Dieta Chetogenica e Morbo di Alzheimer: Una Strategia Promettente?

I disturbi cognitivi minori, noti come “mild cognitive impairment” (MCI), sono molto diffusi tra gli over 60 e rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo di demenze conclamate, in particolare dell’Alzheimer. Esistono varie tipologie di MCI, ma i disturbi maggiormente presenti in questi pazienti includono calo della memoria, lievi problemi nel linguaggio, calo della capacità di ragionamento e di abilità visuo-spaziali ed esecutive. Non è possibile avere dati certi circa l’incidenza di questi disturbi, anche perché spesso le persone vi fanno poco caso e non li riportano al medico di fiducia.

Al momento si ha idea del numero di persone affette da demenza in Europa, pari a circa 10.000, e si stima che almeno il doppio presenti MCI. La comunità scientifica è unita nel ritenere importante individuare precocemente questi soggetti per operare in modo preventivo, così da ridurre i casi che evolvono verso demenze maggiori. Data però la complessità eziologica di queste condizioni pare chiaro che anche gli interventi preventivi debbano coprire varie aree della vita.

Sembra, per esempio, che gli esercizi aerobici siano efficaci nel migliorare i casi di MCI, meglio se associati a degli interventi di carattere alimentare: secondo uno studio pubblicato su “European Journal of Clinical Investigation” la dieta chetogenica, in particolare, avrebbe un impatto positivo sul problema, insieme all’assunzione di integratori di vitamina B12, vitamina B6 e acido folico.

La Dieta Chetogenica: Meccanismi e Applicazioni

Nel 1921, Rollin Turner Woodyatt notò che oltre alla fame, i corpi chetonici erano un prodotto di “una percentuale troppo bassa di carboidrati e una percentuale troppo alta di grassi” nella dieta. Lo stesso anno, il Dr. Russell Wilder riferì che la dieta chetogenica (KD) aveva migliorato con successo il controllo delle crisi epilettiche in 3 pazienti epilettici e aveva il potenziale per una maggiore aderenza, superando lo svantaggio della vera fame durante il digiuno a lungo termine. Da allora, la letteratura scientifica ha registrato un’enorme crescita nel rapporto sulla KD come terapia nell’epilessia ed è stato istituito come trattamento più diffuso nelle cliniche di tutto il mondo.

La restrizione dei carboidrati di una KD impedisce l’aumento post-prandiale dell’insulina circolante, a sua volta segnalando la sovraregolazione della carnitina palmitoiltransferasi (CPT) per facilitare la traslocazione degli acidi grassi nei mitocondri per la β-ossidazione e la sintesi del corpo chetonico.

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Studi Clinici e Risultati Preliminari

D’altronde, esistono già studi in letteratura, anche se pochi, che legano la dieta chetogenica, capace di generare nel corpo trigliceridi chetogeni a catena media, al percorso terapeutico per demenze lievi e non: questa ha dimostrato effetti di riduzione della malattia sia su uomo che su modelli animali, tipicamente topi. Tuttavia, in topo sembra ridurre i volumi di b-amiloide nel cervello, tipici della malattia di Alzheimer. Ancora più interessante, sembra che si possa raggiungere un risultato simile anche somministrando direttamente trigliceridi chetogeni a catena media, fatto che in effetti riduce le preoccupazioni legate a una dieta chetogenica pura. In effetti è questa la scelta degli autori dello studio, che hanno utilizzato questi trigliceridi sui pazienti coinvolti.

In uno studio, 23 pazienti con MCI sono stati randomizzati a un intervento dietetico a basso contenuto di carboidrati (5-10% di energia, n = 12) o alto contenuto di carboidrati (50% di energia) per 6 settimane. In sostanza, il gruppo a basso contenuto di carboidrati ha raggiunto una dieta ipocalorica a basso contenuto di carboidrati riducendo con successo l’assunzione di carboidrati (190 g ± 56-34 g ± 14) e l’apporto energetico totale (1762 ± 481-1042 ± 347). Il gruppo ad alto contenuto di carboidrati non ha avuto cambiamenti significativi nell’assunzione di energia e macronutrienti.

Un altro studio ha valutato KD di 3 mesi in pazienti con diagnosi di AD (energia: 70-75% di grassi, 5-10% di carboidrati e 20-25% di proteine) con un elevato apporto di verdure non amidacee, avocado e noci e semi. I partecipanti conformi al protocollo hanno avuto un miglioramento medio ADAS-Cog di 5,3 punti.

Recentemente un altro gruppo ha riportato i risultati preliminari di 14 partecipanti in uno studio di fattibilità di 27 persone della durata di 12 settimane della dieta Atkins modificata in pazienti con MCI e AD precoce. I risultati denotano una leggera tendenza al miglioramento della memoria composita nel gruppo in chetogenica e un leggero declino nel gruppo a dieta “sana” equilibrata. Solo i partecipanti positivi alla chetosi alla settimana 6 hanno mostrato punteggi significativamente migliorati nella memoria composita nello stesso punto temporale rispetto al basale, mentre gli individui non aderenti hanno mostrato un declino della memoria composita.

Sfide e Prospettive Future

Certo, non si tratta di una dieta appetibile: si riducono drasticamente i carboidrati in favore dei grassi. Ciò la rende poco attraente per gli anziani, che già di per loro tendono ad alimentarsi male: anche per questa ragione, non esistono studi a lungo termine su anziani con demenza per questo modello alimentare.

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Insomma, ancora molto va approfondito rispetto al ruolo di una dieta chetogenica nel trattamento preventivo delle MCI, e ancora più nelle demenze conclamate, ma certamente i primi esiti degli studi sono confortanti e spingono a ricercare ulteriori conferme.

Se venisse accertato il ruolo di esercizio e integrazione con specifiche sostanze alimentari nella prevenzione della degenerazione delle MCI, e magari in un loro miglioramento, avremmo individuato una strategia di grande utilità non solo per i pazienti con lievi cali cognitivi, ma anche per i Sistemi Sanitari nel loro insieme: data la forte connessione tra demenza ed età e dato il continuo innalzamento dell’età media, si prevede infatti che ci sarà una vera “epidemia” di demenze che andranno a impattare fortemente sugli equilibri delle Sanità mondiali.

Riferimenti

  • Cunnane SC, Swerdlow RH, Inzitari M, -Gonzalez GO, Viña J. Multimodal strategy to rescue the brain in mild cognitive impairment: ketogenic oral nutrition supplementation with B vitamins and aerobic exercise. Eur J Clin Invest. 2022 Apr 30:e13806.doi: 10.1111/eci.13806. Epub ahead of print.

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