Dimagrimento nel Tumore ai Polmoni: Cause, Rimedi e l'Importanza dell'Alimentazione

Il tumore al polmone è il quarto tumore più diagnosticato al mondo, rappresentando circa il 13-17% di tutti i casi ed è responsabile del 19% delle morti per cancro. La maggior parte dei casi sono diagnosticati ad uno stadio avanzato a causa della relativa mancanza di sintomi clinici nella fase iniziale.

Cause del Tumore al Polmone

Il cancro di questo tipo è un processo lungo che può portare ad alterazioni genetiche ed epigenetiche nelle cellule. Solo 1% dei casi originano dall’ereditarietà di mutazioni genetiche, le quali invece generalmente compaiono a causa dell’esposizione ambientale e dai fattori dello stile di vita. Gli aspetti genetici sembrano importanti soprattutto quando c’è familiarità per le forme più precoci.

Tra gli altri fattori di rischio clinici ci sono le infezioni polmonari, l’esposizione alle radiazioni ionizzanti, all’inquinamento domestico ed ambientale così come l’esposizione lavorativa a sostanze nocive come i metalli pesanti, gli idrocarburi policiclici aromatici, il radon e l’amianto. I polmoni sono facilmente esposti ai cancerogeni, i quali possono dar origine a prodotti infiammatori ed ossidanti che hanno l’abilità di interagisce con il DNA, formare addotti chimici e causare danno genetico.

Il fumo costituisce la causa principale di tutte le principali forme istologiche del tumore al polmone contribuendo per il 50-80% di tutti i casi al mondo. Si sa che i fumatori attivi hanno un rischio almeno venti volte maggiore rispetto ai non fumatori. In particolare l’aspetto più determinante sul rischio è certamente la durata del tabagismo. Ma è stato osservato che il rischio diminuisce quando si interrompe il fumo e gli effetti favorevoli sull’organismo sono apparenti persino quando si dice stop in età avanzata. Smettere di fumare rappresenta perciò la strategia primaria per prevenire il tumore al polmone.

Alimentazione e Tumore al Polmone

Sussiste l’evidenza che la dieta per il tumore al polmone deve essere ricca di verdure e di frutta possa esercitare effetti protettivi sul tumore al polmone. In particolare si stima che un più alto consumo di prodotti di origine vegetale abbassi il rischio del 8-18%. E ciò sembra più evidente nei fumatori e per almeno quattro etti di frutta e verdura al giorno.

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Negli ultimi anni i composti vegetali ad azione bioattiva hanno attirato particolare attenzione. Tra quelli più indagati ci sono sicuramente i polifenoli, che sono presenti nei prodotti di origine vegetale come la frutta e la verdura e che secondo numerose evidenze riducono il rischio di vari tipi di cancro. Il gruppo dei polifenoli comprende almeno 40.000 tipi di molecole, che conferiscono alla pianta meccanismi di difesa contro i patogeni ed i danni ambientali così come fungono da segnali di comunicazione.

Molti studi di laboratorio e di natura epidemiologica suggeriscono che i polifenoli abbiano un potenziale ruolo nel controllo dei processi tumorali. In particolare i polifenoli agiscono su più meccanismi di prevenzione oncologica. Intervengono, infatti, come antiossidanti neutralizzando l’azione delle molecole ossidanti che danneggiano i lipidi, le proteine ed il DNA delle cellule, oltre a controbilanciare lo stress ossidativo causato dai cancerogeni. In secondo luogo sono in grado di interagire con le proteine cellulari inibendo l’attività degli enzimi coinvolti nella trasformazione dei precursori cancerogeni in altri intermedi più dannosi. Infine i polifenoli possono aumentare l’attività dei processi detossificanti agevolando la formazione di sostanze meno tossiche e la loro escrezione attraverso la bile e l’urina.

