Il mal di testa è un disturbo cerebrale comune e invalidante, tecnicamente definito cefalea. Si tratta del dolore provato in qualsiasi parte della testa e del collo, percepito dalle strutture sensibili che circondano il cervello -muscoli, nervi, arterie, vene etc.- perché il cervello, non avendo recettori dedicati, è di fatto insensibile al dolore.
Tipologie di Mal di Testa
Non si può parlare genericamente di “mal di testa”. Limitandosi alle cause, ad esempio, si distingue tra mal di testa primari e secondari.
- Cefalea tensiva: Rappresenta la forma più comune e relativamente meno dolorosa di cefalea primaria, caratterizzata dalla involontaria e continua contrazione dei muscoli della nuca, della fronte, delle tempie, del collo e delle spalle.
- Emicrania: Questo disturbo assai ricorrente è il più diffuso nel sesso femminile a partire dall’età giovane-adulta. L’emicrania, il mal di testa associato a sintomi del sistema nervoso autonomo, fa parte del gruppo delle cefalee primarie e presenta una prevalenza del 14% nella popolazione.
- Cefalea a grappolo: È una forma meno diffusa e che colpisce soprattutto il sesso maschile. Il nome fa riferimento alla concentrazione di periodi con più attacchi - che durano mesi o settimane - con frequenza variabile (i cosiddetti grappoli) e periodi privi di mal di testa.
Emicrania: Sintomi e Cause
L’emicrania si manifesta con dolore ad un lato della testa, spesso pulsante, aggravato dall’attività fisica e spesso accompagnato da nausea e profondo fastidio nei confronti di luce, suoni e anche odori. L’emicrania può essere preceduta o accompagnata da aura, una serie di sintomi più spesso visivi ma talvolta sensoriali, dolori e formicolii, o addirittura motori, con disturbi della parola, del linguaggio e del movimento.
Gli attacchi possono durare da qualche ora a due o tre giorni, possono essere sporadici o, come accade nell’emicrania cronica, presentarsi più volte durante un mese. Le cause dell’emicrania non sono ben definite, probabilmente sono la somma di un insieme di fattori ambientali e genetici.
Trattamenti per l'Emicrania
Il trattamento consiste nell’evitare accuratamente i fattori scatenanti, se ce ne sono, nell’utilizzo di farmaci nella fase acuta, per mitigare il dolore - paracetamolo, aspirina, ibuprofen, triptani - nel ricorso a farmaci per la prevenzione di nuovi attacchi - diversi β bloccanti, amitriptilina, topiramato - nell’utilizzo di anticorpi monoclonali per il peptide correlato al gene della calcitonica (CGRP), una sostanza i cui livelli aumentano nei soggetti che soffrono di questa patologia, e nell’uso di alcuni integratori - magnesio e vitamina B2.
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Il Ruolo dell'Alimentazione nel Mal di Testa
Diversi fattori endogeni ed esogeni possono influenzare la gravità e la frequenza del mal di testa, come ad esempio lo stile di vita, inclusi i fattori dietetici e l’alimentazione. Come già accennato, anche il cibo può fungere da fattore scatenante del mal di testa, anche se non rappresenta la causa primaria del disturbo. Infatti, abitudini alimentari scorrette possono favorire gli attacchi di emicrania.
Se stai affrontando un periodo in cui il mal di testa è ricorrente, sei un’emicranica di lungo corso o semplicemente ti stai accorgendo che dopo aver mangiato alcuni cibi la tua testa da segni di disappunto allora questo è l’articolo che fa per te! Vediamo come ridurre il mal di testa con l’alimentazione. Ormai è una realtà conclamata: quando si affronta una patologia, in special modo se cronica, l’attenzione all’alimentazione è fondamentale. Il cibo può essere allo stesso tempo un fattore scatenante o un valido supporto alle terapie preventive. Pertanto è importantissimo imparare a conoscere quali alimenti incidono maggiormente nella vita di chi soffre di emicrania e quali cibi e diete possono invece contribuire ad una diminuzione degli attacchi.
Alimenti e Sostanze Coinvolte
Una delle ipotesi è che il mal di testa sia provocato dalla difficoltà che alcuni soggetti hanno nel metabolizzare alcune sostanze, come ad esempio le ammine biogene (feniletilamina, istamina, tiramina, ecc.), i nitrati, il glutammato di sodio.
