteriosa: che si verifica quando la pressione sistolica è uguale o superiore a 130 mmHg e/o quando quella diastolica è uguale o superiore a 85 mmHg;
- Elevata Glicemia a digiuno elevata: che si verifica per valori di glucosio nel sangue superiori a 100 mg/dL;
- Trigliceridi alti: quando superano la soglia di 150 mg/dL;
- Colesterolo HDL basso: che negli uomini corrisponde a valori inferiori a 40 mg/dL e nelle donne a valori inferiori a 50 mg/dL.
Più alto è il numero di condizioni di cui si soffre, maggiore è la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica. Nonostante il maggior rischio di sviluppare in futuro condizioni come il diabete e varie patologie cardiovascolari, le persone che soffrono di sindrome metabolica spesso non presentano sintomi e affermano, perlopiù, di “sentirsi bene”.
Prevenzione e Trattamento
Molti dei fattori di rischio elencati sono controllabili. Questo significa che, con un’adeguata strategia di prevenzione, la sindrome metabolica si può evitare o almeno ritardare. Quello che bisogna fare è adottare uno stile di vita sano, fondato su:
- Alimentazione equilibrata: prediligere frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre e grassi sani (olio d’oliva, frutta secca, pesce);
- Attività fisica regolare: almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico (camminata veloce, nuoto, bicicletta);
- Controllo del peso corporeo: mantenere un IMC sotto 25 e ridurre il grasso addominale;
- Gestione dello stress: tecniche di rilassamento come meditazione, yoga o attività all’aria aperta;
- Monitoraggio dei parametri metabolici: controllare regolarmente la pressione, la glicemia e il profilo lipidico.
In conclusione, affrontare l'obesità e il metabolismo lento richiede un approccio integrato che include una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e, se necessario, l'intervento di professionisti sanitari. Adottare uno stile di vita sano è fondamentale per migliorare la qualità della vita e prevenire complicanze a lungo termine.