In tutto il mondo le diete a prevalenza vegetale sono ricche di polifenoli come l’acido fenolico, quercetina, stilbeni, licopene, beta-criptoxantina, carotenoidi e luteina. In generale tanto più la dieta è varia quanta più diversità di molecole assumiamo. Molte ricerche sostengono, perciò, che un consumo abituale di polifenoli attraverso gli alimenti possa agire in modo protettivo sulla nostra salute e che quindi possa esservi una correlazione tra alimentazione e tumore al polmone. Per esempio il rischio di sviluppare il carcinoma squamoso polmonare è ridotto tra i fumatori che consumano un’ampia varietà di vegetali.

Un alto consumo di carne, soprattutto se cotta ad alte temperature o processata industrialmente, può incrementare il rischio e ciò potrebbe essere collegato alla formazione di nitrosammine durante la cottura. Inoltre gli studi osservazionali mostrano che un basso livello di vitamina D è associata al tumore al polmone, mentre un apporto adeguato di carotenoidi di origine alimentare è protettivo. Quindi c’è l’evidenza che uno stile alimentare sano possa ridurre il rischio di tumore al polmone.

Ciò trova conferma nel fatto che le verdure, la frutta, il pesce, la carne magra sono stati associati con un minor rischio. Inoltre una dieta tipicamente occidentale a base di cereali raffinati, prodotti di origine animale e zuccheri è stata associata ad una maggiore probabilità di ammalarsi di tumore al polmone, mentre una dieta sana come quella mediterranea agisce in maniera opposta. Mangiare in modo sano ed adottare uno stile di vita sano sono necessari per la prevenzione del tumore al polmone, specialmente per i fumatori del passato e del presente.

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Ad ogni modo gli effetti benefici dell’alimentazione per il tumore al polmone sembrano dipendere più dalla combinazione ed interazione delle componenti alimentari piuttosto che dall’azione di una manciata di nutrienti.

Dimagrimento Involontario e Cachessia

Quando arriva una diagnosi di tumore e si intraprende un percorso di cura si entra spesso in una fase di grandi cambiamenti emotivi e fisici. Fra questi ultimi vi sono anche i cambiamenti nel peso corporeo, che possono essere significativi e non vanno mai sottovalutati. Quando i chili diminuiscono, e non perché ci si è messi “a dieta”, si parla di perdita di peso involontaria. Si stima che fino a 8 pazienti su 10 con un tumore in fase avanzata sperimentano una perdita di peso non voluta. È la manifestazione più evidente di cachessia, il disturbo nutrizionale correlato al cancro dovuto alle alterazioni metaboliche provocate dal tumore e dalle difficoltà ad alimentarsi causate dalla malattia e dalle terapie.

Come evidenziato da un’ampia analisi coordinata dall’Università di Brescia e pubblicata su Nutrients nel 2021, «esiste un’ampia variabilità influenzata da età e fattori sociali, malattie concomitanti, tipologia di presa in carico (servizi territoriali o ospedali)». La perdita di peso è un parametro importante da monitorare e da contrastare.

Molti studi hanno evidenziato le correlazioni fra il dimagrimento involontario e complicazioni nel percorso terapeutico. Una ricerca cinese su oltre 8.800 pazienti con un tumore ha evidenziato che, all’aumentare della percentuale di peso perduta aumentano gli effetti negativi sui tassi di sopravvivenza. Con un rischio di esito negativo a 90 giorni doppio per i pazienti con una perdita di peso superiore al 10 per cento rispetto a quelli con una perdita di peso inferiore al 2 per cento.

Secondo i ricercatori cinesi, una chiave importante in questi processi è l’infiammazione sistemica, comune negli organismi colpiti da un tumore. «La perdita di peso - scrivono gli autori - potrebbe essere un’importante manifestazione esterna della lotta fra il corpo e il tumore. Da un lato, l’infiammazione sistemica impatta direttamente sull’appetito dei pazienti oncologici, portando a una ridotta assunzione di cibo.

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Strategie Nutrizionali

In primis è importante che tutti i pazienti siano seguiti, nel loro percorso di cura, anche sul piano nutrizionale. La perdita di peso deve essere valutata, tenendo traccia dei chili persi e dell’arco temporale in cui ciò si è verificato. È necessario l’attivazione di un supporto nutrizionale completo, che comprenda consigli su dieta e movimento da parte dello specialista e, quando necessario, la prescrizione di supplementi nutrizionali orali.