- Istamina: È una sostanza naturalmente prodotta dal nostro organismo a partire dall’amminoacido istidina. L’istamina in eccesso nel nostro organismo non è affatto indice di buono stato di salute.
- Tiramina: È un’ammina biogena che deriva dalla degradazione della tirosina, un amminoacido che si trova in cibi elaborati, ricchi di proteine o lasciati per troppo tempo a temperatura ambiente. L'assunzione eccessiva di tiramina può provocare vasocostrizione, aumento della pressione sistolica e dei battiti cardiaci.
- Nitrati: Si trovano negli insaccati e nella carne in scatola.
Poiché anche la sensibilità agli alimenti è soggettiva, chi soffre di cefalea dovrebbe cercare di prestare attenzione ad ogni possibile correlazione tra insorgenza dei sintomi e pasto precedente, in modo tale da individuare esattamente il cibo, o i cibi, che provocano o aggravano gli attacchi.
Dieta Chetogenica e Mal di Testa
Negli ultimi anni si è cominciato anche a indagare l’uso di alcune diete per il trattamento dell’emicrania. La dieta chetogenica sfrutta dei processi fisiologici particolari che si attivano soltanto in determinate condizioni, durante un digiuno prolungato o quando la quantità di zuccheri introdotta con il cibo è molto ridotta.
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La dieta chetogenica (CKD) è una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi che mira a produrre uno stato di chetosi nel corpo. In entrambe i casi, le scorte di glicogeno, una forma di accumulo degli zuccheri, a livello di fegato e tessuti sono pressoché esaurite: in questa situazione la maggior parte di organi e tessuti passa ad utilizzare acidi grassi come fonte di energia, fatta eccezione per il cervello, i globuli rossi e le fibre muscolari di tipo II che non sono in grado di sfruttare questo substrato.
Già nel 1928 la dieta chetogenica era stata utilizzata per trattare con successo soggetti affetti da emicrania. La chetogenica si è dimostrata efficace sia nei singoli soggetti, sia durante gli studi clinici -diversi dei quali eseguiti dal gruppo del dott. C. Di Lorenzo - con riduzione della frequenza e dell’intensità degli attacchi, minor ricorso a farmaci e, in alcuni casi, alla scomparsa all’emicrania.
Non è ancora chiaro come la chetosi fisiologica possa dare questi effetti positivi. I corpi chetonici prodotti nel fegato durante la chetosi, e in particolar modo il β-idrossibutirrato, possono attraversare la barriera emato-encefalica e arrivare ai neuroni, che li utilizzano per produrre energia al posto del glucosio con grande efficienza. I corpi chetonici possono favorire la degradazione del glutammato, un importante mediatore eccitatorio cerebrale, e quindi ridurre l’eccitabilità della corteccia, e possono proteggere la corteccia da processi neuroinfiammatori contribuendo ad una significativa riduzione di alcuni importanti mediatori dell’infiammazione come TNF-α e NFκB.
La dieta chetogenica, per la sua particolare composizione, che comporta un apporto ridotto di fibre, può determinare alterazioni significative del microbiota intestinale, che in diversi studi hanno portato a un miglioramento della compagine batterica presente con aumento di Bacteroidetes e Prevotella, che potrebbe a sua volta portare a effetti positivi sull’andamento dell’emicrania, tramite meccanismi che coinvolgono metaboliti batterici e neuropeptidi, ancora da individuare.
Come Seguire una Dieta Chetogenica
Durante una dieta chetogenica il paziente non può consumare cereali e prodotti a base di cereali, legumi, tuberi, frutta e tutti i cibi che contengano quantità rilevanti di zuccheri o amidi. Il paziente può consumare carne, pesce, uova, frutta oleosa secca e verdure, con un apporto calorico che va calcolato in funzione delle necessità e degli obiettivi del soggetto.
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In buona parte dei casi uno o due mesi di dieta chetogenica sono sufficienti a ridurre gli attacchi; a questo punto il paziente può passare in maniera graduale a una dieta a basso indice glicemico, in cui è possibile consumare cereali integrali, legumi e frutta, evitando tuttavia di creare picchi glicemici importanti.
Durante una dieta chetogenica è possibile che possano essere necessari integratori mirati. Inoltre, non si tratta di una dieta adatta a tutti: esistono controindicazioni importanti tra le quali diabete di tipo I, gravidanza e allattamento. La dieta chetogenica non è una normale dieta fai-da-te, non deve essere gestita in autonomia dal paziente, richiede sempre l’intervento di personale specializzato.