«Si tratta di prodotti pronti all’uso, utili a supplire e integrare le carenze nutrizionali - spiega Dogliotti -. In questi casi possono essere utili ad esempio proteine per mantenere la massa magra, Omega3, o prodotti formulati che apportano nutrienti essenziali concentrati in poco volume di alimento/bevanda in modo che possano essere tollerati anche da chi soffre di inappetenza.

Spesso il tumore causa anemia e questa condizione peggiora in corso di radioterapia o chemioterapia. In questi casi, più che la dieta sono efficaci le terapie farmacologiche.

La nutrizione artificiale si deve usare solo quando il paziente non é più in grado di alimentarsi autonomamente a sufficienza, con conseguente deterioramento del suo stato nutrizionale. La nutrizione artificiale é riservata ai pazienti per i quali la dieta naturale non ha dato i risultati sperati o per i quali l'alimentazione risulta estremamente difficile o pericolosa (ad esempio, pazienti con tumore alla bocca, all'esofago, allo stomaco, ecc.). La nutrizione artificiale può essere condotta per periodi brevi (15-60 giorni) per sopperire a fasi di ridotta assunzione calorica, come durante la terapia antineoplastica, o anche per mesi e anni se il paziente, per effetto della malattia o della terapia, non può più alimentarsi o assorbire il cibo adeguatamente. La nutrizione artificiale può essere condotta anche a domicilio del paziente, ed in genere non ne limita l'attività fisica e lavorativa.

Il Tumore "Si Mangia" Energia

Il cancro, per proliferare, sottrae calorie all’organismo. Secondo alcuni studi è stato calcolato che il tumore sia in grado di sottrarre addirittura dalle 300 alle 500 calorie al giorno e da 15-20 gr di proteine quotidiane.

«Quando si sviluppa un tumore, si stabilisce una interazione tra cellule neoplastiche e cellule dell’ospite (le cellule della persona malata)» spiega Alessio Molfino, professore associato di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione della Sapienza Università di Roma. «Ciò determina l’attivazione di una risposta infiammatoria con un conseguente aumento del catabolismo, ossia la distruzione delle sostanze nutritive per permettere alle cellule cancerogene di proliferare. È quello che viene definito come una sorta di tsunami metabolico, denominato in termini tecnici “crosstalk”. Si tratta, in sostanza, del rilascio di un esercito di molecole in grado di agire sul sistema nervoso centrale, inibendo, al tempo stesso, i centri dell’appetito e determinando la diminuzione della massa muscolare e del tessuto adiposo.

Il risultato è la perdita involontaria e progressiva di massa muscolare e grasso. Il paziente ha meno fame e tende a dissipare energia. «Le alterazioni metaboliche dettate dalla presenza delle cellule cancerogene determinano un’anoressia che non è dunque di tipo nervoso, quella comunemente nota», prosegue Molfino, «ma è un’anoressia neoplastica che ha però le ripercussioni tipiche della mancanza di un adeguato apporto nutritivo. Il paziente, già provato dalla malattia, si indebolisce ulteriormente, accusa fatica e stanchezza e il suo peso, sempre più ridotto, non gli permette di portare a termine le terapie. La ripercussione ovvia: il peggioramento della prognosi.

Il gap calorico e proteico deve essere colmato tramite interventi di counseling nutrizionale che comprendono piani dietetici personalizzati con alimenti arricchiti e un supporto psicologico. «Fondamentale è, in primis, il supporto di un medico esperto in nutrizione clinica», prosegue Molfino, «che costituisce la conditio sine qua non per attuare strategie davvero in grado di permettere al paziente di ristabilirsi e affrontare il percorso di cura.

Secondo il Position Paper redatto dal gruppo di lavoro "Survivorship Care e Supporto Nutrizionale" di Alleanza Contro il Cancro, la malnutrizione causerebbe ben oltre 30.000 decessi all’anno. Spiegano in un comunicato come, nonostante il vantaggio per la salute dei malati e per la sostenibilità delle cure, il supporto nutrizionale sia ancora sottovalutato: «Sono ancora pochi, infatti, gli ospedali che assistono i malati di cancro e che garantiscono loro anche la presenza di un pool di nutrizionisti clinici in grado di supportare il lavoro di oncologi, chirurghi e radioterapisti. E questo nonostante il loro contributo risulti fondamentale per ridurre le probabilità o a ridimensionare le conseguenze della malnutrizione, un problema che riguarda almeno 4 malati di cancro su 10 già al momento della diagnosi.

Consigli Pratici

Un’alimentazione adeguata è di aiuto per affrontare al meglio gli effetti collaterali delle cure e i sintomi della malattia. I sintomi di un tumore e gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come la mancanza di appetito e la nausea, possono influire negativamente sulla qualità di vita dei pazienti. La selezione degli alimenti, la distribuzione dei pasti nel corso della giornata e altre attenzioni possono essere di aiuto per contrastare i problemi che si vivono durante i trattamenti e per recuperare le forze.

  • Mangiare poco e spesso: Spezzare i tre pasti principali in 6-8 spuntini al giorno.
  • Evitare cibi elaborati: Preferire piatti semplici e leggeri.
  • Alimenti secchi: Consumare pane e cereali integrali.
  • Cibi freschi o a temperatura ambiente: Evitare cibi caldi, piccanti e fritti.
  • Piccoli sorsi di liquidi durante i pasti: Bere la maggior parte dei liquidi tra i pasti.
  • Cibi facili da deglutire: Optare per cibi con molte calorie concentrate in poco volume.
  • Distrarsi durante i pasti: Ascoltare musica o mangiare in compagnia.

Per stimolare l’appetito è fondamentale mantenersi fisicamente attivi il più possibile. Può aiutare iniziare lentamente e aumentare l’attività nel corso del tempo. Per contrastare la perdita di peso per mancanza di appetito, può essere d’aiuto preferire cibi ad alto contenuto proteico o calorico, come legumi, uova, carne (preferibilmente bianca) e pesce, frutta secca a guscio, e consumare bevande arricchite di particolari elementi nutritivi.

La dieta può essere carente perché si mangia poco o male, oppure per ambedue i motivi. Una dieta sana deve essere quantitativamente e qualitativamente calibrata e variata. Nessun alimento è controindicato (purché non consumato in quantità eccessive) o indicato durante il trattamento oncologico. Tuttavia, evitare, ma non abolire completamente, gli zuccheri semplici, come lo zucchero da cucina, perché possono contribuire a far aumentare la glicemia, che è uno dei segni tipici della malattia neoplastica; consumare un'adeguata quantità di proteine (pesce, uova, carne, legumi, latte e derivati); dare la preferenza a alimenti ricchi in acidi grassi ‘omega-3' (pesce, in particolare il pesce azzurro),sostanze che sono molto benefiche per l'organismo.

Il cattivo sapore può essere mascherato aggiungendo, ad esempio, ai piatti salsa di soia, succo di limone, ecc. Gomme da masticare o gocce di limone possono favorire la salivazione prima di mettersi a tavola. Se l'odore della carne disgusta, la si può marinare in aceto o limone prima di cucinarla.

L'attività fisica fa bene anche al malato di cancro, perché può migliorare l'appetito, contrastare la depressione e contribuire significativamente al mantenimento di un buon livello di nutrizione. Tutto ciò si traduce in un miglioramento della qualità di vita.

In effetti, gli acidi grassi omega-3 hanno importanti effetti antinfiammatori e aiutano a prevenire la perdita di peso e di appetito, ma non certamente a combattere la malattia.

Trattamenti e Cure

L’approccio terapeutico cambia a seconda delle condizioni dei pazienti e dello stadio, delle caratteristiche molecolari e soprattutto del tipo istologico del tumore.