Durante il regime di dieta chetogenica viene sensibilmente ridotto l’apporto di tutti quei cibi che contengono elevate quantità di amidi e zuccheri, che non possono superare i 30 gr al giorno. La quota proteica è invece compresa tra l’1 e l’1,4 gr per Kg di peso. Tutto il resto delle calorie viene compensato dai grassi di buona qualità.
Efficacia della Dieta Chetogenica
Alcuni studi clinici eseguiti dal gruppo del Dott. Di Lorenzo hanno dimostrato l'efficacia della dieta chetogenica nel miglioramento dell’emicrania, soprattutto nelle sue forme croniche. Questa dieta, infatti, si è dimostrata efficace nel ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi, ed anche il ricorso a farmaci.
In uno degli studi, il campione di volontari, che comprendeva 35 pazienti obesi o in sovrappeso, è stato diviso in due sottogruppi. Dopo un mese, a fronte della stessa perdita di peso si è assistito anche a una riduzione degli attacchi di emicrania nel 74% dei soggetti in regime chetogenico rispetto al mese precedente, e soltanto dell’8,5% per i pazienti in regime dietetico ipocalorico.
Altri Approcci Dietetici
Oltre alla dieta chetogenica, altri approcci dietetici sono stati studiati per la prevenzione degli attacchi di emicrania. Tra questi emergono una dieta a basso contenuto di grassi e una dieta povera di sodio. A questo proposito, alcune strategie nutrizionali per abbassare la pressione sanguigna, incluso l'approccio dietetico per fermare la dieta dell'ipertensione (DASH) e controllare la quantità di assunzione di sodio (Saneei et al, 2014; De Santo, 2014), potrebbero essere considerate come materia di interesse negli studi sulla profilassi del mal di testa.
In particolare le prostaglandine, che derivano dall’acido arachidonico (omega-6), potrebbero aumentare la vasodilatazione e quindi inasprire il disturbo. Quindi si pensa che una dieta che migliori il rapporto omega-6/omega-3, a favore di questi ultimi, potrebbe rientrare tra le strategie possibili.
Alcuni studi hanno posto l’attenzione su un approccio dietetico ipoglicemico per chi soffre di mal di testa legato all’alimentazione. Infatti, la riduzione dell'oscillazione glicemica consente la stabilità degli ormoni di regolazione del glucosio che a loro volta sono stati coinvolti nella patogenesi dell'emicrania (Gross et al., 2019).
Consigli Utili
- Non saltare i pasti: Saltare i pasti o far passare molto tempo tra uno e l'altro può infatti portare a sviluppare il mal di testa, a causa del calo di zucchero nel sangue che il cervello rileva.
- Idratazione: Anche la disidratazione può stimolare l'insorgenza di questo tipo di mal di testa.
- Pasti frequenti: Fare piccoli pasti da quattro a sei volte al giorno, invece che pochi ma sostanziosi. Dividere in questo modo l'assunzione di cibo assicura un apporto costante di zucchero.
Se dunque il mal di testa che si avverte è causato dalla fame il più delle volte risulta gestibile con un po' di prevenzione. In conclusione si può dire che in genere è fondamentale saper ascoltare il proprio corpo e le reazioni del proprio organismo e procedere per ipotesi.
Integrazione
L’integrazione per il mal di testa può essere approcciata in diversi modi, per via dei diversi fattori che possono concorrere allo sviluppo della problematica:
- Smaltimento dell’istamina
- Sintesi della serotonina
- Metabolismo delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina)
- Metabolismo energetico
Tabella Riassuntiva degli Approcci Dietetici
| Dieta | Caratteristiche | Benefici Potenziali | Considerazioni |
|---|---|---|---|
| Chetogenica | Ricca di grassi, povera di carboidrati | Riduzione frequenza e intensità degli attacchi di emicrania | Richiede supervisione medica, non adatta a tutti |
| A basso indice glicemico | Controllo dell'oscillazione glicemica | Stabilità degli ormoni di regolazione del glucosio | Evitare picchi glicemici |
| Povera di grassi | Riduzione dell'apporto di grassi, soprattutto omega-6 | Possibile riduzione della vasodilatazione | Migliorare il rapporto omega-6/omega-3 |
| Povera di sodio | Controllo dell'assunzione di sodio | Potenziale riduzione della pressione sanguigna | Considerare l'approccio DASH |