Nel tumore non a piccole cellule la chirurgia è la terapia di scelta più comune, a meno che non siano già presenti metastasi a distanza. Dal momento che con l’intervento chirurgico vengono asportate porzioni di polmone, è importante valutare prima dell’intervento la funzionalità polmonare dei pazienti, per essere sicuri che non ci saranno problemi respiratori.

La radioterapia è utilizzata da sola o in combinazione con la chemioterapia nei casi in cui non sia possibile procedere con la chirurgia, a causa delle caratteristiche del tumore o dello stato di salute dei pazienti.

Nei pazienti già operati ad alto rischio di recidiva e con malattia in stadio avanzato o che hanno sviluppato metastasi, si utilizzano le terapie farmacologiche. Radioterapia e chemioterapia possono essere utilizzate prima dell'intervento chirurgico (terapia neoadiuvante) per ridurre le dimensioni del tumore o dopo l’intervento (terapia adiuvante) per eliminare le eventuali cellule tumorali rimaste.

Quando è possibile si utilizzano le terapie a bersaglio molecolare. Una minoranza di pazienti (3-7 per cento) che presenta invece un’alterazione del gene che codifica per ALK, una proteina di fusione che stimola la crescita delle cellule, risponde al trattamento con inibitori di ALK (crizotinib, alectinib, ceritinib, brigatinib e lorlatinib). Nei tumori non squamosi si possono anche utilizzare in combinazione con la chemioterapia il bevacizumab e il nintedanib, farmaci che bloccano l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni.

La scelta della terapia può risultare un compito molto difficile. Se il carcinoma polmonare non a piccole cellule è limitato ad un polmone e lo stato generale di salute è buono, potrebbe essere indicato l'intervento chirurgico per rimuovere le cellule cancerose. Se il tumore non si è diffuso ad altre zone ma, per diversi motivi, non è possibile applicare la chirurgia (ad esempio, se la salute generale non lo permette), di solito, è prescritta la radioterapia per distruggere le cellule cancerose. Nei casi in cui il tumore si sia diffuso a distanza (metastasi) ma sia la chirurgia, sia la radioterapia non rappresentino soluzioni efficaci, è raccomandata la chemioterapia.

Risultati importanti stanno emergendo grazie alle nuove terapie biologiche, o terapie con farmaci a bersaglio molecolare. La sopravvivenza dei pazienti sta infatti aumentando in modo significativo anche per le fasi avanzate della malattia. In particolare per la forma di carcinoma polmonare non a piccole cellule i dati mostrano che, grazie a un trattamento combinato di chemioterapia e immunoterapia, un paziente su 5 è vivo a 5 anni con una riduzione del 40% della mortalità.

Il cancro del polmone a piccole cellule, di solito, è curato con la chemioterapia, da sola o in combinazione con la radioterapia. La chirurgia, solitamente, non è indicata nella cura di questo tipo di cancro ai polmoni poiché spesso la malattia si è già diffusa in altre zone del corpo nel momento in cui è diagnosticata. Tuttavia, se il tumore è in uno stadio molto precoce, la chirurgia può essere applicata.

Tabella Riepilogativa dei Sintomi e Effetti Collaterali e Possibili Rimedi

Sintomo/Effetto Collaterale Possibili Rimedi
Spossatezza Attività fisica leggera, cibi integrali, frutta secca.
Dolore Gestione del dolore con farmaci prescritti dal medico.
Mancanza di appetito Pasti piccoli e frequenti, cibi nutrienti e appetitosi, integratori alimentari.
Tosse Farmaci per la tosse, idratazione, evitare irritanti.
Insonnia Igiene del sonno, tecniche di rilassamento.
Nausea e vomito (da chemioterapia) Antiemetici, pasti leggeri, evitare odori forti.
Difficoltà nella deglutizione (da radioterapia) Cibi morbidi, liquidi, evitare cibi irritanti.
Infiammazione della gola e dell’esofago (da radioterapia) Collutori lenitivi, farmaci per il dolore, evitare cibi acidi.

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